mercoledì 2 novembre 2016

Recensioni in 10 righe: "Dalle rovine" di Luciano Funetta



Rivera vive solo per i suoi serpenti e si tiene lontano dalle donne, preferendo inquietanti rituali amorosi con i rettili. Finisce nel mondo della pornografia underground, in mezzo a diversi personaggi che sembrano tutti lo stesso personaggio e inseguono il miraggio di un film, "Dalle rovine" appunto, impossibile punto di incontro tra arte e degradazione estrema, violenza e morte.
Non un alito di vita, in questo romanzo: narratori e personaggi paiono cadaveri che guardano cadaveri che pensano di essere sopravvissuti. La storia è inconsistente, il senso del tutto pure, tolto l'odore dolciastro di serpenti e decomposizione. Peccato, perché la scrittura è bella, alcuni brani incantevoli, l'incipit fulminante, meravigliosi i narratori che dicono "noi" e non si sa chi sono: presenze misteriose che seguono e spiano Rivera, e forse sanno di lui cose che non dicono. Però dopo pagine e pagine di mortifera freddezza ho ceduto, e ho portato a termine la lettura più per dovere che per piacere. Peccato davvero.

Voto *** (tutte sostanzialmente per l'incipit)

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