giovedì 24 novembre 2016

Recensioni in 10 righe: "Conforme alla gloria" di Demetrio Paolin


Il figlio di un nazista che non si è mai pentito eredita un dipinto fatto realizzare a Mauthausen sulla pelle di una prigioniera. Attorno a quest'opera raccapricciante, che esercita un fascino sinistro su chi la guarda, spesso senza capirla e senza sapere da quale orrore è stata generata, si avviluppa il tormento dei tre protagonisti: il figlio del carnefice, l'autore dell'opera (all'epoca prigioniero nel campo, ora tatuatore alla ricerca di un corpo su cui ripetere lo stesso disegno) e la ragazza anoressica che, senza esserne consapevole, si presta a farsi copia vivente di quel quadro. Tutti cercano la via dell'espiazione, un modo di espellere il male dalla propria storia e dal proprio corpo, ma inutilmente, perché quel male si è fatto per loro (e per noi), attraverso il DNA o attraverso il colore che si insinua sotto la pelle, materia e sostanza della vita stessa. 
Un romanzo ambizioso e originale, da cui mi sarei aspettata però qualcosa di più, dato il tema: la volontà feroce di colpire e ferire il lettore, ad esempio. Invece sono rimasta stranamente "fuori" da quanto mi veniva raccontato, spettatrice tutto sommato indifferente, e non so dire se sia colpa mia, debolezza del romanzo, o se sia stata una scelta dell'autore portarci con la sua narrazione "composta" a prendere emotivamente le distanze dall'orrore e dall'indicibile, come nel romanzo sbadigliano e non comprendono coloro che osservano il quadro o il corpo della ragazza che ne è diventata la replica. 
Una lettura sicuramente interessante, tuttavia.

Voto ****

Nessun commento:

Posta un commento