martedì 13 settembre 2016

Recensioni in 10 righe: "Malacqua" di Nicola Pugliese


Un libro che ho scoperto per caso e che mi ha lasciata senza parole per la meraviglia. E' l'unico romanzo di Nicola Pugliese e non mi stupisce: alla fine a che sarebbe servito scriverne altri, se questo già dice tutto? Uscì per la prima volta nel 1977 con Einaudi, poi fu inspiegabilmente dimenticato e ora è stato ripubblicato da Tullio Pironti nel 2013, un anno dopo la morte dell’autore. Non è facile parlarne, come non è facile parlare di tutti i libri ricchi di senso e di bellezza. Verrebbe da dire: insomma, sono solo 150 pagine, fate uno sforzo e leggetevelo. Ma farò uno sforzo anch'io e cercherò di darvi una vaghissima idea di quello che ci potete trovare. Innanzitutto Napoli, per quattro giorni colpita da una pioggia maligna e incessante, che sembra preludere a un qualche evento straordinario, che cambierà il corso delle cose; sotto la pioggia, intanto, appaiono e scompaiono voci misteriose di bambole e monete, l'attesa sempre elusa del miracolo, crolli, voragini, vittime innocenti, assessori e autorità impegnate a recitare la loro parte e a coprire la loro inettitudine. E poi, sotto la pioggia, vengono a galla i pensieri, le perplesse riflessioni sulla vita e sulla morte di Andreoli Carlo, giornalista, Mirasciotto Vincenzo, vigile urbano, Di Gennaro Carmela, che vende le sigarette di contrabbando, Sorrentino Luisa, segretaria del Prefetto, e di molti altri. E poi, sotto la malacqua, si liberano le parole di un grande scrittore: uno stile che ricompone in una malinconia commovente il "burocratese" dei verbali e il flusso di coscienza. Infine, dopo quattro giorni di pioggia, di sogni e di incubi, di attesa, troverete un finale doloroso e kafkiano, in un certo senso, ma di un Kafka napoletano.
Non perdetevelo per nessun motivo.

Voto: *****

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