venerdì 16 settembre 2016

Recensioni in 10 righe: "Il mondo sommerso" di J.G. Ballard



E' un romanzo del 1962, ma parla già del futuro che immaginiamo noi, oggi, quando siamo particolarmente ansiosi o particolarmente consapevoli.
Kerans è un ricercatore che, insieme a una piccola squadra di scienziati-soldati, deve perlustrare e studiare quel che resta delle città sommerse in seguito al surriscaldamento globale (provocato anni prima da straordinarie tempeste solari) che ha causato lo scioglimento dei ghiacci polari e quindi un innalzamento delle acque. La trama è abbastanza scarna e irrilevante. Il fascino del romanzo è tutto nelle descrizioni dell'ambiente: Londra invasa da lagune calde, pericolose e tuttavia bellissime, traboccanti di vita, di piante mostruosamente grandi, di rettili e anfibi che ormai competono con gli uomini sopravvissuti per il cibo e che, come gli uomini sopravvissuti, si rifugiano nei palazzi semisommersi dell'antica metropoli. Le giornate sono lunghe e vuote, per lo più: il sole impietoso e le temperature impossibili costringono gli esseri umani a stare rintanati in quello che resta del vecchio mondo, ai piani alti di grattacieli in rovina, sfruttando gli ultimi residui della civiltà distrutta e scrutando, sognando la laguna e il futuro in cui gli esseri umani non ci saranno più, o saranno diventati altro da sé. E' affascinante e inquietante assistere alla lenta metamorfosi dei protagonisti, che vanno ripescando nei loro incubi (mischiati e confusi sempre più col pensiero cosciente) misteriosi e ancestrali ricordi che li legano alle acque e al mondo com'era, ere geologiche fa, e come sarà di nuovo. Un romanzo visionario, che lascia un segno.

Voto ****

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