lunedì 26 settembre 2016

Recensione in 10 righe: "Nessuno sa di noi" di Simona Sparaco


Questo libro è uscito nel 2013 ed è stato candidato allo Strega. Mi ha incuriosito da subito e tuttavia lo leggo solo oggi per due motivi: il tema, di quelli "difficili" per autore e lettore, e alcune recensioni piuttosto negative che avevo trovato in rete. Chiariamo. Il tema è quello del lutto che segue la perdita di un figlio ancora non nato, di un figlio che nasce morto: un dolore atroce, che sovverte inevitabilmente tutti i valori e le prospettive di chi, suo malgrado, si ritrova ad esserne travolto. Un lutto e un dolore che non hanno visibilità sociale e che, per quanto diffusi, devono essere negati, nascosti, minimizzati, forse per la loro stessa assurdità che li rende indicibili e incomprensibili per chi non ne fa esperienza. Chi aspetta un figlio ha già investito su di lui progetti, amore, sogni; tutto questo però sembra "niente" a chi dall'esterno non vede e non sa. Chi perde un figlio in gravidanza o durante il parto viene frettolosamente "consolato" con la terrificante frase: "Coraggio, ne farai subito un altro"; a nessuno verrebbe in mente di dire una frase del genere a un genitore che ha perso un bambino di un anno, di tre, di 12 anni. Il romanzo questo racconta, in modo piano e gelido, rifuggendo da un patetismo che avrebbe malamente ammorbidito una tragedia che di morbido e patetico non ha niente. Le recensioni negative che avevo letto criticavano la frase, lo stile, la struttura narrativa, come se di letteratura si trattasse, come se il tema fosse un tema qualsiasi, di quelli studiati a tavolino, lontani dalla vita vera. Io non so se l'autrice parli di un'esperienza vissuta in prima persona, certo è che la conosce e la descrive molto bene, senza cercare di renderla digeribile a nessuno. Ci voleva coraggio a scrivere un libro come questo: perciò onore all'autrice e al coraggio che non le è mancato.


Voto *****

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