lunedì 26 settembre 2016

Recensione in 10 righe: "Nessuno sa di noi" di Simona Sparaco


Questo libro è uscito nel 2013 ed è stato candidato allo Strega. Mi ha incuriosito da subito e tuttavia lo leggo solo oggi per due motivi: il tema, di quelli "difficili" per autore e lettore, e alcune recensioni piuttosto negative che avevo trovato in rete. Chiariamo. Il tema è quello del lutto che segue la perdita di un figlio ancora non nato, di un figlio che nasce morto: un dolore atroce, che sovverte inevitabilmente tutti i valori e le prospettive di chi, suo malgrado, si ritrova ad esserne travolto. Un lutto e un dolore che non hanno visibilità sociale e che, per quanto diffusi, devono essere negati, nascosti, minimizzati, forse per la loro stessa assurdità che li rende indicibili e incomprensibili per chi non ne fa esperienza. Chi aspetta un figlio ha già investito su di lui progetti, amore, sogni; tutto questo però sembra "niente" a chi dall'esterno non vede e non sa. Chi perde un figlio in gravidanza o durante il parto viene frettolosamente "consolato" con la terrificante frase: "Coraggio, ne farai subito un altro"; a nessuno verrebbe in mente di dire una frase del genere a un genitore che ha perso un bambino di un anno, di tre, di 12 anni. Il romanzo questo racconta, in modo piano e gelido, rifuggendo da un patetismo che avrebbe malamente ammorbidito una tragedia che di morbido e patetico non ha niente. Le recensioni negative che avevo letto criticavano la frase, lo stile, la struttura narrativa, come se di letteratura si trattasse, come se il tema fosse un tema qualsiasi, di quelli studiati a tavolino, lontani dalla vita vera. Io non so se l'autrice parli di un'esperienza vissuta in prima persona, certo è che la conosce e la descrive molto bene, senza cercare di renderla digeribile a nessuno. Ci voleva coraggio a scrivere un libro come questo: perciò onore all'autrice e al coraggio che non le è mancato.


Voto *****

venerdì 16 settembre 2016

Recensioni in 10 righe: "Il mondo sommerso" di J.G. Ballard



E' un romanzo del 1962, ma parla già del futuro che immaginiamo noi, oggi, quando siamo particolarmente ansiosi o particolarmente consapevoli.
Kerans è un ricercatore che, insieme a una piccola squadra di scienziati-soldati, deve perlustrare e studiare quel che resta delle città sommerse in seguito al surriscaldamento globale (provocato anni prima da straordinarie tempeste solari) che ha causato lo scioglimento dei ghiacci polari e quindi un innalzamento delle acque. La trama è abbastanza scarna e irrilevante. Il fascino del romanzo è tutto nelle descrizioni dell'ambiente: Londra invasa da lagune calde, pericolose e tuttavia bellissime, traboccanti di vita, di piante mostruosamente grandi, di rettili e anfibi che ormai competono con gli uomini sopravvissuti per il cibo e che, come gli uomini sopravvissuti, si rifugiano nei palazzi semisommersi dell'antica metropoli. Le giornate sono lunghe e vuote, per lo più: il sole impietoso e le temperature impossibili costringono gli esseri umani a stare rintanati in quello che resta del vecchio mondo, ai piani alti di grattacieli in rovina, sfruttando gli ultimi residui della civiltà distrutta e scrutando, sognando la laguna e il futuro in cui gli esseri umani non ci saranno più, o saranno diventati altro da sé. E' affascinante e inquietante assistere alla lenta metamorfosi dei protagonisti, che vanno ripescando nei loro incubi (mischiati e confusi sempre più col pensiero cosciente) misteriosi e ancestrali ricordi che li legano alle acque e al mondo com'era, ere geologiche fa, e come sarà di nuovo. Un romanzo visionario, che lascia un segno.

Voto ****

martedì 13 settembre 2016

Recensioni in 10 righe: "Malacqua" di Nicola Pugliese


Un libro che ho scoperto per caso e che mi ha lasciata senza parole per la meraviglia. E' l'unico romanzo di Nicola Pugliese e non mi stupisce: alla fine a che sarebbe servito scriverne altri, se questo già dice tutto? Uscì per la prima volta nel 1977 con Einaudi, poi fu inspiegabilmente dimenticato e ora è stato ripubblicato da Tullio Pironti nel 2013, un anno dopo la morte dell’autore. Non è facile parlarne, come non è facile parlare di tutti i libri ricchi di senso e di bellezza. Verrebbe da dire: insomma, sono solo 150 pagine, fate uno sforzo e leggetevelo. Ma farò uno sforzo anch'io e cercherò di darvi una vaghissima idea di quello che ci potete trovare. Innanzitutto Napoli, per quattro giorni colpita da una pioggia maligna e incessante, che sembra preludere a un qualche evento straordinario, che cambierà il corso delle cose; sotto la pioggia, intanto, appaiono e scompaiono voci misteriose di bambole e monete, l'attesa sempre elusa del miracolo, crolli, voragini, vittime innocenti, assessori e autorità impegnate a recitare la loro parte e a coprire la loro inettitudine. E poi, sotto la pioggia, vengono a galla i pensieri, le perplesse riflessioni sulla vita e sulla morte di Andreoli Carlo, giornalista, Mirasciotto Vincenzo, vigile urbano, Di Gennaro Carmela, che vende le sigarette di contrabbando, Sorrentino Luisa, segretaria del Prefetto, e di molti altri. E poi, sotto la malacqua, si liberano le parole di un grande scrittore: uno stile che ricompone in una malinconia commovente il "burocratese" dei verbali e il flusso di coscienza. Infine, dopo quattro giorni di pioggia, di sogni e di incubi, di attesa, troverete un finale doloroso e kafkiano, in un certo senso, ma di un Kafka napoletano.
Non perdetevelo per nessun motivo.

Voto: *****

sabato 10 settembre 2016

Recensioni in 10 righe: "Niente avventure, solo sesso, grazie. Siete proprio sicuri di sapere tutto su "il sesso"?" di Raffaella Bossi


Esilarante e leggerotta con brio la storia dell'audace scrittrice "signora dell'avventura", ma sessualmente repressa, che si trova a dover competere nelle classifiche editoriali con la nuova stella della letteratura erotica, usando tutti i colpi a disposizione, compresi quelli sotto la cintura. Si parte da un viaggio ad Amsterdam per l'iniziazione alle nefandezze del sesso, si passa dai salotti televisivi più trash, si transita sui social e sui giornali di gossip per arrivare, ovviamente, a un lieto fine che però, per adattarsi alle ambizioni sciagurate dell'eroina, non si accontenta del solito "vissero felici e contenti", ma pretende pure di salvare il mondo con mezzi (diciamolo) di fortuna e di provata inefficacia, tipo l'onestà e la piccola editoria. Ecco, io sinceramente mi sarei fermata all'anima gemella.
Lettura godibile (si può dire godibile?).


Voto: ***

giovedì 8 settembre 2016

Ma l'emergente come fa? Interviste a soci SEU: Simona Busto



Ecco l'ultima intervista di questa prima serie dedicata ai soci SEU. Oggi chiacchieriamo con Simona Busto.

1)    Ciao Simona. Vuoi presentarti (come autore e come essere umano) ai lettori del blog?
Ciao a tutti. Sono Simona, autrice, mamma, impiegata… insomma creatura in perenne lotta contro il tempo che fugge. Amo soprattutto il genere fantasy, ma mi piace leggere un po’ di tutto, adoro spaziare e considero l’originalità un enorme pregio. Sono cocciuta, intransigente (soprattutto con me stessa), e sensibile fino al’eccesso.

2) Quando hai cominciato a scrivere? E quando hai pubblicato il primo testo?
Scrivo da sempre, che io mi ricordi. Forse la prima storia è nata alle scuole medie. Ho iniziato con i racconti brevi. Ne ho pubblicati alcuni online. La prima pubblicazione retribuita però è avvenuta nel 2012, sulla rivista “Confidenze tra amiche” (Mondadori). Il primo romanzo invece è del 2014, ed è uscito con il self-publishing.

3) Cosa ti spinge a scrivere, quali sono le tue motivazioni più profonde?

Farei prima a spiegare perché in certi momenti non scrivo. Mettere i miei sogni in forma letteraria è più una necessità che altro. Non saprei immaginare la vita senza le mie storie. Scrivere è una valvola di sfogo, un momento di evasione, un irrinunciabile alito di libertà.

4) Perché hai deciso di pubblicare?

Perché sentivo il bisogno di conoscere l’opinione altrui, di confrontarmi con il mondo dei lettori. E perché una persona che stimo molto mi ha detto che le mie storie meritavano di essere lette e che era disposta a riservarmi uno spazio sulla rivista. Dopo un po’ mi sono chiesta come sarebbe stato mostrare al mondo anche i romanzi. E così eccomi qua.

5) Hai pubblicato con una casa editrice o con il self-publishing?

Le storie brevi escono quasi tutte sulla rivista, quindi con una casa editrice. I romanzi sono tutti editi in self.

6) Perché hai fatto questa scelta?

Sono una persona molto indipendente. Preferisco essere l’artefice del mio successo (o del mio insuccesso). Mi piace poter decidere da sola il prezzo, gli sconti, le promozioni. Almeno per quel che riguarda i miei sogni non vorrei dover rendere conto a nessuno.

7) Sei stata soddisfatta dei risultati, continuerai così o intendi in futuro prendere una strada diversa?

Per il momento mi va bene così. I primi romanzi hanno avuto un discreto seguito, e per il momento non mi sento di affrontare un cammino differente. Non escludo mai nulla, però ora come ora credo di aver imboccato una strada che si adatta al mio modo di essere.

8) Cosa dovrebbe dare un buon libro ai suoi lettori?

Io penso che dovrebbe lasciare semplicemente una traccia. Ci sono romanzi che ti scavano veri solchi nell’anima. Quando ti affezioni ai personaggi, quando non riesci a staccarti dalla lettura, quando vuoi vedere subito cosa sta per accadere, e quando non ti dimentichi delle sensazioni provate leggendo nemmeno dopo che hai girato l’ultima pagina, allora il libro ha fatto centro.

9) Come mai, secondo te, in Italia ci sono pochi lettori?

Forse siamo un paese di pigri. La rappresentazione cinematografica è meno faticosa e richiede uno sforzo immaginativo minore, quindi scegliamo quella.

10) Cosa si potrebbe fare, secondo te, per motivare gli italiani che non leggono?

Bisognerebbe, credo, iniziare a lavorare sulla loro fantasia sin da quando sono piccoli. Io con mio figlio ci sto provando, anche se non è sempre facile. Forse la scuola dovrebbe scegliere qualche testo contemporaneo e leggero da presentare accanto ai soliti classici. 

11) A cosa serve oggi, secondo te, la narrativa?

La narrativa è un momento di distrazione, di evasione. Serve a farci vivere molte vite, e a farci conoscere luoghi che non abbiamo mai visto con i nostri occhi fisici.

12) Cos’è, secondo te, il “successo” per uno scrittore?

Successo è, prima di tutto, essere soddisfatti del proprio lavoro. Il numero delle copie vendute dipende da un’infinità di fattori, ma la sensazione di aver pubblicato un buon testo non è proporzionale alle vendite. Quel che scriviamo deve piacere innanzitutto a noi stessi. I commenti dei lettori possono poi rafforzare questa bella sensazione.

13) Quali sono gli ostacoli più seri che un autore deve affrontare sulla via dell’affermazione personale?

Per quanto mi riguarda, l’ostacolo principale è il tempo. Ne serve molto per scrivere, ma anche per promuoversi e incuriosire i potenziali lettori. Difficile suddividere i momenti liberi in maniera bilanciata.

14) Cosa dovrebbe fare, secondo te, uno scrittore che non riuscisse a raggiungere questo tipo di “successo”?

Provarci ancora: scrivere nuove storie e rimettersi ogni volta in gioco. Non si finisce mai d’imparare e di migliorarsi.

15) Ora ti spetta il tuo piccolo-spazio-pubblicità autogestito: parlaci dei tuoi libri, dei tuoi progetti, di un evento in programma… insomma di quello che vuoi gridare al mondo là fuori.

Ho attualmente all’attivo un romanzo autoconclusivo e due testi che fanno invece parte di una trilogia. Sono soprattutto un’autrice urban fantasy, e i tre romanzi già pubblicati appartengono tutti a questo filone. Il romanzo singolo s’intitola “The Vampire Community” e parla, come dice il titolo, di vampiri. Nel mio libro fondo classico e moderno: Konstantin, il protagonista, non è un vampiro romantico e innocuo, ma un predatore letale e affascinante come nella tradizione vampiresca inaugurata da Stoker, il suo terreno di caccia tuttavia si è spostato nel mondo virtuale. Adesca i membri di una community a tema e ne fa le proprie prede. La giovane e bella Vivienne rischia di essere una delle sue vittime, e la sua sola speranza di salvezza sembra essere il misterioso scrittore Benoit. La trilogia “The Winged” invece è tuttora in fase di lavorazione, anche se i primi due romanzi sono già stati pubblicati. Con “La nave di cristallo” e “Dark Metal” lo scenario cambia: i protagonisti diventano gli angeli e i demoni. Quello sovrannaturale, anche in questo romanzo, è un personaggio affascinante e crudele, lontano dal concetto di essere luminoso e positivo derivato dalla tradizione cattolica. In questi due romanzi l’elemento romantico è più forte, ma non rinuncio a una trama complessa e ricca di colpi di scena, né all’ambivalenza che caratterizza ogni personaggio da me creato. Piccola curiosità: ho inserito le mie colonne sonore all’interno dei romanzi. Ogni capitolo porta il titolo di una canzone rock e il lettore troverà i link a Spotify per godersi appieno questa esperienza di lettura musicale.

“The Vampire Community” 

martedì 6 settembre 2016

Recensioni in 10 righe: "Le sorelle" di Claire Douglas


Oggi parliamo di un altro thrillerone della Nord (questa estate non ci siamo fatti mancare nulla). Siamo nel sud dell'Inghilterra, a Bath. Abi ha perso tragicamente la sua gemella Lucy e sembra trovare conforto in Beatrice, una nuova amica che le somiglia moltissimo e che la invita a vivere con lei e il fratello (gemello) Ben. A questo punto i rapporti si intrecciano e si complicano: la trama, dopo una partenza lenta, diventa sufficientemente intrigante, tra passioni, rivalità, segreti e menzogne che presto cominciano a emergere e a invischiare ciascuno dei tre protagonisti. Insomma, pur senza essere originalissima, la storia regge e si fa leggere, se non chiediamo nulla più che intrattenimento. Peccato che ogni tanto editor e traduttori si siano distratti, lasciando in giro refusi e incongruenze che fanno fare sul più bello qualche salto al povero lettore: a pag. 57 "sapere di non c'entrare nulla con loro" non si può sentire; a pag. 122 con "siamo già contravvenuti alle sue regole" sbagliamo pure gli ausiliari; non entro nei particolari sulle incongruenze della trama, se no dovrei rivelare troppo, ma sappiate che ce ne sono due o tre belle grosse, a partire da ciò che c'è scritto in copertina e che ci depista in modo sleale. Comunque, dai, le vacanze sono finite da poco e in fondo è solo un thriller.

Voto ** e 1/2

domenica 4 settembre 2016

Ma l'emergente come fa? Interviste a soci SEU: Jessica Maccario



Oggi vi presento un’altra autrice socia SEU, Jessica Maccario.


1) Ciao Jessica. Vuoi presentarti (come autore e come essere umano) ai lettori del blog?
Ciao, ti ringrazio per avermi invitata sul tuo blog! Sono Jessica, ho 26 anni, mi sono appassionata alla lettura fin da piccola e alla scrittura fin dalle scuole medie. Mi piace cucinare e provare nuovi piatti, amo viaggiare e lavorare con i bambini. Mi sono laureata in Beni Culturali e da anni valuto manoscritti per le case editrici.


2) Quando hai cominciato a scrivere? E quando hai pubblicato il primo testo?
Il mio primo romanzo risale alla seconda media, era una storia d’amore un po’ misteriosa ambientata in Irlanda che ho intenzione di rivedere e pubblicare prossimamente. L’avevo stampata e portata all’esame di terza media per raccontarla ai professori. Poi mi ero dedicata a una storia autobiografica, che mi è servita per superare la fine di una bella amicizia e che non ho intenzione di rendere pubblica: è un libro che conoscono in pochi ed è giusto che rimanga così. Il primo romanzo che ho pubblicato, alla fine delle scuole superiori, è il fantasy “Insieme verso la libertà”, che inaugura una trilogia.


3) Cosa ti spinge a scrivere, quali sono le tue motivazioni più profonde?
Scrivere mi fa stare bene, mi rilassa, mi aiuta a superare momenti difficili. Posso affermare con sicurezza che per me è una cura, una valvola di sfogo e un modo per evadere almeno per un po’ dalla realtà. Sono una sognatrice, mi piace fantasticare e scrivo spesso di getto, lasciando libero sfogo alle emozioni e ai pensieri. Non a caso la parte dell’editing, del riscrivere certe parti o fare ricerche, è quella che mi piace meno. 


4) Perché hai deciso di pubblicare? 
Ho sempre scritto per passione, limitandomi a far leggere le mie storie alla mia migliore amica. È andata avanti così per anni. L’idea della pubblicazione era qualcosa di lontano, di irraggiungibile, pensavo che sarebbe stato molto difficile riuscire a pubblicare. Mi ricordo che portai un manoscritto a un giornale e lì mi dissero che era molto lungo e che avrei dovuto tagliare alcune parti ripetitive. Questo per un po’ mi scoraggiò, almeno finché non vidi la locandina di un concorso e decisi di buttarmi con il fantasy, sia pure con pochissime aspettative. Stavo raccogliendo castagne quando ricevetti la telefonata dell’editore... non mi sembrava vero!


5) Hai pubblicato con una casa editrice o con il self-publishing? 
Il primo libro è uscito con Bibliotheka edizioni, una casa editrice di Roma. In seguito ho deciso di provare il self e ammetto che mi piace gestire in libertà il manoscritto, scegliere il prezzo e le offerte per conto mio.


6) Perché hai fatto questa scelta? 
Penso che le piccole case editrici abbiano poco da offrire a un autore per quanto riguarda la promozione e la distribuzione, ma al tempo stesso credo che un autore prima di scegliere l’auto-pubblicazione debba essere sicuro di sapersi auto-gestire (o di avere qualcuno che possa occuparsi della correzione, della copertina) e di riuscire a crearsi un pubblico. Quindi penso che la scelta d’iniziare con una casa editrice sia la migliore, almeno per capire come muoversi in questo mondo.


7) Sei stata soddisfatta dei risultati, continuerai così o intendi in futuro prendere una strada diversa?
Sì, sono soddisfatta di quello che ho raggiunto, soprattutto con gli ultimi libri. Penso che il digitale sia la strada più adatta a me, anche se mi piace molto partecipare alle fiere e amo il cartaceo. La parte più difficile è sicuramente costruirsi un pubblico di lettori fedeli e riuscire a mantenerlo, dando anticipazioni, curiosità, partecipando a iniziative con altri autori. Adoro scrivere e continuerò a portare avanti questa passione, ma mi accontento di piccoli numeri, non sono una che aspira a un grande successo e penso che il successo migliore per un autore sia ricevere commenti dai lettori.


8) Cosa dovrebbe dare un buon libro ai suoi lettori?
Senza dubbio originalità ed emozioni. Sono per i libri che suscitano sentimenti, che riescono a coinvolgerti, a farti ridere, piangere, a darti un motivo per cui riflettere, a lasciarti un messaggio che anche dopo anni ricordi con un sorriso. Le storie più belle, per me, sono quelle che ti travolgono.


9) Come mai, secondo te, in Italia ci sono pochi lettori?
Perché i momenti liberi sono sempre più rari e spesso la lettura viene vista più come una perdita di tempo che come un’occasione per imparare qualcosa. La scuola e la famiglia possono contribuire ad avvicinare i bambini alla lettura, ma poi è la singola persona a decidere se vuole continuare a leggere oppure no, pertanto molto dipende dalle scelte di ciascuno. Io, ad esempio, avevo una maestra alle scuole elementari che ha fatto di tutto per farci amare la lettura, mentre alle scuole medie i libri erano spesso noiosi ed eravamo vincolati nella scelta. Dipende poi anche dalla singola persona: c’è chi ama lo sport, chi preferisce disegnare e via dicendo. Leggere è per le persone curiose, sognatrici, che amano un po’ isolarsi dalla realtà. Sicuramente abbiamo più scrittori che lettori!


10) Cosa si potrebbe fare, secondo te, per motivare gli italiani che non leggono?
Secondo me è necessario cominciare a educare i futuri lettori fin da piccoli, portare i bambini nelle biblioteche, circondarli di libri e lasciarli liberi di scegliere. Per avvicinare un “non lettore” bisogna puntare su libri brevi, fumetti, storie con immagini divertenti, cercare di creare un momento piacevole di gruppo. Ultimamente le biblioteche creano spazi appositi dove il lettore può consultare internet, usare i tablet: è possibile che gli amanti della tecnologia siano invogliati a entrare. Così come potrebbe essere utile creare nei bar uno spazio dove prendere e leggere libri.


11) A cosa serve oggi, secondo te, la narrativa?
Io scrivo narrativa, soprattutto di genere, romanzi rosa e fantasy, che diano importanza tanto alla parte sentimentale quanto ai messaggi. I libri sono belli perché ci permettono di sognare, ma penso che debbano comunque avere una certa verosimiglianza e proporre temi o vicende realistiche. I libri sono veicoli di messaggi, di emozioni, a volte anche di testimonianze e riflessioni. 


12) Cos’è, secondo te, il “successo” per uno scrittore? 
Il successo è soggettivo. Per me è un successo ricevere i commenti entusiasti dei lettori, è un successo anche solo aprire Facebook e trovare un messaggio, guardare Amazon e vedere il libro in una classifica, vedere le facce incuriosite della gente alle fiere. Mi accontento dei piccoli gesti, delle dimostrazioni di affetto, di sapere che la storia è arrivata al cuore di qualcuno. Per altri il successo è scalare tutte le classifiche, avere centinaia di recensioni, arrivare ai critici più esperti, pubblicare con grandi case editrici. Ciascuno ha il proprio traguardo personale, l’importante è ricordarsi che c’è sempre un margine di miglioramento per cui non si è mai davvero “arrivati”.


13) Quali sono gli ostacoli più seri che un autore deve affrontare sulla via dell’affermazione personale?
Io tendo sempre a ricercare la collaborazione, ma uno degli ostacoli è la competizione e l’invidia di altri autori, che attaccano quelli più in alto nelle classifiche elaborando strategie sempre nuove, dai battibecchi, alle frecciatine sulle bacheche, alle recensioni false. A volte si crea un vero e proprio accanimento. Altri ostacoli sono la difficoltà della promozione, per la quale sarebbe necessario poter fare grandi investimenti, e la distribuzione nelle librerie che è monopolizzata dalle grandi CE e che da self è molto difficile ottenere, se non stipulando accordi di “conto vendita” con le singole librerie.


14) Cosa dovrebbe fare, secondo te, uno scrittore che non riuscisse a raggiungere questo tipo di “successo”?
La stragrande maggioranza degli scrittori non lo raggiunge. Sicuramente avere un agente ed essere con una grande CE aiuta, ma conosco anche self che negli anni sono riusciti a crearsi un pubblico fedele e a mantenerlo. Lo scrittore deve cercare di essere attivo, partecipare agli eventi, alle iniziative con i lettori, dedicare cioè molto tempo alla promozione, e al tempo stesso non far passare più di sei mesi tra un libro e l’altro. Poi naturalmente deve mettersi nell’ottica di farlo come un lavoro vero e proprio, non soltanto come una passione a cui dedicare un paio di ore. Il passaparola è fondamentale, per questo è utile intrattenere rapporti con i lettori, ma la storia deve comunque sapersi distinguere dalle altre.


15) Ora ti spetta il tuo piccolo-spazio-pubblicità autogestito: parlaci dei tuoi libri, dei tuoi progetti, di un evento in programma… insomma di quello che vuoi gridare al mondo là fuori. 
Grazie mille. Per quanto mi riguarda ho pubblicato una trilogia fantasy (di cui sto ultimando il terzo) i cui libri fanno parte della serie “Gli Elementali”, una duologia romantica che tratta anche temi attuali come l’omosessualità e l’emarginazione (i cui titoli sono “In volo con te” e “Questo viaggio è per sempre”), il romantic suspense “Io ti libererò”, il racconto gratuito natalizio “Un amore coi fiocchi”. Mi piace molto partecipare alle antologie con altri autori, uno dei miei ultimi racconti ad esempio si trova all’interno di quella pubblicata dal SEU, “Maledetta primavera”, e a breve ne uscirà una a scopo benefico per un canile.

I progetti in cantiere sono molti, soprattutto romanzi rosa che ho iniziato e devo terminare. Ho in previsione di scrivere altri romantic suspense e ho da parte un paio di fantasy autoconclusivi che saranno più brevi rispetto alla trilogia. Credo che punterò maggiormente sui romanzi autoconclusivi e cercherò di sperimentare qualcosa di nuovo, ma sicuramente non rinuncerò all’aspetto romantico.

Se volete visitare la mia pagina fb la trovate qui: https://www.facebook.com/JessicaMaccariolibri/



giovedì 1 settembre 2016

Recensioni in 10 righe: "Baby Boomers: Siamo la goccia che diventa mare" di Mario Pacchiarotti

"Baby Boomers" è un libro pubblicato da Sad Dog Project: un'idea interessante di cui potete leggere qui
Siamo in Italia negli anni Venti del terzo millennio, in una situazione socio-politica che è l'evoluzione, purtroppo credibile, di quella in cui stiamo vivendo: la democrazia è ormai soltanto di facciata, un solo partito domina il paese con le armi del populismo, della corruzione di massa e dell'informazione manipolata, in un eterno e stupido presente senza più futuro né passato, giovani e vecchi sono stati definitivamente collocati ai margini della società, senza lavoro, senza pensione e senza diritto di voto. A questo punto quattro Baby Boomers che non sono riusciti a fare la rivoluzione da adolescenti nè da adulti, decidono di provare, giocandosi il tutto per tutto, a farla da vecchi. Le armi sono quelle non convenzionali dei social, della rete, dei giochi nella realtà virtuale, dei libri, delle parole e della poesia. L'idea è molto carina; simpatici e credibili, nella loro stravaganza, i personaggi; gradevolissimo lo stile. L'aspettativa del lettore cresce fino a circa metà libro: conosciamo a poco a poco le intenzioni dei quattro protagonisti, sappiamo che vogliono fare un colpo straordinario, ma non ne conosciamo i piani concreti, che ci vengono svelati un po' per volta. E qui sta l'unico difetto del romanzo: la tensione continua a crescere e non ha un vero scioglimento. Ci aspettiamo, dopo tanta pazienza, un finale col botto, e invece troppe cose restano aperte o vaghe. Dal punto di vista della realtà, non si poteva pretendere di più: tristemente nemmeno i Baby Boomers sanno come rivoluzionare sul serio questo mondo che scricchiola e tra poco, lasciato a se stesso, di sicuro ci crollerà sulla testa. Dal punto di vista della narrativa, però, un finale non del tutto soddisfacente è un colpo basso per il lettore. Perciò aspettiamo il seguito.

Voto ***