mercoledì 3 agosto 2016

Recensioni in 10 righe: "La macchia umana" di Philip Roth



Coleman è un preside di facoltà fanatico di quello che oggi chiameremmo "il merito" che tuttavia, per ottenere carriera e credibilità sociale, nasconde un enorme segreto sulle proprie origini. Un giorno a lezione usa un termine ambiguo (che può essere interpretato anche come insulto) verso due studenti assenti, che lui non ha mai visto ma che sono, disgraziatamente, neri. La comunità accademica si solleva contro di lui, lo accusa di razzismo: questo innesca da parte di Coleman una serie di reazioni controproducenti che, anziché riabilitarlo, lo portano a licenziarsi e a perdere la moglie. Dopodiché egli intraprende una relazione sconvenientissima con una donna, Faunia, molto più giovane di lui, analfabeta e dal passato burrascoso, che gli scatena nuovamente contro la morale bigotta della comunità e l'ipocrisia del "politicamente corretto". Sullo sfondo c'è anche la contemporanea vicenda del presidente Clinton e della stagista Lewinsky, che Roth ci racconta con sarcasmo, come ennesimo esempio del voyeurismo e della falsa morale della società americana (e della società universale). La storia principale, quella di Coleman, tiene insieme le storie altrettanto importanti e tragiche di tutti gli altri personaggi che gli ruotano intorno: Faunia, suo marito reduce dal Vietnam, la giovane e ambiziosa professoressa Delphine Roux, la famiglia di Coleman. Di volta in volta il punto di vista cambia, e noi entriamo nella mente, nelle ossessioni e nelle tragedie di ciascuno di questi personaggi, e il confine tra vittime e carnefici, tra buoni e cattivi è di continuo violato. La macchia umana è il lato oscuro, l'inevitabile "sporcizia" legata alla nostra stessa corporeità da cui l'esistenza di ciascuno di noi non può prescindere, malgrado la grettezza e la stupidità della società che sa solo condannare ipocritamente e imporre maschere menzognere. Quella macchia è in tutti i personaggi, che vivono scontandone il prezzo e il peso, senza poterla mai cancellare o ignorare. Un romanzo sgradevole quanto basta, ricchissimo e profondo. 


Voto *****

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