venerdì 26 agosto 2016

Recensioni in 10 righe: "Al giardino ancora non l'ho detto" di Pia Pera




A leggere le riflessioni di una persona che sa di avere ancora poco da vivere ci vuole comunque coraggio: il coraggio per affrontare insieme all'autrice un discorso sempre evitato e sempre sconvolgente per tutti, quello sulla morte; il coraggio di non lasciarsi travolgere esclusivamente dalla commozione, di conservare un minimo di lucidità per poter giudicare, malgrado l'inevitabile partecipazione umana all'esperienza tragica della malattia e della fine, il pensiero e le parole che lo esprimono. In questo libro mi aspettavo di trovare disperazione e rabbia, una qualche volontà di rivalsa (inutile) contro la nostra condanna irrimediabile a passare, a lasciare ciò che amiamo. Invece ho trovato una malinconia fin troppo garbata, una leggerezza e un'incertezza che mi hanno sconcertato, perché sono molto lontane dal mio approccio (emotivo e intellettuale) alla cosa. Ho percepito molta paura e molto non detto, dietro a questo essere gentili e controllati, a questo parlare d'altro, del giardino come delle persone, dei libri, dei ricordi. Dunque questo libro è utile prima di tutto a rivelare qualcosa di noi: costringendoci a metterci nei panni di un altro che, prima o poi, saranno anche i nostri panni; facendo venire a galla, nel confronto, quello che noi siamo davvero, quello che proviamo davanti al mistero della morte, al segreto delle nostre paure più profonde. 

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