domenica 28 agosto 2016

Ma l'emergente come fa? Interviste a soci SEU: Aurora Filippi

Continuiamo con le interviste ai soci SEU. Oggi vi presento Aurora Filippi.

1)      Ciao Aurora. Vuoi presentarti (come autore e come essere umano) ai lettori del blog?

Ciao a tutti. Sono una ragazza capace di una timidezza a livelli imbarazzanti e quando si tratta di parlare di me non so mai bene cosa dire… Mi sono ritrovata scrittrice quasi per caso, senza programmarlo. Da piccola volevo fare la naturalista, poi ho scelto di studiare grafica pubblicitaria solo come intermezzo per fare la fumettista, ma poco dopo ho scelto di puntare all'illustrazione… e invece scrivo. Però amo ancora gli animali (ho tre gattoni e un laghetto in progetto) e disegno molto spesso, oltre che cucire e fare diversi lavoretti creativi con i più disparati materiali. Sono un'appassionata di fantasy, che siano film, giochi, videogiochi, libri… e difatti scrivo principalmente questo genere e faccio giochi di ruolo, sia da tavolo che dal vivo.

2) Quando hai cominciato a scrivere? E quando hai pubblicato il primo testo?


Nel momento in cui ho imparato a leggere, ho iniziato scrivere. Adoravo fare i temi e a casa scrivevo diari su diari. Ho avuto decine di amici di penna in giro per l'Italia e col primo computer ho iniziato a sfogare la mia fantasia, oltre che disegnando, scrivendo. Inizialmente scrivevo solo racconti brevi, complici le richieste dei numerosi concorsi che facevo, poi ho partorito il mio primo lavoro lungo (chiuso a chiave nel cassetto, impresentabile) di cui Leodhrae doveva essere uno spin-off… invece ha preso piede divenendo addirittura una saga (in corso). Il primo libro, Il Risveglio dell'Alchimia, è uscito per la prima volta nel 2013.

3) Cosa ti spinge a scrivere, quali sono le tue motivazioni più profonde?

Ho iniziato a scrivere in maniera piuttosto prolifica in un periodo nero. La notte non dormivo, stavo davanti al pc, divisa tra scrittura, chat, giochi di ruolo e videogiochi. Trovavo in quel momento e in quei luoghi virtuali un posto dove lasciarmi andare, senza pressioni attorno, e quando accumulavo abbastanza stimoli, di solito ne usciva un racconto nuovo che finiva in una cartella sul computer e via, senza tante pretese.
Tutt'ora credo che scrivere sia principalmente uno sfogo e mentre le righe si susseguono sullo schermo, mentre pigio i tasti con la musica nelle orecchie, mi sembra di sentire la mente che piano piano si svuota e questa sensazione mi dà una certa soddisfazione, un senso di pace.

4) Perché hai deciso di pubblicare?

Quando ho pubblicato la cosa non era programmata. Avevo iniziato a pensarci, a fare una lista delle case editrici a cui mandare il manoscritto, ma il libro aveva ancora bisogno di una revisione che, mi dicevo, avrei fatto con calma. Poi ho perso la vista dall'occhio destro. Metà mondo è diventato buio. Fortunatamente, ho recuperato la vista completamente, ma sei mesi avanti e indietro dall'ospedale e la diagnosi finale di sclerosi multipla, mi hanno fatto sentire l'urgenza di pubblicare quello che avevo scritto. Dopo aver sperimentato che con un occhio solo non riuscivo più a scrivere come un tempo, conscia di ciò che poteva fare la malattia, ho revisionato il testo, l'ho impaginato e ho cercato una soluzione più rapida, spinta dal pensiero: "Domani potrei non essere in grado di farlo."

5) Hai pubblicato con una casa editrice o con il self-publishing?

Riprendendo il discorso di qui sopra, ho scelto il self publishing. La prima volta l' ho fatto per motivi prettamente rilegati alla tempistica, ma anche con la seconda versione del primo volume ho scelto di nuovo il selfpublishing, cambiando solo piattaforma per sceglierne una che fosse maggiormente specializzata e che mi offrisse una buona distribuzione anche del formato digitale.

6) Perché hai fatto questa scelta?

Inizialmente, come ho già detto, per i tempi di attesa: una casa editrice può metterci anche un anno per risponderti, SE ti risponde. Però devo dire che anche l'autogestione dell'impaginazione, della grafica e di tutti gli aspetti tecnici è una grande comodità, specie per me che sono abituata a lavorare spesso da sola.
Inoltre con il self publishing si è liberi di gestire come si preferisce il proprio lavoro anche a livello commerciale e pubblicitario, senza i vincoli che danno le case editrici.

7) Sei stato soddisfatto dei risultati, continuerai così o intendi in futuro prendere una strada diversa?

Sono soddisfatta, ritengo che il rapporto servizio-risultato sia ottimo, specie leggendo commenti di autori che hanno avuto esperienze con piccole case editrici, che come servizio non si discostano molto dal self, con l'aggiunta però di vincoli. In futuro, almeno per il momento, non credo che cambierò strada, ma mai dire mai.

8) Cosa dovrebbe dare un buon libro ai suoi lettori?
Sicuramente la sensazione, una volta finito, di aver fatto un buon investimento in termini di tempo e di soldi. Se compriamo libri è perché cerchiamo qualcosa di bello a cui dedicare tempo, ricevendo in cambio quella sensazione di arricchimento, scoperta e piacere, un investimento per la mente, una vacanza nella routine di tutti i giorni.

9) Come mai, secondo te, in Italia ci sono pochi lettori?

Abitudine. Penso che a leggere si debba imparare e non solo tecnicamente. Io fin da piccola son stata cresciuta a pane e libri e mia mamma è tuttora una grandissima lettrice. Oggi come oggi, gli stimoli per un bambino sono tantissimi e l'immediatezza visiva di un videogioco o della tv può essere un forte deterrente. Penso che, almeno in un primo momento, siano i genitori a fare di un bambino o di un ragazzo un lettore o meno.
E qui pesa il principale problema degli adulti: il tempo… ma è anche vero, come dice mia mamma, che la pigrizia è il nemico principale della lettura. Se la sera, piuttosto che prendere in mano un libro, si accende la tv, sicuramente la si spegne solo quando ci si alza per andare a dormire e non per leggere.
Anche guardandomi intorno, la maggior parte delle persone che conosco non legge… il perché non lo so. Non siamo dei gran lettori in Italia, pare, e siamo molto (forse troppo) soggetti alla moda del momento, anche per quanto riguarda i libri.

10) Cosa si potrebbe fare, secondo te, per motivare gli italiani che non leggono?

Ci fosse una soluzione ideale e adatta a tutti, sarebbe bello condensarla in una pillola, tutti i giorni per un mese, con la possibilità di ripetere il ciclo in caso di ricadute.
A parte le soluzioni fantascientifiche, credo che, come per molte cose, all'inizio serva imporsi di leggere qualche pagina al giorno, scegliendo magari testi che siano di nostro interesse o qualcosa di leggero che non richieda eccessiva concentrazione. Scegliere bene il libro è importante: partire con quello sbagliato non può che peggiorare la situazione.
A volte non bisogna fermarsi alle vetrine delle librerie, ai bestsellers… molti commentano l'offerta libraria in base a questo ma, con le possibilità offerte oggi dal web, non può più essere una giustificazione dire: non c'è niente che mi interessi. Ci sono migliaia di libri sconosciuti che meritano di essere letti.


11)   A cosa serve oggi, secondo te, la narrativa?
Penso che, oggi più che mai, serva a distrarre. Un tempo saper leggere era un privilegio, ma col passare del tempo tutti più o meno sanno farlo e lo hanno fatto. Forse oggi l'immediatezza di altre distrazioni che non richiedono troppa concentrazione scoraggiano la lettura, ma chi cerca un libro (specie chi legge fantasy e letteratura di genere) lo fa perché cerca tra quelle righe un mondo dove evadere per qualche ora, isolandosi dalla realtà, svuotando la testa dai problemi e dallo stress. Quando chiudi il libro puoi rituffarti nella routine alleggerito.

12) Cos’è, secondo te, il “successo” per uno scrittore?

Penso dipenda anche dallo scrittore, dal perché scriva.

Nel mio caso essere letta e apprezzata. Se il mio mondo è riuscito a catturare il lettore, se qualcosa gli rimarrà dentro dopo aver chiuso il libro, allora io sono già contenta.
13) Quali sono gli ostacoli più seri che un autore deve affrontare sulla via dell’affermazione personale?

Partiamo dal presupposto che io faccio già fatica perché non sono mai stata capace di coltivare la mia autostima, quindi ogni decisione, ogni fiera, ogni idea, deve superare prima di tutto proprio lo scoglio della mia insicurezza. Subito dopo c'è il confronto con la moltitudine che c'è fuori. Le recensioni negative capitano a tutti e bisogna essere capaci di superare la delusione, la rabbia e prendere quello che di utile una critica ci dà e rialzarsi. Bisogna capire che la strada è sempre in salita e che d'imparare non si smette mai, tenersi ben stretti alla propria scorta di umiltà e provare, provare e provare. La scrittura implica un'affermazione personale basata sul riscontro altrui, per cui non si può ignorare l'opinione dei lettori né tanto meno rivolgersi in malo modo al prossimo, come ho visto fare talvolta.

14) Cosa dovrebbe fare, secondo te, uno scrittore che non riuscisse a raggiungere questo tipo di “successo”?

Partendo dal presupposto che finché c'è vita c'è speranza, se uno scrittore scrive per passione (cosa che darei quasi per scontata) continuerà a farlo a prescindere, col desiderio di raccontare. Se non riuscirà a trovare chi lo ascolta, probabilmente qualcosa starà pur sbagliando e dovrebbe fermarsi e ragionarci su, mettendo da parte il suo orgoglio, magari.

Non è possibile, infatti, che nessuno, mai, legga quello che scrivi. Certo, molto dipende dall'ambizione: se punti a 1000 lettori, probabilmente averne 10 per te è pari a 0. Però se punti a 1000 devi dare e fare molto. Inoltre quello scelto potrebbe essere un target che neanche nelle più rosee circostanze può produrre 1000 lettori, di questo bisogna essere consapevoli.
Il successo ha varie forme e tutte vanno costruite partendo dalla base: se stessi.

15) Ora ti spetta il tuo piccolo-spazio-pubblicità autogestito: parlaci dei tuoi libri, dei tuoi progetti, di un evento in programma… insomma di quello che vuoi gridare al mondo là fuori.

Che dire… quest'anno dovrebbe uscire il terzo libro della saga di Leodhrae, un mondo a cui sono molto legata e affezionata, un mondo fantasy adatto a chi però non è legato troppo agli stereotipi classici di bene e male. Rimane questo il mio principale progetto, tanto che alcuni pazzi si sono anche prestati a vestire i panni dei miei personaggi per set fotografici dedicati!

In cantiere ho anche, però, un romanzo sci-fi (un esperimento dichiarato) e un libro… chiamiamolo biografico, dedicato alle mie esperienze col mondo animale collezionate in tutti questi anni, partendo dalla bambina che sognava di fare la naturalista, alla me di oggi, più matura e cosciente.
Altre idee sono ancora troppo astratte per essere menzionate. La mia testa è in continua ebollizione!
Il link al mio sito: www.aurorafilippi.it

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