venerdì 19 agosto 2016

Ma l'emergente come fa? Interviste a soci SEU: Francesca Prandina


1)  Ciao Francesca. Vuoi presentarti (come autore e come essere umano) ai lettori del blog?

Ciao! Mi chiamo Francesca Prandina, sono danzatrice, coreografa e insegnante di danza, mamma di due splendidi bambini e divoratrice di romanzi di ogni genere. 

2) Quando hai cominciato a scrivere? E quando hai pubblicato il primo testo?

Scrivo da quando sono bambina, ho cominciato con racconti a quattro mani con un’amica per poi dedicarmi al mio primo romanzo che ha visto la luce ai tempi del liceo. Ho pubblicato “Come vento ribelle” nel 2014, dopo anni di lavoro e revisione stilistica e storica, e vari racconti.

3) Cosa ti spinge a scrivere, quali sono le tue motivazioni più profonde?

Visto che adoro leggere, ho cominciato a scrivere il mio primo romanzo perché volevo leggere una storia come questa e non l’avevo ancora trovata. Volevo raccontare qualcosa che per me fosse speciale, entrare nella psicologia dei personaggi e descriverli esattamente come piacevano a me, sperando di trovare poi qualcuno che potesse apprezzarli e amarli quanto io l’ho fatto.

4) Perché hai deciso di pubblicare? 

Perche dopo tanti anni di scrittura, limatura e rifinitura volevo liberare questa storia, lasciare che avesse una sua vita propria e mi lasciasse dormire finalmente (visto che io di notte non scrivo ma penso alla storia, alle parole da usare...).

5) Hai pubblicato con una casa editrice o con il self-publishing? 

Una piccola casa editrice.

6) Perché hai fatto questa scelta? 

Ho scelto di cercare una casa editrice (assolutamente non a pagamento) perché volevo esser certa che ne valesse la pena, volevo trovare qualcuno disposto a investire sul mio romanzo per avere la prova che il mio testo fosse idoneo al mercato e soprattutto ben scritto. In realtà poi ho scoperto molti autori self publishing davvero molto bravi e spesso migliori di quelli editi, ma da neofita avevo bisogno di una conferma personale prima di buttarmi in questo mondo.

7) Sei stata soddisfatta dei risultati, continuerai così o intendi in futuro prendere una strada diversa?

Sono un po’ combattuta, non voglio lamentarmi della mia casa editrice, ma penso che come ogni piccola casa editrice presenti grossi limiti nella distribuzione e la promozione è a carico soprattutto dell’autore (sebbene la mia casa editrice sia fra le poche che si impegnano a promuovere gli autori). Queste considerazioni mi fanno pensare che o hai alle spalle una grossa casa editrice che ti possa distribuire in modo massiccio o alla fine essere editi da una piccola c.e. non sia molto diverso che essere self published. Detto questo non so cosa farò in futuro, magari proverò una doppia strada: pubblicherò qualcosa self, qualcosa con c.e.

8) Cosa dovrebbe dare un buon libro ai suoi lettori?

Emozioni, spunti di riflessioni, deve accompagnare il lettore anche oltre il testo, i suoi personaggi devono coinvolgerlo al punto da seguirlo durante la sua giornata e spingerlo a continuare la lettura perché ha a cuore il loro destino.

9) Come mai, secondo te, in Italia ci sono pochi lettori? 

È una domanda che mi sono sempre posta e a cui non so rispondere… io ho sempre letto tantissimo fin da bambina e mi è sempre sembrata un’occupazione stupenda che condividevo con molti amici al liceo, non ho mai capito come mai tanti miei amici dell’università e dopo non amassero leggere.

10) Cosa si potrebbe fare, secondo te, per motivare gli italiani che non leggono?

Forse fin dalle scuole abituarli a leggere, ma non solo i testi didattici o di alta letteratura, che spesso sono troppo difficili per i ragazzi o troppo lontani da loro, ma qualunque tipo di testo e cercare di coinvolgerli in discussioni in merito ad essi. Io capisco che la scuola debba educare, ma anch’io che amavo leggere quando mi sono trovata ad affrontare certi testi al liceo un po’ ho faticato. Testi che da adulta ho poi apprezzato moltissimo. Quindi bisognerebbe far scoprire il lato piacevole della lettura prima di quello educativo, che arriva anche meglio se uno già legge con passione, no?

11) A cosa serve oggi, secondo te, la narrativa?

A cosa servono i film? Il teatro? La danza? Penso che la domanda sia davvero troppo vasta… limitarsi a dire che servono a intrattenere sarebbe riduttivo, perché in realtà servono a far vivere delle esperienze e quindi ad ampliare gli orizzonti mentali e culturali ed essere forse delle persone più ricche.

12) Cos’è, secondo te, il “successo” per uno scrittore? 

Arrivare al pubblico, se è vasto meglio… ma innanzitutto è un successo arrivare a qualcuno che non ti conosce e scoprire che la tua storia l’ha coinvolto.

13) Quali sono gli ostacoli più seri che un autore deve affrontare sulla via dell’affermazione personale?

Trovare la serenità e la sicurezza su quanto si è scritto, poterlo mostrare senza provare ansia o vergogna, ma essendo orgogliosi di aver prodotto un testo che ha un valore, per quanto piccolo.

14) Cosa dovrebbe fare, secondo te, uno scrittore che non riuscisse a raggiungere questo tipo di “successo”?

Bella domanda! Secondo me dovrebbe fare un passo indietro e mettersi a lavorare di nuovo sul suo testo… se un testo è scritto bene e con onestà, a qualcuno deve arrivare per forza!

15) Ora ti spetta il tuo piccolo-spazio-pubblicità autogestito: parlaci dei tuoi libri, dei tuoi progetti, di un evento in programma… insomma di quello che vuoi gridare al mondo là fuori. 

“Come vento ribelle” è un romanzo storico di formazione/avventura, narra le vicende di una ragazza all’epoca della Guerra Civile Americana che non è disposta a piegarsi alle convenzioni del suo tempo, che la vorrebbero educata, composta e silenziosa. Lotterà contro la sua famiglia per poter essere libera di esprimere la sua vera natura e arriverà a seguire i fratelli in guerra pur di essere indipendente, come fecero centinaia di donne all’epoca. È un romanzo pieno di emozioni, forti e delicate, parla di amore per la famiglia, per i fratelli e anche di amore romantico, racconta la necessità di aver rispetto di sé e quanto questa possa scontrarsi con il rispetto per gli altri. La spasmodica ricerca della propria identità porterà ad una crescita personale e accompagnerà il lettore verso la catarsi del finale. 

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