martedì 30 agosto 2016

Recensioni in 10 righe: "99 giorni" di K.A. Tucker



Vittima del calore estivo o del rilassamento neuronale da ombrellone, mi sono ritrovata a leggere questo "romantic suspense", primo romanzo di una nuova serie di K.A. Tucker. Che dire. Innanzitutto ha una bella copertina da femminucce (credo, a posteriori, sia il motivo principale per cui mi è venuta voglia di leggerlo). Per il resto, venendo alla sostanza, non è fatto male: ha una trama discreta, che riesce a suscitare attesa e tensione. La storia d'amore tra la protagonista, smemorata dopo una traumatica aggressione, e il belloccio-ma-bravo-ragazzo di turno si intreccia con il thriller, la narrazione procede su due linee temporali e dai due punti di vista di lui e di lei alternati. La lingua e lo stile sono innocui, "scorrevoli", come il genere e il suo pubblico di "new adults" richiede. Immagino siano pure richieste dal genere le tre-quattro scene simil-porno d'ordinanza, che risultano, a noi cinquantenni ormai depravati, abbastanza comiche, poiché devono descrivere le peggio cose con un lessico ipocrita, beneducato e romantico. Ma comunque. Si arriva non del tutto stremati alla fine, malgrado qualche rallentamento nella parte centrale e qualche coincidenza un poco troppo fortunata per essere verosimile nello scioglimento. Insomma, se siete ragazze, se vi volete rilassare e leggere una cosa per puro intrattenimento, il libro è ok. Astenersi intellettuali e anzianotti cicciottelli.


Voto: quasi *** perché è ancora agosto e siamo tutti in vacanza o giù di lì.

domenica 28 agosto 2016

Ma l'emergente come fa? Interviste a soci SEU: Aurora Filippi

Continuiamo con le interviste ai soci SEU. Oggi vi presento Aurora Filippi.

1)      Ciao Aurora. Vuoi presentarti (come autore e come essere umano) ai lettori del blog?

Ciao a tutti. Sono una ragazza capace di una timidezza a livelli imbarazzanti e quando si tratta di parlare di me non so mai bene cosa dire… Mi sono ritrovata scrittrice quasi per caso, senza programmarlo. Da piccola volevo fare la naturalista, poi ho scelto di studiare grafica pubblicitaria solo come intermezzo per fare la fumettista, ma poco dopo ho scelto di puntare all'illustrazione… e invece scrivo. Però amo ancora gli animali (ho tre gattoni e un laghetto in progetto) e disegno molto spesso, oltre che cucire e fare diversi lavoretti creativi con i più disparati materiali. Sono un'appassionata di fantasy, che siano film, giochi, videogiochi, libri… e difatti scrivo principalmente questo genere e faccio giochi di ruolo, sia da tavolo che dal vivo.

2) Quando hai cominciato a scrivere? E quando hai pubblicato il primo testo?


Nel momento in cui ho imparato a leggere, ho iniziato scrivere. Adoravo fare i temi e a casa scrivevo diari su diari. Ho avuto decine di amici di penna in giro per l'Italia e col primo computer ho iniziato a sfogare la mia fantasia, oltre che disegnando, scrivendo. Inizialmente scrivevo solo racconti brevi, complici le richieste dei numerosi concorsi che facevo, poi ho partorito il mio primo lavoro lungo (chiuso a chiave nel cassetto, impresentabile) di cui Leodhrae doveva essere uno spin-off… invece ha preso piede divenendo addirittura una saga (in corso). Il primo libro, Il Risveglio dell'Alchimia, è uscito per la prima volta nel 2013.

3) Cosa ti spinge a scrivere, quali sono le tue motivazioni più profonde?

Ho iniziato a scrivere in maniera piuttosto prolifica in un periodo nero. La notte non dormivo, stavo davanti al pc, divisa tra scrittura, chat, giochi di ruolo e videogiochi. Trovavo in quel momento e in quei luoghi virtuali un posto dove lasciarmi andare, senza pressioni attorno, e quando accumulavo abbastanza stimoli, di solito ne usciva un racconto nuovo che finiva in una cartella sul computer e via, senza tante pretese.
Tutt'ora credo che scrivere sia principalmente uno sfogo e mentre le righe si susseguono sullo schermo, mentre pigio i tasti con la musica nelle orecchie, mi sembra di sentire la mente che piano piano si svuota e questa sensazione mi dà una certa soddisfazione, un senso di pace.

4) Perché hai deciso di pubblicare?

Quando ho pubblicato la cosa non era programmata. Avevo iniziato a pensarci, a fare una lista delle case editrici a cui mandare il manoscritto, ma il libro aveva ancora bisogno di una revisione che, mi dicevo, avrei fatto con calma. Poi ho perso la vista dall'occhio destro. Metà mondo è diventato buio. Fortunatamente, ho recuperato la vista completamente, ma sei mesi avanti e indietro dall'ospedale e la diagnosi finale di sclerosi multipla, mi hanno fatto sentire l'urgenza di pubblicare quello che avevo scritto. Dopo aver sperimentato che con un occhio solo non riuscivo più a scrivere come un tempo, conscia di ciò che poteva fare la malattia, ho revisionato il testo, l'ho impaginato e ho cercato una soluzione più rapida, spinta dal pensiero: "Domani potrei non essere in grado di farlo."

5) Hai pubblicato con una casa editrice o con il self-publishing?

Riprendendo il discorso di qui sopra, ho scelto il self publishing. La prima volta l' ho fatto per motivi prettamente rilegati alla tempistica, ma anche con la seconda versione del primo volume ho scelto di nuovo il selfpublishing, cambiando solo piattaforma per sceglierne una che fosse maggiormente specializzata e che mi offrisse una buona distribuzione anche del formato digitale.

6) Perché hai fatto questa scelta?

Inizialmente, come ho già detto, per i tempi di attesa: una casa editrice può metterci anche un anno per risponderti, SE ti risponde. Però devo dire che anche l'autogestione dell'impaginazione, della grafica e di tutti gli aspetti tecnici è una grande comodità, specie per me che sono abituata a lavorare spesso da sola.
Inoltre con il self publishing si è liberi di gestire come si preferisce il proprio lavoro anche a livello commerciale e pubblicitario, senza i vincoli che danno le case editrici.

7) Sei stato soddisfatto dei risultati, continuerai così o intendi in futuro prendere una strada diversa?

Sono soddisfatta, ritengo che il rapporto servizio-risultato sia ottimo, specie leggendo commenti di autori che hanno avuto esperienze con piccole case editrici, che come servizio non si discostano molto dal self, con l'aggiunta però di vincoli. In futuro, almeno per il momento, non credo che cambierò strada, ma mai dire mai.

8) Cosa dovrebbe dare un buon libro ai suoi lettori?
Sicuramente la sensazione, una volta finito, di aver fatto un buon investimento in termini di tempo e di soldi. Se compriamo libri è perché cerchiamo qualcosa di bello a cui dedicare tempo, ricevendo in cambio quella sensazione di arricchimento, scoperta e piacere, un investimento per la mente, una vacanza nella routine di tutti i giorni.

9) Come mai, secondo te, in Italia ci sono pochi lettori?

Abitudine. Penso che a leggere si debba imparare e non solo tecnicamente. Io fin da piccola son stata cresciuta a pane e libri e mia mamma è tuttora una grandissima lettrice. Oggi come oggi, gli stimoli per un bambino sono tantissimi e l'immediatezza visiva di un videogioco o della tv può essere un forte deterrente. Penso che, almeno in un primo momento, siano i genitori a fare di un bambino o di un ragazzo un lettore o meno.
E qui pesa il principale problema degli adulti: il tempo… ma è anche vero, come dice mia mamma, che la pigrizia è il nemico principale della lettura. Se la sera, piuttosto che prendere in mano un libro, si accende la tv, sicuramente la si spegne solo quando ci si alza per andare a dormire e non per leggere.
Anche guardandomi intorno, la maggior parte delle persone che conosco non legge… il perché non lo so. Non siamo dei gran lettori in Italia, pare, e siamo molto (forse troppo) soggetti alla moda del momento, anche per quanto riguarda i libri.

10) Cosa si potrebbe fare, secondo te, per motivare gli italiani che non leggono?

Ci fosse una soluzione ideale e adatta a tutti, sarebbe bello condensarla in una pillola, tutti i giorni per un mese, con la possibilità di ripetere il ciclo in caso di ricadute.
A parte le soluzioni fantascientifiche, credo che, come per molte cose, all'inizio serva imporsi di leggere qualche pagina al giorno, scegliendo magari testi che siano di nostro interesse o qualcosa di leggero che non richieda eccessiva concentrazione. Scegliere bene il libro è importante: partire con quello sbagliato non può che peggiorare la situazione.
A volte non bisogna fermarsi alle vetrine delle librerie, ai bestsellers… molti commentano l'offerta libraria in base a questo ma, con le possibilità offerte oggi dal web, non può più essere una giustificazione dire: non c'è niente che mi interessi. Ci sono migliaia di libri sconosciuti che meritano di essere letti.


11)   A cosa serve oggi, secondo te, la narrativa?
Penso che, oggi più che mai, serva a distrarre. Un tempo saper leggere era un privilegio, ma col passare del tempo tutti più o meno sanno farlo e lo hanno fatto. Forse oggi l'immediatezza di altre distrazioni che non richiedono troppa concentrazione scoraggiano la lettura, ma chi cerca un libro (specie chi legge fantasy e letteratura di genere) lo fa perché cerca tra quelle righe un mondo dove evadere per qualche ora, isolandosi dalla realtà, svuotando la testa dai problemi e dallo stress. Quando chiudi il libro puoi rituffarti nella routine alleggerito.

12) Cos’è, secondo te, il “successo” per uno scrittore?

Penso dipenda anche dallo scrittore, dal perché scriva.

Nel mio caso essere letta e apprezzata. Se il mio mondo è riuscito a catturare il lettore, se qualcosa gli rimarrà dentro dopo aver chiuso il libro, allora io sono già contenta.
13) Quali sono gli ostacoli più seri che un autore deve affrontare sulla via dell’affermazione personale?

Partiamo dal presupposto che io faccio già fatica perché non sono mai stata capace di coltivare la mia autostima, quindi ogni decisione, ogni fiera, ogni idea, deve superare prima di tutto proprio lo scoglio della mia insicurezza. Subito dopo c'è il confronto con la moltitudine che c'è fuori. Le recensioni negative capitano a tutti e bisogna essere capaci di superare la delusione, la rabbia e prendere quello che di utile una critica ci dà e rialzarsi. Bisogna capire che la strada è sempre in salita e che d'imparare non si smette mai, tenersi ben stretti alla propria scorta di umiltà e provare, provare e provare. La scrittura implica un'affermazione personale basata sul riscontro altrui, per cui non si può ignorare l'opinione dei lettori né tanto meno rivolgersi in malo modo al prossimo, come ho visto fare talvolta.

14) Cosa dovrebbe fare, secondo te, uno scrittore che non riuscisse a raggiungere questo tipo di “successo”?

Partendo dal presupposto che finché c'è vita c'è speranza, se uno scrittore scrive per passione (cosa che darei quasi per scontata) continuerà a farlo a prescindere, col desiderio di raccontare. Se non riuscirà a trovare chi lo ascolta, probabilmente qualcosa starà pur sbagliando e dovrebbe fermarsi e ragionarci su, mettendo da parte il suo orgoglio, magari.

Non è possibile, infatti, che nessuno, mai, legga quello che scrivi. Certo, molto dipende dall'ambizione: se punti a 1000 lettori, probabilmente averne 10 per te è pari a 0. Però se punti a 1000 devi dare e fare molto. Inoltre quello scelto potrebbe essere un target che neanche nelle più rosee circostanze può produrre 1000 lettori, di questo bisogna essere consapevoli.
Il successo ha varie forme e tutte vanno costruite partendo dalla base: se stessi.

15) Ora ti spetta il tuo piccolo-spazio-pubblicità autogestito: parlaci dei tuoi libri, dei tuoi progetti, di un evento in programma… insomma di quello che vuoi gridare al mondo là fuori.

Che dire… quest'anno dovrebbe uscire il terzo libro della saga di Leodhrae, un mondo a cui sono molto legata e affezionata, un mondo fantasy adatto a chi però non è legato troppo agli stereotipi classici di bene e male. Rimane questo il mio principale progetto, tanto che alcuni pazzi si sono anche prestati a vestire i panni dei miei personaggi per set fotografici dedicati!

In cantiere ho anche, però, un romanzo sci-fi (un esperimento dichiarato) e un libro… chiamiamolo biografico, dedicato alle mie esperienze col mondo animale collezionate in tutti questi anni, partendo dalla bambina che sognava di fare la naturalista, alla me di oggi, più matura e cosciente.
Altre idee sono ancora troppo astratte per essere menzionate. La mia testa è in continua ebollizione!
Il link al mio sito: www.aurorafilippi.it

venerdì 26 agosto 2016

Recensioni in 10 righe: "Al giardino ancora non l'ho detto" di Pia Pera




A leggere le riflessioni di una persona che sa di avere ancora poco da vivere ci vuole comunque coraggio: il coraggio per affrontare insieme all'autrice un discorso sempre evitato e sempre sconvolgente per tutti, quello sulla morte; il coraggio di non lasciarsi travolgere esclusivamente dalla commozione, di conservare un minimo di lucidità per poter giudicare, malgrado l'inevitabile partecipazione umana all'esperienza tragica della malattia e della fine, il pensiero e le parole che lo esprimono. In questo libro mi aspettavo di trovare disperazione e rabbia, una qualche volontà di rivalsa (inutile) contro la nostra condanna irrimediabile a passare, a lasciare ciò che amiamo. Invece ho trovato una malinconia fin troppo garbata, una leggerezza e un'incertezza che mi hanno sconcertato, perché sono molto lontane dal mio approccio (emotivo e intellettuale) alla cosa. Ho percepito molta paura e molto non detto, dietro a questo essere gentili e controllati, a questo parlare d'altro, del giardino come delle persone, dei libri, dei ricordi. Dunque questo libro è utile prima di tutto a rivelare qualcosa di noi: costringendoci a metterci nei panni di un altro che, prima o poi, saranno anche i nostri panni; facendo venire a galla, nel confronto, quello che noi siamo davvero, quello che proviamo davanti al mistero della morte, al segreto delle nostre paure più profonde. 

mercoledì 24 agosto 2016

Recensioni in 10 righe: "Portami tante rose" di Tenera Valse



Confesso che ho letto questo libro perché anch'io sono una prof part-time e anch'io più di una volta alla settimana decido che basta, nella scuola non si può più lavorare, me ne vado. L'autrice (ex prof di latino) pare l'abbia fatto davvero, di andarsene; la cosa particolare è che a lei è venuto in mente di sostituire la cattedra con un "atelier", dove ora esercita con qualche soddisfazione il mestiere più antico del mondo. Professione che a me, in effetti, pare ancora più strampalata e stressante della precedente, ma de gustibus... E poi: trattasi veramente di vita vissuta o di una balla letteraria per incuriosire i lettori italiani scarsi e svogliati? Ma veniamo al libro: è una raccolta di episodi esperienze ricordi riflessioni, tutti abbastanza pruriginosi, il cui senso collettivo un po' mi sfugge. Ogni tanto l'autrice vorrebbe convincerci che, mentre l'insegnamento rende ipocriti e infelici (e su questo posso anche, almeno in parte, concordare), la prostituzione permette di esprimere liberamente la propria personalità: ma questa interpretazione non mi pare si sposi tanto coi fatti raccontati, né con quel certo residuo di professoressità che emerge spesso nell'autrice, e che pretende di farci la morale. Probabilmente non sono abbastanza professoressa, né abbastanza benpensante: questo libro non mi ha scandalizzato, e perciò non mi ha lasciato molto. In compenso il più recente romanzo di Tenera Valse, "Anatomia della ragazza zoo", è bellissimo. Leggetevi quello.


Voto Quasi *** (perché comunque l'autrice sa scrivere)

lunedì 22 agosto 2016

Signori, ho appena ultimato il mio nuovo romanzo





C'è una vecchietta, c'è un fantasma. C'è una casa di sole donne (anche la gatta Palmira è femmina). Ci sono delitti e segreti come in un thriller, storie d'amore come in un romance, inverosimili stregonerie come in un fantasy, disoccupati ospedali e ospizi come se piovesse. 

Ci sono dialoghi comici in lingua simil-partenopea, una badante teledipendente di nome Irina (nata a Campobasso), un sacco di problemi seri: perché l'amore ci rende stupidi? Perché dobbiamo morire se non ne abbiamo nessuna voglia? Perché non ci accorgiamo del male che facciamo? Perché ci ostiniamo a credere che per volersi bene sia necessario avere lo stesso sangue?
Questo ed altro in 230.000 battute (circa). 

Perché non venite a prendervelo?

venerdì 19 agosto 2016

Ma l'emergente come fa? Interviste a soci SEU: Francesca Prandina


1)  Ciao Francesca. Vuoi presentarti (come autore e come essere umano) ai lettori del blog?

Ciao! Mi chiamo Francesca Prandina, sono danzatrice, coreografa e insegnante di danza, mamma di due splendidi bambini e divoratrice di romanzi di ogni genere. 

2) Quando hai cominciato a scrivere? E quando hai pubblicato il primo testo?

Scrivo da quando sono bambina, ho cominciato con racconti a quattro mani con un’amica per poi dedicarmi al mio primo romanzo che ha visto la luce ai tempi del liceo. Ho pubblicato “Come vento ribelle” nel 2014, dopo anni di lavoro e revisione stilistica e storica, e vari racconti.

3) Cosa ti spinge a scrivere, quali sono le tue motivazioni più profonde?

Visto che adoro leggere, ho cominciato a scrivere il mio primo romanzo perché volevo leggere una storia come questa e non l’avevo ancora trovata. Volevo raccontare qualcosa che per me fosse speciale, entrare nella psicologia dei personaggi e descriverli esattamente come piacevano a me, sperando di trovare poi qualcuno che potesse apprezzarli e amarli quanto io l’ho fatto.

4) Perché hai deciso di pubblicare? 

Perche dopo tanti anni di scrittura, limatura e rifinitura volevo liberare questa storia, lasciare che avesse una sua vita propria e mi lasciasse dormire finalmente (visto che io di notte non scrivo ma penso alla storia, alle parole da usare...).

5) Hai pubblicato con una casa editrice o con il self-publishing? 

Una piccola casa editrice.

6) Perché hai fatto questa scelta? 

Ho scelto di cercare una casa editrice (assolutamente non a pagamento) perché volevo esser certa che ne valesse la pena, volevo trovare qualcuno disposto a investire sul mio romanzo per avere la prova che il mio testo fosse idoneo al mercato e soprattutto ben scritto. In realtà poi ho scoperto molti autori self publishing davvero molto bravi e spesso migliori di quelli editi, ma da neofita avevo bisogno di una conferma personale prima di buttarmi in questo mondo.

7) Sei stata soddisfatta dei risultati, continuerai così o intendi in futuro prendere una strada diversa?

Sono un po’ combattuta, non voglio lamentarmi della mia casa editrice, ma penso che come ogni piccola casa editrice presenti grossi limiti nella distribuzione e la promozione è a carico soprattutto dell’autore (sebbene la mia casa editrice sia fra le poche che si impegnano a promuovere gli autori). Queste considerazioni mi fanno pensare che o hai alle spalle una grossa casa editrice che ti possa distribuire in modo massiccio o alla fine essere editi da una piccola c.e. non sia molto diverso che essere self published. Detto questo non so cosa farò in futuro, magari proverò una doppia strada: pubblicherò qualcosa self, qualcosa con c.e.

8) Cosa dovrebbe dare un buon libro ai suoi lettori?

Emozioni, spunti di riflessioni, deve accompagnare il lettore anche oltre il testo, i suoi personaggi devono coinvolgerlo al punto da seguirlo durante la sua giornata e spingerlo a continuare la lettura perché ha a cuore il loro destino.

9) Come mai, secondo te, in Italia ci sono pochi lettori? 

È una domanda che mi sono sempre posta e a cui non so rispondere… io ho sempre letto tantissimo fin da bambina e mi è sempre sembrata un’occupazione stupenda che condividevo con molti amici al liceo, non ho mai capito come mai tanti miei amici dell’università e dopo non amassero leggere.

10) Cosa si potrebbe fare, secondo te, per motivare gli italiani che non leggono?

Forse fin dalle scuole abituarli a leggere, ma non solo i testi didattici o di alta letteratura, che spesso sono troppo difficili per i ragazzi o troppo lontani da loro, ma qualunque tipo di testo e cercare di coinvolgerli in discussioni in merito ad essi. Io capisco che la scuola debba educare, ma anch’io che amavo leggere quando mi sono trovata ad affrontare certi testi al liceo un po’ ho faticato. Testi che da adulta ho poi apprezzato moltissimo. Quindi bisognerebbe far scoprire il lato piacevole della lettura prima di quello educativo, che arriva anche meglio se uno già legge con passione, no?

11) A cosa serve oggi, secondo te, la narrativa?

A cosa servono i film? Il teatro? La danza? Penso che la domanda sia davvero troppo vasta… limitarsi a dire che servono a intrattenere sarebbe riduttivo, perché in realtà servono a far vivere delle esperienze e quindi ad ampliare gli orizzonti mentali e culturali ed essere forse delle persone più ricche.

12) Cos’è, secondo te, il “successo” per uno scrittore? 

Arrivare al pubblico, se è vasto meglio… ma innanzitutto è un successo arrivare a qualcuno che non ti conosce e scoprire che la tua storia l’ha coinvolto.

13) Quali sono gli ostacoli più seri che un autore deve affrontare sulla via dell’affermazione personale?

Trovare la serenità e la sicurezza su quanto si è scritto, poterlo mostrare senza provare ansia o vergogna, ma essendo orgogliosi di aver prodotto un testo che ha un valore, per quanto piccolo.

14) Cosa dovrebbe fare, secondo te, uno scrittore che non riuscisse a raggiungere questo tipo di “successo”?

Bella domanda! Secondo me dovrebbe fare un passo indietro e mettersi a lavorare di nuovo sul suo testo… se un testo è scritto bene e con onestà, a qualcuno deve arrivare per forza!

15) Ora ti spetta il tuo piccolo-spazio-pubblicità autogestito: parlaci dei tuoi libri, dei tuoi progetti, di un evento in programma… insomma di quello che vuoi gridare al mondo là fuori. 

“Come vento ribelle” è un romanzo storico di formazione/avventura, narra le vicende di una ragazza all’epoca della Guerra Civile Americana che non è disposta a piegarsi alle convenzioni del suo tempo, che la vorrebbero educata, composta e silenziosa. Lotterà contro la sua famiglia per poter essere libera di esprimere la sua vera natura e arriverà a seguire i fratelli in guerra pur di essere indipendente, come fecero centinaia di donne all’epoca. È un romanzo pieno di emozioni, forti e delicate, parla di amore per la famiglia, per i fratelli e anche di amore romantico, racconta la necessità di aver rispetto di sé e quanto questa possa scontrarsi con il rispetto per gli altri. La spasmodica ricerca della propria identità porterà ad una crescita personale e accompagnerà il lettore verso la catarsi del finale. 

mercoledì 17 agosto 2016

Recensioni in 10 righe: "Scomparsi" di Caroline Eriksson



Spacciato come thriller, è il romanzo più soporifero che mi è accaduto di leggere nelle ultime stagioni. C'è una signora o signorina che perde, durante una gita, marito e figlia. Da quel momento vagherà per pagine e pagine in stato confusionale, senza combinare nulla di utile non dico per il ritrovamento degli scomparsi, ma anche solo per far fare a noi miserabili lettori un qualche passettino avanti nella storia. Dopo un tot di pagine, finalmente siamo in un commissariato di polizia dove scopriamo che il presunto marito non è tale, perché la signorina confusa è, per l'appunto, signorina e non signora. Anche la presunta figlia è figlia di qualcun' altra. Dopodiché confusamente capiamo che la signorina è reduce da gravi traumi infantili e che ha rapporti difficili con pressoché tutti. La vicenda continua così, fino alle ultimissime pagine dove finalmente succede qualcosa, ma non vi posso dire cosa. Comunque quello che succede non salva il romanzo, anzi. Se poi qualcuno lo volesse leggere, o l'avesse già letto, ci sarebbe un po' da discutere anche sui contenuti veicolati da questo thriller che thriller non è. Nel caso, fatemi sapere.


Voto *

domenica 14 agosto 2016

Recensioni in 10 righe: "Uno non basta: racconti soprannaturali" di C. Romolo


Una raccolta digitale autoprodotta di tre racconti brevi. Ne "I Senza Radici" una coppia gestisce senza molto successo un albergo in montagna; un giorno l'uomo fa una passeggiata e si accorge che il sentiero, da lui già percorso molte volte, ha qualche cosa di insolito e spaventoso. Ne "La loro ultima spiaggia" il protagonista, Nicolas, durante un'immersione crede di scorgere il volto della moglie morta suicida un anno prima. In "Esprimi un desiderio" una ragazzina è vittima della sua "migliore amica", che la sottopone a continui soprusi; ma un giorno trova in cima a uno scivolo quello che sembra il rifugio di un senza tetto e una misteriosa matita... 
Nel secondo e nel terzo racconto ("La loro ultima spiaggia" e "Esprimi un desiderio") l'autrice riesce a creare suspense (più che vero e proprio orrore), e a costruire due storie discretamente raccontate, con uno stile fluido e gradevole. Meno riuscito, a mio parere, il primo racconto ("Senza radici"). Interessante comunque il modo in cui il soprannaturale e il fantastico si insinuano nel quotidiano, il sovrapporsi graduale e inquietante dei due piani. 

Voto: quasi *** (c'è spazio per crescere)

venerdì 12 agosto 2016

Recensione in 10 righe: "Fenomenologia di YouPorn" di Stefano Sgambati


Della serie: gli altri l'hanno già letto da un bel pezzo, ma meglio tardi...
Esilarante analisi del fenomeno, che si allarga dalla pornografia ad altri fenomeni di dipendenza che ci riguardano tutti: dal flusso ininterrotto di informazioni via web e smartphone, alla rassicurante presenza del navigatore satellitare anche quando dobbiamo solo andare a fare la spesa nel supermercato sotto casa. Ma forse finché siamo ancora capaci di guardare il video amatoriale di Belen e poi tornare senza traumi alla nostra vita quotidiana, finché possiamo parlare della fenomenologia di YouPorn, siamo ancora sufficientemente sani: sopravviveremo anche a questo, probabilmente.

Voto ***

mercoledì 10 agosto 2016

Ma l'emergente come fa? Interviste a soci SEU: Micol Giusti



1) Ciao Micol. Vuoi presentarti (come autore e come essere umano) ai lettori del blog?

Ciao Tina! Mi chiamo Micol Giusti e sono una giovane scrittrice emergente. Vivo a Massa, in Toscana, e mi sono laureata in lingue lo scorso Dicembre. Amo leggere, in particolar modo romanzi fantasy, urban fantasy e distopici, e la scrittura è la mia più grande passione. Ad oggi ho pubblicato un solo testo, di genere fantasy, che si intitola “I cristalli di Mithra”.

2) Quando hai cominciato a scrivere? E quando hai pubblicato il primo testo?

Ho cominciato a scrivere intorno ai quattordici anni. All'inizio usavo la scrittura come uno sfogo, un modo per esternare i miei sentimenti e sentirmi meglio. Non ho mai fatto leggere a nessuno le mie poesie o le mie riflessioni, considerandole qualcosa di troppo intimo per svelarlo agli altri. Con il tempo poi la scrittura è diventata uno strumento per creare delle storie e mi sono decisa a condividerle. Ho pubblicato il mio primo testo quest'anno, a Gennaio, ed è un romanzo fantasy.

3) Cosa ti spinge a scrivere, quali sono le tue motivazioni?

Scrivere per me è come respirare, mi viene naturale. Amo la sensazione che si prova creando una storia, vederla sviluppare senza sapere in che modo andrà a finire. Io scrivo proprio come leggo, scoprendo ogni particolare e ogni emozione parola dopo parola. Non delineo la narrazione prima di mettermi a scrivere, ma mentre premo i tasti della tastiera. Scrivo in maniera imprevedibile, senza programmare ciò che creo. Provare le emozioni che provano i personaggi, vivere le loro paure, mi esalta e mi spinge ad andare avanti, a scrivere per scoprire quello che succederà. Inoltre amo parlare con i lettori, scoprire la loro visione della storia e dei personaggi, rendermi conto che ogni mente spazia in modo diverso e vede ogni cosa in maniera differente.

4) Perché hai deciso di pubblicare?

Dopo aver fatto leggere la mia storia alle persone che mi sono più vicine, ho scoperto con felicità che piaceva e li faceva emozionare, e così ho pensato che sarebbe stato bello metterla a disposizione di tutti i lettori. Volevo capire se poteva diffondersi, uscire dalla cerchia dei conoscenti e diventare un romanzo che anche degli sconosciuti avrebbero potuto leggere e consigliare. A quel punto ho valutato le opzioni che mi si presentavano e ho pensato a lungo a come mi conveniva agire. La curiosità era troppo forte per accettare i lunghi tempi di attesa delle case editrici e così ho trovato un altro modo per far conoscere ai lettori i miei personaggi.

5) Hai pubblicato con una casa editrice o con il self-publishing?

Ho pubblicato il libro attraverso il self-publishing che, fino a quel momento, non conoscevo affatto. Ho letto molte pagine di blog sull'argomento, e ho navigato a lungo su internet per visitare tutti i siti di autopubblicazione a disposizione degli autori. Alla fine ho scelto StreetLib, per diversi motivi. Sono molto felice della scelta, sia per la pubblicazione dell'ebook sia per la qualità dei libri cartacei che permette di stampare.

6) Perché hai fatto questa scelta?

Come ho già detto, non ho avuto la pazienza di inviare il mio manoscritto alle case editrici, restando in attesa di una possibile risposta da parte loro. Ho deciso di provare a farcela da sola, di avventurarmi in questa esperienza in cui l'autore diventa anche editore, correttore di bozze e agente di se stesso. Inoltre, non ho dovuto spendere un euro per vedere il formato digitale del mio libro in vendita sui maggiori store internazionali. Anche questo aspetto non è trascurabile, almeno per una neolaureata come me alla ricerca di un impiego!

7) Sei stata soddisfatta dei risultati, continuerai così o intendi in futuro prendere una strada diversa?

Sono soddisfatta. Scegliendo il self-publishing bisogna tenere a mente che l'impegno è molto grande. Bisogna leggere e rileggere il testo più volte, farsi aiutare da altre persone per la ricerca di errori di battitura o refusi, studiare le regole base di editing per convertire il testo nel giusto formato, curare la pubblicità attraverso i social network, contattare i blogger, organizzare le presentazioni e parlare con i proprietari delle librerie per far vendere il testo (naturalmente nel caso si scelga anche di stampare il libro e non solo di pubblicarlo in formato digitale). Credo proprio che seguirò questa strada anche in futuro.

8) Cosa dovrebbe dare un buon libro ai suoi lettori?

Un buon libro deve stupire, emozionare, far conoscere al lettore qualcosa che non ha ancora scoperto, o fornirgli un punto di vista diverso su ciò che lo circonda. Un libro banale, che parla di un argomento scontato e che non presenta colpi di scena, annoia senza colpire. Il lettore deve provare la sensazione di non voler essere da nessun'altra parte, se non di fronte alle pagine del libro. Un buon testo deve essere diretto, chiaro, sorprendente.

9) Come mai, secondo te, in Italia ci sono pochi lettori?

Credo che l'educazione alla lettura debba venire data dalla scuola e dalla famiglia. Il problema è che gli insegnanti non hanno il tempo di parlare della lettura agli alunni, e così si limitano ad obbligarli a leggere gli stessi libri che vengono letti ogni anno da decenni. In secondo luogo, i genitori sono molto impegnati a lavorare e crescere i figli e gli passa di mente di fermarsi un attimo di fronte ai bambini, spegnere la televisione e dargli in mano un libro. Tutti si lamentano di non avere tempo per leggere, ma il tempo per scrivere post su Facebook o tweet su Twitter lo trovano. Credo che molti abbiano perso di vista l'importanza della lettura, perché ci sono tante persone pigre, che preferiscono guardare un reality piuttosto che vivere storie intriganti o avventurose di fronte alle pagine di un libro. Non dico che a tutti debbano piacere gli stessi passatempi, ma leggere significa imparare a dominare il linguaggio, ampliare il nostro vocabolario, imparare cose nuove. La cultura filtra dalle pagine dei libri.

10) Cosa si potrebbe fare, secondo te, per motivare gli italiani che non leggono?

Organizzare un maggior numero di iniziative che abbiano come tema la lettura, parlarne alla televisione, incentivare la vendita dei libri e pubblicizzare più quelli che i nuovi modelli di cellulari. Le persone devono imparare che leggere non è un'imposizione noiosa ma uno svago, un modo per divertirsi, distrarsi, imparare a vedere il mondo da altre prospettive.

11) A cosa serve oggi, secondo te, la narrativa?

La narrativa, oggi come nel passato, serve a raccontare delle storie che ci facciano viaggiare con la fantasia. Tutti hanno bisogno di “staccare” dalla vita quotidiana, di conoscere altri mondi, di immaginare altre vite. La narrativa e il racconto ci permettono di farlo, dandoci la possibilità di vivere mille vite tenendo gli occhi fissi su una pagina e di viaggiare in mille luoghi restando nel solito posto.

12) Cos'è, secondo te, il “successo” per uno scrittore?

Per me il successo per uno scrittore è leggere la soddisfazione negli occhi dei suoi lettori, sentirsi dire che deve andare avanti, e continuare a scrivere, perché loro devono sapere se la storia continua, se il personaggio ce l'ha fatta, se tutto si è risolto. La cosa più importante per uno scrittore è sapere di aver trasmesso qualcosa, di essere riuscito ad usare le parole in modo che il lettore capisse il suo intento, che imparasse a conoscerlo, che cogliesse ciò che rimane tra le righe.

13) Quali sono gli ostacoli più seri che un autore deve affrontare sulla via dell’affermazione personale?

L'ostacolo più grande è la concorrenza. Ad oggi, soprattutto tra gli autopubblicati, è facile rendersi conto di dover riuscire ad oscurare centinaia di altri scrittori per affermarsi, e la cosa è spaventosa. Anche considerando un genere preciso, prendiamo il fantasy ad esempio, basta una breve ricerca su internet per capire quanti autori di talento si nascondono intorno a noi. E' chiaro che è il pubblico a decidere chi si merita di spiccare tra gli altri e chi no, ma far notare il tuo libro nel mare dei testi in circolazione è una grande sfida. Se però l'autore ha la forza, la determinazione e il carattere per non lasciarsi scoraggiare (e, naturalmente, la sua storia è interessante), secondo me ce la può fare. 

14) Cosa dovrebbe fare, secondo te, uno scrittore che non riuscisse a raggiungere questo tipo di “successo”?

La definizione di successo è relativa secondo me. Credo che anche solo riuscire ad entusiasmare una manciata di lettori si possa considerare un successo. Comunque se un autore si fissa degli obbiettivi e non riesce a raggiungerli, credo che arrendersi e smettere di scrivere sia la scelta più stupida che possa fare. Io sono convinta che uno scrittore sia una persona che ritiene le parole il mezzo più adatto per esprimere se stesso. Il vero scrittore non si impone di scrivere, semplicemente lo fa senza rendersene conto. Plasma le parole in modo da creare un'opera armonica che lo rappresenta e che lo ritrae.

15) E ora il tuo piccolo-spazio-pubblicità autogestito. 

Il mio romanzo fantasy si intitola “I cristalli di Mithra”.
La protagonista è Astrid, una ragazza appassionata di lettura, che vive da sola in un piccolo paese di periferia. Trascorre il tempo libero a sognare un mondo diverso, avventuroso e ricco d'azione, una realtà molto simile a quella dei testi che legge. Il suo unico amico è il vecchio custode della biblioteca, che le dà consigli e si prende cura di lei. Un giorno, iniziato come molti altri, la sua vita cambia drasticamente a causa di un incantesimo contenuto in un antico grimorio.
Astrid verrà catapultata in un mondo che non ha niente a che fare con quello a cui è abituata, e dovrà affrontare traversie inimmaginabili per riuscire a sopravvivere e a tornare a casa.
Sto organizzando delle presentazioni in giro per la Toscana e una delle date è già sicura.
A Novembre infatti sarò presente al Pisa Book Festival, con l'organizzazione S.E.U., e l'11 alle ore 17 presenterò il mio libro. Per ora non ho fissato altre date, ma so già che una presentazione si svolgerà all'interno del castello Malaspina di Massa e un'altra nella città di Pietrasanta.
Se volete rimanere aggiornati sugli eventi riguardanti il mio libro e sui miei progetti futuri, potere visitare la mia pagina Facebook (https://www.facebook.com/Micol-Giusti-992092137512631/?fref=ts).
Link per l'acquisto: 

domenica 7 agosto 2016

Recensioni in 10 righe: "La gemella silenziosa" di S.K.Tremayne


Un tragico incidente mette in crisi una famiglia e ne segna i rapporti: durante le vacanze a casa dei nonni, una delle due figlie gemelle, Lydia, cade dal balcone e muore. I genitori decidono dopo qualche tempo di cambiare casa, per aiutare anche la bambina superstite, Kirstie, a superare il trauma della morte della sorella. Decidono di trasferirsi, abbastanza incautamente, su un'isoletta scozzese di cui sono gli unici abitanti, battuta da furiose tempeste e infestata, secondo le leggende popolari, da spiriti e fantasmi. L'atmosfera gotica è perfetta, perché non appena trasferiti la gemella sopravvissuta dichiara di non essere Kirstie, in realtà, ma Lydia. Comincia qui il gioco intricatissimo di intuizioni, paure, sospetti che ci accompagnerà fino alla fine del romanzo: chi è davvero la gemella sopravvissuta? Quello che vede è il fantasma della sorella morta o è solo una manifestazione del dolore che sta sopportando? Cosa è veramente successo il giorno dell'incidente? Quali segreti vengono ancora taciuti dai genitori, chiusi nel loro lutto ma anche reticenti, omertosi su molti aspetti della vicenda? Insomma, un thriller che tiene incollati alla pagina, con un'ambientazione suggestiva e un finale sorprendente e inquietante. Le pecche ci sono (ad esempio alcuni particolari sono decisamente poco verosimili, compreso l'assunto da cui parte tutta la storia, cioè che due gemelle possano essere talmente identiche da non essere distinte neppure dalla loro madre; alcuni indizi vengono inseriti a forza qua e là con il solo evidentissimo scopo di depistare il lettore; i personaggi non sempre risultano credibili, psicologicamente), ma resta una lettura godibile, nel suo genere.

Voto *** e 1/2

venerdì 5 agosto 2016

Ma l'emergente come fa? Interviste a soci SEU: Max Penna

Ecco la quarta intervista della serie dedicata agli "emergenti": oggi parla di sé Max Penna.

1) Ciao Max. Vuoi presentarti (come autore e come essere umano) ai lettori del blog?
Ciao a tutti. Sono Max Penna, autore del romanzo di fantascienza "La Cospirazione degli Involuti". In realtà Max Penna è uno pseudonimo che ho voluto utilizzare perché volevo che il mio romanzo non fosse acquistato, come succede spesso per gli autoprodotti, da parenti ed amici. Così mi sono nascosto dietro un falso nome e non ho detto niente a nessuno. Volevo che il romanzo venisse letto solo da coloro che realmente fossero colpiti dalla sinossi o dal titolo, e magari leggere recensioni di persone sicuramente libere di esprimere qualsiasi giudizio negativo, senza paura di ferirmi. Così è stato. La maggior parte dei miei lettori non mi conosce ed ho subito ricevuto due recensioni molto positive da due lettori che hanno apprezzato il romanzo elogiandolo e questo per me vale molto, perché so che sono giudizi veri.

2) Quando hai cominciato a scrivere? E quando hai pubblicato il primo testo?
Ho cominciato a scrivere quando avevo 15 anni, ma inizialmente non romanzi, piuttosto concetti, valutazioni, ipotesi, elucubrazioni varie. Sono sempre stato più un filosofo che uno scrittore. Poi, qualche anno fa, ho deciso di prendere tutti i miei pensieri e tutto il frutto dei miei studi per raccontare una nuova storia, con lo scopo di spingere ipotetici lettori ad aprire la loro mente. Questo è stato il motivo che mi ha spinto a scrivere un romanzo: spostare lo sguardo ormai troppo abituato a vedere in una sola direzione; sconvolgere i pensieri ormai fermi nella memoria per stimolare la nascita di nuovi elementi. Con qualcuno, a quanto pare, ci sono riuscito.

3) Cosa ti spinge a scrivere, quali sono le tue motivazioni più profonde?
Sono spinto dal desiderio di aiutare il mondo a diventare migliore, e tutto parte dal basso, dalle singole persone. Non dico cosa è giusto o cosa è sbagliato. Non è così che funziona. Piuttosto provo a spingere il lettore a non farsi ingannare dai postulati che si crea e gli vengono creati dai genitori, dalla scuola, dalle religioni e dalla società stessa durante la sua crescita. Identificare "cosa è" da "cosa pensiamo che sia", o da "cosa ci è stato detto che è", già di per se è un passo fondamentale per costruire la propria indipendenza intellettuale, ed è il primo passo che poi porta al rispetto degli altri. Riconoscere gli inganni del nostro cervello è fondamentale.

4) Perché hai deciso di pubblicare?
Beh, se voglio arrivare al pubblico e fare la mia piccola parte per cercare di migliorare il mondo, devo necessariamente pubblicare! Anche se questo, sopratutto nel mio caso, vuol dire mettersi un po' a nudo.

5) Hai pubblicato con una casa editrice o con il self-publishing?
Self Publishing. Non ho impiegato molto a capire che era la mia strada. Almeno per ora.

6) Perché hai fatto questa scelta?
Perché voglio il pieno controllo della mia opera, ed essendo molto pratico al computer, mi viene facile gestire tutto. Penso comunque che il futuro vada verso il self, unico modo per avere anche prodotti diversi dalle solite pubblicazioni che non si distaccano mai molto dalle "regole del mercato".

7) Sei stato soddisfatto dei risultati, continuerai così o intendi in futuro prendere una strada diversa?
Sono soddisfatto delle recensioni, e degli apprezzamenti ricevuti. Non sono molto soddisfatto dei numeri. Purtroppo è difficile farsi conoscere, ma questo lo avevo messo in conto. Sulla pagina Facebook del romanzo ci sono molti fan che non mi conoscono e questo mi fa piacere. Mi ha meravigliato molto anche l'essere apprezzato da lettori stranieri. Da poco è diventato fan della mia pagina un lettore del Cairo e mi sono chiesto come ha fatto a conoscere il mio libro. Mi ha fatto molto piacere. Mi ha anche inviato messaggi privati consigliandomi altri romanzi interessanti.

8) Cosa dovrebbe dare un buon libro ai suoi lettori?
Io ho sempre cercato libri che mi lasciassero qualcosa. Una nuova idea, un nuovo sogno, un nuovo modo di vedere le cose, una sempre più grande capacità di capire il prossimo, la società, le relazioni sentimentali. Io penso che se un romanzo lascia anche un piccolo segno, allora è un romanzo valido. Altrimenti va bene come puro intrattenimento.

9) Come mai, secondo te, in Italia ci sono pochi lettori?
Bella domanda. Noi siamo la patria di grandi pensatori e dovremmo aver ereditato qualcosa dal passato. Ma forse la colpa è anche dell'appiattimento generale dei romanzi attuali. In qualsiasi caso, in una società dove si è sempre di corsa e si lavora continuamente per sopravvivere, c'è poco spazio per l'intelletto.

10) Cosa si potrebbe fare, secondo te, per motivare gli italiani che non leggono?
Innanzitutto iniziare a pubblicare romanzi che non siano scritti solo per incassare denaro. Poi bisognerebbe ristrutturare la nostra società fondata sul materialismo e competizione, riaprendo i cuori verso l'arte ed il piacere di vivere.

11) A cosa serve oggi, secondo te, la narrativa?
Oggigiorno, penso che la narrativa serva solo per intrattenere.

12) Cos’è, secondo te, il “successo” per uno scrittore?
Dipende dal motivo per cui uno scrittore decide di scrivere. Penso che per la maggior parte degli scrittori famosi "successo" sia equivalente a "prestigio" ed eventualmente "soldi". Per me, "successo" vuol dire riuscire a risvegliare nel lettore anche solo un pensiero diverso, che lo smuova dal suo solito modo di vedere il mondo che lo circonda.

13) Cosa dovrebbe fare, secondo te, uno scrittore che non riuscisse a raggiungere questo tipo di “successo”?
Nulla. L'affermazione personale è qualcosa di egoistico, e solitamente ne ha bisogno chi non ha completa stima di se stesso. In questo caso io consiglierei di lavorare su se stessi per conoscersi meglio e per accettarsi con i propri pregi e difetti. Non sempre "successo" equivale a "valore" ed "onestà intellettuale". Il giudizio "esterno" è la risposta del prossimo che risponde ai suoi schemi mentali ed alle sue credenze. Non è mai univoco ed invariabile, perché dipende dai pensieri del momento e dalla società in cui si vive. Molti sono gli scrittori che vengono conosciuti e valorizzati solo postumi. Cercare il successo è un arma a doppio taglio. Meglio lasciare che le critiche, negative e positive, viaggino liberamente, cercando di cogliere solo le parti costruttive, utili per conoscersi meglio e migliorarsi sia come scrittore che come anima.

14) Quali sono gli ostacoli più seri che un autore deve affrontare sulla via dell’affermazione personale?
Non saprei. Io non scrivo per affermarmi. Scrivo per dare qualcosa di mio ai lettori. Sono contento se ottengo stima da coloro che leggono il libro.

15) Ora ti spetta il tuo piccolo-spazio-pubblicità autogestito: parlaci dei tuoi libri, dei tuoi progetti, di un evento in programma… insomma di quello che vuoi gridare al mondo là fuori.
"La Cospirazione degli Involuti" è il mio primo romanzo. Si tratta di fantascienza, anche se come categoria è un po' riduttiva considerando che abbraccia varie tematiche. Sicuramente piacerà agli appassionati di viaggi nel tempo, che in questo romanzo sono possibili grazie ad una macchina che genera tunnel spazio-temporali Einstein-Rosen, ma anche a coloro che sognano un mondo più etico, fondato sui sentimenti e sulla libertà. Piacerà ai filosofi, che amano riflettere su varie tematiche della vita e delle religioni. C'è chi è stato colpito dalla storia d'amore del protagonista, che, in realtà è solo di supporto alla storia, ma le conseguenze dei conflitti temporali che non consentono al protagonista di vivere il suo amore con serenità, tocca gli animi particolarmente sensibili. Di elementi ce ne sono molti, ed ho ricevuto commenti e recensioni che si focalizzavano su punti sempre diversi, secondo gli interessi e le caratteristiche del lettore. E' un romanzo che inizia e finisce, e sicuramente il finale non è scontato, ma lascia le porte aperte per un seguito, che probabilmente in futuro, quando sarà concluso nella mia mente, inizierò a scrivere. Non fraintendetemi, non è assolutamente una storia a puntate. Si può dire che si conclude in modo ... beh, non posso dirlo per non rovinare la sorpresa, ma vi assicuro che si conclude ed il titolo dell'ultimo capitolo non è assolutamente casuale. La copertina del libro cambierà nella nuova edizione e sarà il lavoro di un'artista che mi ha molto colpito con alcune sue illustrazioni. Quella attuale, accogliendo le critiche dei lettori che mi hanno comunicato il loro pensiero in merito, non è molto esplicativa, e non consente di comprendere le tematiche principali del romanzo, anche se non sono sicuramente semplici da rappresentare con una illustrazione. Per quanto riguarda il futuro, sto concludendo il mio secondo romanzo che sarà molto diverso da questo, ma nasce con lo stesso scopo: stimolare pensieri nuovi, che possano toccare il cuore e la mente. Il titolo probabilmente sarà "Dimensioni Coincidenti" e spero di riuscire a finirlo il prima possibile, perché è in lavorazione da molto tempo ma il lavoro, quello che mi consente di mangiare, non mi lascia molto spazio per scrivere, purtroppo. "La Cospirazione degli Involuti" e probabilmente anche i prossimi romanzi, saranno a tutte le fiere più importanti d'Italia dove parteciperò insieme all'associazione di cui faccio parte "Scrittori Emergenti Uniti".
Non mi rimane che ringraziare coloro che hanno dedicato il loro tempo alla lettura di questa intervista.

Il link al mio sito è: www.maxpenna.com

mercoledì 3 agosto 2016

Recensioni in 10 righe: "La macchia umana" di Philip Roth



Coleman è un preside di facoltà fanatico di quello che oggi chiameremmo "il merito" che tuttavia, per ottenere carriera e credibilità sociale, nasconde un enorme segreto sulle proprie origini. Un giorno a lezione usa un termine ambiguo (che può essere interpretato anche come insulto) verso due studenti assenti, che lui non ha mai visto ma che sono, disgraziatamente, neri. La comunità accademica si solleva contro di lui, lo accusa di razzismo: questo innesca da parte di Coleman una serie di reazioni controproducenti che, anziché riabilitarlo, lo portano a licenziarsi e a perdere la moglie. Dopodiché egli intraprende una relazione sconvenientissima con una donna, Faunia, molto più giovane di lui, analfabeta e dal passato burrascoso, che gli scatena nuovamente contro la morale bigotta della comunità e l'ipocrisia del "politicamente corretto". Sullo sfondo c'è anche la contemporanea vicenda del presidente Clinton e della stagista Lewinsky, che Roth ci racconta con sarcasmo, come ennesimo esempio del voyeurismo e della falsa morale della società americana (e della società universale). La storia principale, quella di Coleman, tiene insieme le storie altrettanto importanti e tragiche di tutti gli altri personaggi che gli ruotano intorno: Faunia, suo marito reduce dal Vietnam, la giovane e ambiziosa professoressa Delphine Roux, la famiglia di Coleman. Di volta in volta il punto di vista cambia, e noi entriamo nella mente, nelle ossessioni e nelle tragedie di ciascuno di questi personaggi, e il confine tra vittime e carnefici, tra buoni e cattivi è di continuo violato. La macchia umana è il lato oscuro, l'inevitabile "sporcizia" legata alla nostra stessa corporeità da cui l'esistenza di ciascuno di noi non può prescindere, malgrado la grettezza e la stupidità della società che sa solo condannare ipocritamente e imporre maschere menzognere. Quella macchia è in tutti i personaggi, che vivono scontandone il prezzo e il peso, senza poterla mai cancellare o ignorare. Un romanzo sgradevole quanto basta, ricchissimo e profondo. 


Voto *****