sabato 2 luglio 2016

Consigli per scrittori sommersi: circa 10 cose che ho imparato su premi e concorsi letterari (e che ora potete imparare pure voi).


Scrittori emergenti
1)   Non partecipate mai alla prima edizione di un concorso letterario: capita che si facciano mandare le quote di iscrizione e poi semplicemente scappino con il bottino, e voi scopriate di non sapere dove rintracciarli perché la sedicente associazione culturale organizzatrice in realtà non esiste. Adorabili questi, nel loro genere. 

2) Sappiate che vincono per lo più racconti piagnoni e commoventi. Mo’ ve l’ho detto, fate un po’ voi. 

3) Vincono per lo più poesie brutte cuore-ammore-mareggabbianelle, nei concorsi con giuria alla buona, oppure poesie che fanno finta di essere complesse ma in verità non ci si capisce niente perché l’autore sta con sé e si basta. Insomma, grosso modo vincono sempre le stesse poesie, capito il genere siete a cavallo. Posto che voi scriviate poesie solo per vincere i concorsi. 

4) Non partecipate mai a concorsi dove si vincono targhe e opere d’arte (pregevoli), il perché è inutile che ve lo spieghi. 

5) Non partecipate mai a concorsi organizzati da case editrici a pagamento, perché cercheranno in qualche modo di pubblicarvi (dietro vostro lauto compenso) qualunque cosa, che vinciate o no. 

6) Se vi telefonano gli organizzatori di qualche concorso, magari sponsorizzato dal Presidente della Repubblica e da tutti i corazzieri schierati, dicendovi di essere rimasti colpiti dai vostri testi e che vogliono inserirvi in un’antologia dei meglio scrittori del secolo, di cui ovviamente dovete condividere le spese di pubblicazione (esose, ma il tomo è in pergamena pregiata e miniata), non ci credete. Se foste i migliori scrittori del secolo ve ne sareste accorti, per lo più gratuitamente. 

7) Sappiate che i bandi di concorso sono peggio delle gride manzoniane, bisogna saperli leggere. Ad esempio, esistono 50 sfumature di inediti: c’è l’inedito su carta, ma edito come ebook, o edito sul web, o edito in antologia senza contratto di edizione (quindi inedito, dal punto di vista legale). Insomma, se avete un bel racconto piagnone da iscrivere, ma esso non è rimasto finora del tutto inattivo nel vostro archivio, non disperate: cercate di leggere tra le righe del bando a quale tipo di inediti fa riferimento quel premio e, se non si capisce, scrivete agli organizzatori e chiedete informazioni. Il più delle volte c’è una sfumatura di inedito che fa al caso vostro. 

8) Non iscrivetevi a concorsi dove il premio è essere pubblicati, senza ricevere una lira di diritti d’autore, in un’antologia che poi, ovviamente, cercheranno di vendere a voi stessi medesimi la sera della premiazione. Con tante congratulazioni. 

9) Non iscrivetevi a concorsi dove la giuria è composta da gente che, a occhio e croce, di letteratura ne capisce molto meno di voi. A meno che non abbiate un bel racconto piagnone, di cui volete saggiare la presa emotiva sulla suddetta giuria nazional-popolare. 

10) Non pagate quote di iscrizione ridicolmente alte, a fronte di premi inconsistenti (vedi i punti 4 e 8); in questi casi viene meno l’effetto casinò e resta solo l’effetto volatile spiumato (con dolore). 

11) E soprattutto: non iscrivetevi a concorsi che vi impongono una premiazione all’altro capo della penisola, a meno che il premio non sia considerevole, anche per gli eventuali finalisti, e vi consenta di coprire in scioltezza le spese di aereo-treno-soggiorno-ristorazione. Quelli che poi, se vincete o siete finalisti, vi ospitano gratis e vi offrono la cena di gala sono i miei premi letterari preferiti. Peccato che non ne ho ancora mai vinto uno, dei miei preferiti. Anche perché oggettivamente sono pochissimi. Purtroppo. 

12) Un’altra cosa che vi consiglio è di partecipare ai premi letterari come giurati (a pagamento): vero che vi tocca leggervi migliaia di racconti tendenzialmente piagnoni e altrettante poesie bruttissime o incomprensibili (o, Dio vi scampi, tutte e due le cose insieme); ma alla fine non pagate quote di iscrizione, non vi tocca comprare niente che sia stato scritto da voi, vi offrono la cena e, poco o tanto, qualcosa vi mettete in tasca di sicuro. Anzi, se qualche associazione culturale vera o sedicente, o il Presidente della Repubblica o i corazzieri, avessero bisogno nei mesi estivi di una giurata scrittrice, poetessa, blogger e prof, per un concorso prestigioso in un luogo fresco e ameno, io mi candido. Fatemi sapere.

Scrittori sommersi

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