lunedì 27 giugno 2016

Ma l'emergente come fa? Interviste a soci SEU: Elena Genero Santoro

Comincio oggi a proporvi una serie di interviste a soci S.E.U. (Scrittori Emergenti Uniti). L’intento, come vedrete, non è affatto celebrativo o autocelebrativo: lo spazio “promozionale” è molto ridotto e autogestito, e ringrazio gli autori di aver accettato lo stesso, molto cortesemente, di rispondere alle mie domande. Volevo infatti sfruttare l'occasione per dare un'occhiata senza filtri al mondo degli autori cosiddetti “emergenti”, su cui circolano molti pregiudizi, soprattutto relativi alla loro presunta ambizione scellerata e acritica. Così ho fatto domande su punti "sensibili" per l’autore ancora a inizio carriera (se mai esistesse una “carriera” per chi scrive): più o meno l’equivalente del “chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?”. Mi pare di aver ottenuto risposte dirette e sincere, che spero, alla fine, ci consentiranno, oltre che di conoscere individualmente alcuni autori, anche di tirare le somme e fare un piccolo ritratto collettivo.

La nostra prima ospite è Elena Genero Santoro. 



1) Ciao Elena. Vuoi presentarti (come autore e come essere umano) ai lettori del blog?

Ciao Tina e grazie di questo spazio. Vivo vicino a Torino, dove sono nata nel 1975, ho un marito e due figli. Di giorno lavoro full time in un’azienda che fa auto e nel week end, potendo, scrivo. 

2) Quando hai cominciato a scrivere? E quando hai pubblicato il primo testo?

In verità ho iniziato a disegnare intere storie a fumetti alle elementari, solo che poi mi scocciavo a colorarle tutte. A me interessava la storia, non tanto la sua grafica. All’epoca prediligevo di gran lunga i fumetti ai romanzi. In seconda media ho scritto a mano e su un taccuino il mio primo romanzo sentimentale, che, ovviamente, a guardarlo col senno di poi, è poco più che un lungo racconto. Oggi direi che è impubblicabile per molti motivi, eppure conserva una sua dignità. La produzione di romanzi taccuineschi è durata fino alla fine del liceo ed è ancora tutta nel mio cassetto. Nel mezzo c’è stata la vita, la laurea, il lavoro e non ho più scritto fiction. È stato all’età di trentasei anni che, in un periodo di quiete forzata (ero incinta e non potevo muovermi) ho buttato giù il mio primo vero romanzo, “Perché ne sono innamorata”, che è stato pubblicato un paio di anni dopo. 

3) Cosa ti spinge a scrivere, quali sono le tue motivazioni più segrete?

Le motivazioni sono tante e me le sono chieste a lungo anche io, ma credo che di base ci sia la voglia di capire, analizzare la realtà che mi circonda e alla fine cambiarla in modo da renderla migliore. Quando scrivo dipano i pensieri, do un senso alle cose e trovo le soluzioni che mi mancavano.

4) Perché hai deciso di pubblicare? 

Sai che non lo so ricordo più? Potrei dirti che qualche amico e parente mi ha letta e incoraggiata, ma la molla che mi ha fatto desiderare di passare dal manoscritto al libro vero e proprio è forse stato il bisogno di dare una dignità a ciò che avevo fatto e la speranza che il mio lavoro potesse diffondersi tra gli interessati. 

5) Hai pubblicato con una casa editrice o con il self-publishing? 

Ho iniziato (drammaticamente) con un self solo cartaceo ed è stato un bagno di sangue! Quante scemenze fa fare l’inesperienza. Non ho venduto nulla e giustamente. Nessuno spende 16 euro per un libro dalla copertina orrenda, scritto da un’emerita sconosciuta che si è auto pubblicata. Al limite uno può correre il rischio di sprecare qualche centesimo per un ebook self, non certo per qualcosa che supera i 10 euro. 

6) Perché hai fatto questa scelta? 

Dopo l’esperienza fallimentare del self cartaceo, ho cercato degli editori. Un editore non a pagamento, per quanto piccolo, prima di investire su di te opera una selezione e quindi l’essere stata scelta è stato il primo modo per acquistare un minimo di credibilità. E anche le mie copertine ne hanno tratto giovamento…

7) Sei stato soddisfatto dei risultati, continuerai così o intendi in futuro prendere una strada diversa?

Ovviamente non guasterebbe una visibilità maggiore, un numero di vendite superiore, e quant’altro. Però sono soddisfatta di quanto fin qui ottenuto. Sono riuscita a legare il mio nome a un certo tipo di narrativa orientata verso i temi sociali. Mi sto creando una reputazione. Qualcuno mi conosce e mi apprezza, anche grazie alla mia presenza nel blog “Gli Scrittori della Porta Accanto” di cui sono caporedattrice. Direi che va bene così.

8) Cosa dovrebbe dare un buon libro ai suoi lettori?

È una bella domanda e me lo chiedo spesso per cercare di migliorare il mio prodotto. Io personalmente credo che ci debbano essere alcuni ingredienti fondamentali: una buona storia, originale, che invogli alla lettura, e una scrittura piacevole. Non importano tanto il genere o lo stile. Se la storia è interessante, non scontata, e la scrittura è gradevole, il libro può essere apprezzato. Credo poco nei romanzi senza una trama, meditativi, magari autocelebrativi che raccontano flussi di pensieri. Anche perché, diciamolo, non siamo tutti James Joyce! Un buon libro deve consentire un momento di evasione al lettore, non deve essere un peso. Se poi in una trama ritmata ci sono momenti di introspezione e messaggi formativi, meglio ancora. 

9) Come mai, secondo te, in Italia ci sono pochi lettori? 

La lettura è qualcosa in cui ci si deve mettere in gioco attivamente, scegliendo il testo giusto, applicandocisi e lavorando di fantasia. È sicuramente più impegnativo che accendere la televisione e spegnere il cervello davanti a programmi spazzatura. C’è anche da dire che la lettura ha un costo e non tutti vogliono spendere. Non importa che gli ebook siano venduti a prezzi irrisori e che esistano pure le biblioteche. La pigrizia è imperante. E non tutti amano gli e-reader.

10) Cosa si potrebbe fare, secondo te, per motivare gli italiani che non leggono?

Se lo sapessi avrei già convinto molte persone a leggere e invece non è accaduto! 

11) A cosa serve oggi, secondo te, la narrativa?

Serve a evadere, serve a trovare risposte, serve a incrementare la propria conoscenza. Oggi come in passato, per chi la sa apprezzare.

12) Cos'è, secondo te, il “successo” per uno scrittore? 

Il successo di uno scrittore, nel bene o nel male, è decretato dalle vendite. Se non vende e non riesce a farsi conoscere, il successo non può arrivare, anche se magari è molto bravo. Senza vendite si parla solo di buona reputazione e pubblico di nicchia.

13) Quali sono gli ostacoli più seri che un autore deve affrontare sulla via dell’affermazione personale?

Il primo ostacolo è farsi conoscere, informare il mondo della propria esistenza, ed è difficilissimo. La concorrenza è vasta e il nostro romanzo, seppur meraviglioso, rischia di non uscire dalla cerchia delle nostre amicizie. Poi, ovviamente, bisogna farsi apprezzare, bisogna lavorare su ciò che si vuole proporre, bisogna confezionare un prodotto di qualità. Uno dei grossi ostacoli con cui un autore si scontra è l’orgoglio, la difficoltà di mettersi in discussione e anche l’arroganza di voler propinare al lettore il primo canovaccio, magari scritto di getto, senza una struttura e per nulla rifinito.

14) Cosa dovrebbe fare, secondo te, uno scrittore che non riuscisse a raggiungere questo tipo di “successo”?

Se c’è la passione ma il successo non arriva, e nella maggior parte dei casi non arriverà, si deve comunque perseverare coltivando il proprio pubblico affezionato e cercare ugualmente di migliorarsi. Lavorare su se stessi, sempre, e chissà che in futuro qualcosa non cambi. 

15) Ora ti spetta il tuo piccolo-spazio-pubblicità autogestito: parlaci dei tuoi libri, dei tuoi progetti, di un evento in programma… insomma di quello che vuoi gridare al mondo là fuori. 

Ho scritto una serie di dieci libri che ha per protagonisti una coppia: Futura e Patrick, attorno alla quale ruotano una miriade di altri personaggi. I libri pubblicati al momento sono solo tre: il primo, “Perché ne sono innamorata”, edito da Montag; il secondo, “L’occasione di una vita”, con Lettere Animate, e il nono, a cui ho dato la priorità per un motivo affettivo, che è uscito con 0111 edizioni (“Un errore di gioventù”, che tratta l’argomento della pena di morte. L’ho scritto dopo l’esecuzione del mio penfriend in Florida). Prossimamente, con Lettere Animate, usciranno gli altri titoli della serie. 
Sono romanzi contemporanei che mettono al primo posto sentimenti, amore e relazioni umane, e che affrontano anche temi sociali. Il leitmotiv è la violenza di genere, che compare in varie forme, ma ci sono anche altre situazioni: l’aborto, la perdita di un congiunto, l’anoressia, la transessualità.
Poi ho pubblicato altri due libri indipendenti con 0111 Edizioni: “Gli Angeli del Bar di Fronte”, che parla dell’immigrazione da ambo i punti di vista, quello dei nativi e quello dei nuovi arrivati, e “Il tesoro dentro”, che affronta la malattia mentale e la vedovanza.
“Gli Angeli del Bar di Fronte”, ultimamente, mi ha dato qualche bella soddisfazione.

Link al blog Gli scrittori della porta accanto: http://www.gliscrittoridellaportaaccanto.com/p/elena-genero-santoro.html

Grazie Elena!

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