domenica 5 giugno 2016

La mia gavetta (irriflessive e premature esternazioni)





Cari potenziali lettori, cari eventuali editori,



vi scrivo per comunicarvi che la mia gavetta è finita. Non perché ho pubblicato qualche piccolissimo libro, non perché ho ottenuto qualche (rara ma preziosa) recensione o dimostrazione di stima. La mia gavetta è finita, oggi, stamattina, perché sono stufa. 

Per farmi conoscere, per vendere qualche copia, per ottenere un po’ di visibilità (pochissima) ho provato la ricetta consigliata da tutti gli esperti (esperti?) del campo: presenza sul web, sui social, nei gruppi; concorsi, antologie, pubblicazioni gratuite, poi semigratuite, e qui ci si ferma. Ho conosciuto, virtualmente e di persona, un sacco di gente. Di alcuni davvero ringrazio Iddio, per la loro serietà, onestà, competenza ed entusiasmo; di molti avrei potuto fare a meno volentieri, anzi non vedo l’ora di dimenticarli, ora che la mia gavetta è finita. Per essere breve, vi faccio un elenco di tutte le cose, di tutti i personaggi, di tutte le situazioni detestabili, che mi spingono a dichiarare conclusa or ora, all’improvviso e senza costrutto, una gavetta così ben avviata.
Odio i tempi lunghi, lunghissimi delle valutazioni editoriali, che fanno uscire un libro quando ormai quasi non ti ci riconosci più. 
Odio le non risposte, i mesi perduti senza neppure una mail a dichiarare la fine dell’attesa. 
Odio le lamentele supponenti, i luoghi comuni di sedicenti editor e curatori su questo popolo, a loro dire sconfinato e presuntuoso, di analfabeti che pretendono di scrivere; odio gli errori di sintassi e di ortografia dei sedicenti, lamentosi e supponenti editor e curatori. 
Odio i lettori che scaricano un ebook se è gratis e poi non lo leggono. 
Odio i lettori che scaricano gli ebook solo se sono gratis, perché già 99 centesimi sono una cifra eccessiva, per un libro. 
Odio gli amici che ti torturano con i gattini e le bufale e poi inorridiscono e si indignano se li inviti a una presentazione, se gli dici che hai scritto un libro.
Odio quelli che si mettono sulla difensiva, come se gli volessi fregare con destrezza il portafoglio. 
Odio le cazzate su facebook e sui social tutti che tocca dire e leggere. 
Odio dovermi autoproporre, autopromuovere perché la piccola casa editrice non ha il tempo, le conoscenze, i soldi per farlo. 
Odio dovermi chiedere allora perché fare gli editori e non gli idraulici, mestiere notoriamente ben più solido e di maggiori e più concrete soddisfazioni. 
Odio regalare libri per recensioni che poi non arrivano o arrivano talmente stupide e sgrammaticate che mi vergogno a diffonderle, anche (o soprattutto) se mi danno 5 stelle. 
Odio i piccoli favori tra amici, odio ancora di più gli sgambetti e i silenzi, le diplomatiche distrazioni tra ex amici. 
Odio tutti quelli che predicano bene e poi razzolano (sotto falso nome) malissimo. 
Odio le cricche di ogni levatura: dalle cordate di auto-pubblicati autoerotici alle parrocchiette snob che “siamo solo noi”. 
Odio gli editori che non sanno distinguere un buon libro da un libro mediocre e, per non saper né leggere né scrivere, li pubblicano tutti e due. 
Odio gli editori che sono orgogliosamente “free” (non a pagamento), e poi cercano di fregarti con mezzucci e piccole truffe di cui non ci si deve accorgere, di cui non si deve parlare. 
Odio tutti quelli che piangono miseria (ma se volete fare soldi fate gli idraulici, i notai, i dentisti, buon Dio!). 
Odio i concorsi in cui, da anni, vince sempre la stessa pseudo-poesia o lo stesso racconto piagnone. 
Odio questo e sicuramente anche molto altro che ora non mi viene in mente.
Per cui da oggi, da stamattina, la mia gavetta è finita. 
Smetterò di frequentare gente e situazioni che detesto, ma continuerò, spero, ad avere a che fare con quelle poche, stimabili e preziose persone che lavorano seriamente, onestamente e con passione, che amano davvero i libri, le storie, le poesie. 
Smetterò di autopromuovermi per conto terzi, ma continuerò a scrivere, perché scrivere è quello che voglio fare. 
Smetterò di organizzare presentazioni, eventi e altre scocciature, ma verrò volentieri, se invitata, a leggere le mie e le altrui storie e poesie, a chiacchierare con chiunque sia interessato ai miei o agli altrui libri.
Smetterò di regalare i miei libri a sedicenti blogger o recensori sgrammaticati, ma sarò ben felice di farli avere a chi me li chiederà e potrà dimostrare di saper scrivere un articolo in un italiano corretto e piacevole (mi metta poi le stelline che vuole e che mi merito).
Smetterò di spedire manoscritti a piccole case editrici che non sanno quello che fanno o che sono già, per definizione e anche un po’ per loro colpa, sull’orlo del tracollo; manderò quello che scrivo a delle case editrici che posso stimare o che, per lo meno, siano in grado di far fronte agli impegni minimi di un vero editore: una selezione intelligente dei testi, un editing professionale, una bella copertina, una promozione degna di questo nome. Nel caso nessuna casa editrice capace di fare tutto ciò trovasse interessanti i miei nanoscritti, li metterò bel belli, per lo più digitali e splendidamente gratuiti (o semi-gratuiti, perché pare che Amazon non gradisca si facciano regali, dalle sue parti) sugli store on line. Tanto non scrivo per diventare ricca o famosa, ma per essere letta, apprezzata o criticata da voi, potenziali lettori dotati di e-reader o di apposito tablet. Così, inoltre, potrò morire senza essere accusata di aver affamato dei novelli Don Chisciotte, o di aver tolto la vita alle poche foreste che ci rimangono. Teniamocele care.

2 commenti:

  1. "Odio tutti quelli che piangono miseria (ma se volete fare soldi fate gli idraulici, i notai, i dentisti, buon Dio!)"

    Sono d'accordo con te, ma, per favore, non si metta sempre in mezzo gli idraulici: per l'immaginario collettivo siamo diventati degli omini con la pancia, un po' buffi e spesso illetterati, che però sono anche gli amanti occasionali delle casalinghe (più o meno disperate) e che guadagnano più dei dentisti.
    A parte questo, trovo il tuo sfogo/monologo, anche un po' "lettera d'intenti" (che per fortuna i premier hanno smesso di scrivere), pienamente condivisibile.
    Distinguiamo tra arte, piacere di scrivere e best-seller.

    *
    "Smetterò di organizzare presentazioni, eventi e altre scocciature, ma verrò volentieri, se invitata, a leggere le mie e le altrui storie e poesie, a chiacchierare con chiunque sia interessato ai miei o agli altrui libri."

    Magari mangiando una coppa di gelato.

    Ljuset

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  2. Ma sei idraulico o gelataio? :-D
    Grazie Ljuset per il commento e per la condivisione d'intenti, a presto!

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