giovedì 28 aprile 2016

Recensioni in 10 righe: "Anatomia della ragazza zoo" di Tenera Valse





Una famiglia dove non si respira, la crudeltà forse inconsapevole di chi, da genitore, si impedisce la felicità per insegnare anche ai figli la disperazione della vita, e questa è l'unica educazione che Alea riceve: un'educazione all'odio e alla fuga. Con uno stile originale, una lingua ricca e composita, distinta dalle scorrevolezze e scioglievolezze nazionalpopolari, Tenera Valse ci racconta l'atroce storia di una famiglia borghese come tante, dagli anni '70 in poi, senza nessuna nostalgia, nessun rimpianto, nessuna postuma giustificazione. Se siamo quelli che siamo, piccoli e infelici, sappiamo chi ringraziare. Resta, dopo la lettura, una certa angoscia che si cerca di medicare con qualcosa di dolce: un bel ricordo d'infanzia, una bella canzone vintage, un abbraccio. Qualcosa che ti autorizzi a dire: io però sono diversa, a me è andata in un altro modo.

Voto **** e 1/2, praticamente fantastico.

sabato 23 aprile 2016

Recensione (in più di 10 righe): “Il cielo sopra l’inferno” di Sarah Helm



a
Quarta di copertina: Maggio 1939. Centinaia di donne – casalinghe, dottoresse, cantanti d’opera, politiche, prostitute –, provenienti da un carcere comune, raggiunsero prima in treno e poi su camion un luogo nascosto nei boschi a nord di Berlino. Attraversarono, poi, gli enormi cancelli di ferro tra gli insulti, le urla, i latrati dei cani e le percosse delle guardie. Erano le prime prigioniere di Ravensbrück, il nuovo campo di concentramento femminile “modello” ideato da Heinrich Himmler. In sei anni vi furono rinchiuse 130.000 donne, provenienti da più di venti Paesi in tutta Europa. Erano di diversa estrazione, nazionalità, credo politico; solo poche tra loro erano ebree: Ravensbrück serviva ai nazisti per eliminare tutti “gli esseri inferiori”. Zingare, esponenti della Resistenza, nemiche politiche vere o presunte, disabili, “pazze” dovettero sopportare privazioni, sevizie, malattie, lavori forzati, esperimenti “medici” ed esecuzioni sommarie. Negli ultimi mesi di guerra il lager divenne un campo di sterminio, perché era necessario far sparire in fretta “le prove” della sua reale funzione ed entro l’aprile del 1945 vi vennero trucidate tra le 30.000 e le 90.000 donne, molte con i loro bambini. Per anni, fino alla fine della Guerra Fredda, la verità su Ravensbrück è rimasta nascosta. Grazie a interviste esclusive e documenti inediti, Sarah Helm ci offre una vivida ricostruzione e una testimonianza indimenticabile di uno dei capitoli più tristi della nostra Storia. 

La prima impressione è che ci sia, in questo libro, molto materiale a cui però manca un lavoro di organizzazione e interpretazione. In ogni caso alcune idee emergono: 
1) Nel campo (in tutti i campi?) si viveva e si moriva essenzialmente per caso. L’idea di una macchina di sterminio razionale e perfetta qui è contrastata dalle testimonianze sul caos che regnava a Ravensbrück, sulla inconsistenza dei criteri per cui si veniva mandate al lavoro o alle camere a gas, per cui si veniva punite a morte o ci si salvava. La differenza la faceva il caso, il trovarsi nelle mani di un certo medico, l’avere buone relazioni, un po’ di salute o di pelo sullo stomaco in più, e ciò che ti salvava un giorno poteva portarti a morire il giorno dopo. Questa era la base del terrore continuo in cui le donne vivevano. 
2) Verso la fine della guerra, sebbene ormai tutti sapessero cosa accadeva nei campi, nessuno intervenne per fermare la strage. 
3) L’orrore non finì con la liberazione. Le donne furono oggetto di stupri e violenze da parte degli stessi liberatori, poi dell’incredulità e del fastidio generale per ciò che volevano raccontare e testimoniare. 
Molti industriali che avevano usato il lavoro degli “schiavi” dei campi di concentramento avevano fatto finta di non vedere la realtà delle cose mentre ne approfittavano e, dopo la liberazione, non furono chiamati a rendere conto della loro complicità, perché il loro appoggio era utile agli americani contro i comunisti russi. I quali, dal canto loro, condannarono molte sopravvissute per supposte complicità con i tedeschi, e questo chiuse spesso la bocca a molte donne che preferirono non testimoniare per paura di essere processate. 

Voto: *** Interessante

lunedì 18 aprile 2016

Recensioni in 10 righe: "Proibito" di Tabitha Suzuma



Va be', mi sono lasciata fuorviare dalle recensioni e dal tema a dir poco scabroso e non mi sono resa conto che si trattava di un testo young adult. Quindi mi sono ritrovata a leggere un romanzetto d'amore con la sola particolarità che lui e lei sono fratello e sorella. Del tormento psicologico che la situazione sottintende si trovano solo poche tracce nella storia e sicuramente nessuna traccia nello stile "scorrevole" che il genere e il target evidentemente impongono. Alla fine non resta molto, ma probabilmente se avessi 16 anni sarei rimasta più colpita. Per questo motivo, e anche perché c'è comunque lo sforzo di parlare del disagio familiare, dei giovani e della loro purezza, malgrado tutto, lascio ** stelline e mezzo, quasi ***.

giovedì 14 aprile 2016

Io ci sarò





Il clima sta cambiando. Le carestie tra qualche anno (pochi anni, ci saremo ancora io e te, lurido coglione che apri i gruppi fb per sfottere i ciccioni) saranno cosa frequente. Per sopravvivere in un mondo dove il cibo sarà risorsa scarsa ci vorranno due cose, prima di tutto: cervello veloce e metabolismo lento. Io ce li ho entrambi e tu no, lurido pezzo di merda, coglione. Non so quanto durerà ancora la Terra, ma io sicuramente ci sarò, a guardarti mentre rosicherai le ossa dei tuoi figli rimpiangendo tutte le merendine che non ti sei mangiato quando potevi e poi schiatterai con dolore, e sarai ossa tra le ossa, e quello sarà il tuo momento di massimo splendore. Coglione morituro di fame. Io ci sarò, viva e vegeta, a farmi quattro miliardi di risate mentre tu stiri le tue inutili cuoia rinsecchite e dismetti per sempre l’unico neurone deprivato che ti portavi dietro giusto per compagnia. Io ci sarò.

E sarò in forma smagliante.

lunedì 11 aprile 2016

Recensioni in 10 righe: “2084. La fine del mondo” di Boualem Sansal



Ero molto incuriosita da questo romanzo che promette di ispirarsi a “1984” di Orwell e di restituircene una versione attualizzata, nel contesto dei problemi legati al terrorismo dell’ISIS. Così appena è uscita l’edizione italiana me ne sono procurata una copia e ho cominciato la lettura, con una serie di timori e di aspettative. In sostanza i timori riguardavano la possibile (probabile?) strumentalizzazione politica di un romanzo di così immediata attualità; le aspettative tuttavia, di matrice filosofico-letteraria (cosa avrà ripreso e cosa avrà rivisto Boualem Sansal del mondo orwelliano? Come avrà immaginato il totalitarismo di domani?), facevano da contrappeso ed equilibravano i timori. Dopo un inizio forse lento, ma con un suo fascino nelle descrizioni di una società completamente sottomessa da un regime religioso totalizzante (di ispirazione chiaramente islamica), la macchina narrativa si inceppa, e l’unica reazione che riesce a suscitare è la noia. Ripetizioni, mancanza quasi assoluta di parti dialogiche, apparenti o reali incoerenze, e infine, nella parte centrale e finale, una specie di sciatteria anche nella forma, come se si trattasse più del riassunto di un’opera ancora da scrivere e rivedere che di un romanzo pronto per la pubblicazione. Confesso di aver finito la lettura per un autoimposto senso del dovere più che per interesse. Anche l’idea di Orwell è stata ripresa in modo pedissequo e, francamente, non so cosa mi rimane di questa lettura.


Voto: *

venerdì 8 aprile 2016

Recensioni in 10 righe: "Lolita" di Vladimir Nabokov


Eh, certo, non è una novità letteraria. Ma, come ormai avrete intuito, le mie letture seguono dei criteri selvaggi che valli a capire... Insomma, io di questo libro conoscevo parecchi brani, molte recensioni e citazioni, avevo visto il film di Stanley Kubrick (bellissimo e non del tutto fedele, ora lo so, al romanzo per questioni di censura), ma non l'avevo mai assaporato integralmente. Sapete, quei classici di cui si parla talmente tanto che si finisce per credere di averli già letti. Beh, invece è stata una magnifica sorpresa, questo romanzo. Cupo, triste, ossessivo e folle. Stiamo, nostro malgrado, dall'inizio alla fine, nella mente malata di un pedofilo e, quel che è peggio, vediamo evaporare quei bei confini rassicuranti che distinguono noi da lui; stiamo scomodi, in quella posizione, eppure continuiamo a leggere perché, anche noi, siamo chiusi nella sua stessa prigione, incatenati al suo amore disperato e sordido. L'autore sostiene di non aver voluto insegnare nulla a nessuno, con questa storia: "Lolita", dice, è "il resoconto della mia storia d'amore con la lingua inglese". In effetti, leggere queste pagine è stato un vero piacere, un piacere sempre più raro, e prezioso.


Voto: ***** 

domenica 3 aprile 2016

Recensioni in 10 righe: Begoña Huertas, Una notte ad Amalfi



Una coppia tranquilla va in vacanza nella splendida costiera amalfitana, alloggia in un b&b a strapiombo sul mare e fuori dal mondo, senza web e senza connessione per il cellulare, ma appena arrivati e sistemati in camera lei si allontana per fare delle commissioni e non torna più. Man mano che la notte avanza si insinuano inquietudini, paure, sospetti e resta il mistero della sparizione della donna. Molto bella la tensione che si crea tra il paesaggio idilliaco e la situazione angosciosa, in cui ogni cosa diventa potenzialmente pericolosa essendo sconosciuta, al limite dell'allucinazione. Il finale è quasi all'altezza della tensione creata nella prima parte, cosa abbastanza rara nei thriller. 

Lettura discretamente affascinante, consigliata: *** e mezzo.