lunedì 21 marzo 2016

Hanami


Oggi è il primo giorno di primavera. In Giappone è previsto l'inizio della fioritura dei ciliegi e della stagione dell' hanami ("ammirare i fiori").
Anni fa ho abitato per alcuni mesi a Tokyo. Per un lutto ho dovuto tornare in Italia un po' prima del previsto, nel mese di marzo, pochi giorni prima dell'inizio della fioritura. Un anziano professore (persona importante e stimata, che certo qui in Italia non avrebbe avuto tempo da perdere con me e con i ciliegi in fiore), quando seppe che stavo per lasciare il Giappone, mi espresse tutto il suo rammarico: tra pochi giorni sarebbero fioriti i ciliegi e io dovevo partire... Me lo disse più di una volta, durante un ricevimento, e sembrava seriamente dispiaciuto, tanto più che conosceva il motivo della mia partenza e immaginava la mia tristezza. Scuoteva la testa, e mi descriveva la bellezza della primavera giapponese, e sembrava fosse quella la cura per me: un po' di bellezza, un po' di speranza, un po' di primavera. Che disdetta dovermene andare solo pochi giorni prima, dover partire così presto! Poi gli venne un 'idea, e gli brillavano gli occhi. Mi convinse a salire in macchina con lui e con sua moglie: voleva farmi una sorpresa. Io non capivo bene, ma era una persona importante e rispettata e non me la sentivo di rifiutare. Ci mettemmo in macchina e cominciammo ad andare in giro per zone da me mai esplorate; il professore e sua moglie parlottavano e discutevano tra loro, in giapponese, e sembravano non avere neppure loro ben chiaro dove volessero andare. Dal tono e dai gesti uno sembrava voler andare di qua, l'altra scuoteva la testa, disapprovava, e indicava di andare di là, piuttosto. Dopo parecchi giri senza apparente costrutto, forse un'ora di macchina se non di più, arrivammo in un quartiere periferico, dove c'era una strada alberata. Il professore mi fece scendere, con gli occhi allegri di un bambino, e mi accompagnò un po' più in là, sotto l'unico albero che, con gentilezza sublime e tutta orientale, aveva deciso di anticipare di qualche giorno la fioritura e mi offriva la vista di una nuvola di fiori bianchi, medicina miracolosa per la mia malinconia. Il professore ora sorrideva soddisfatto, e io potevo partire con la certezza che il mondo non era tutto buio e cattivo. Una certezza che porto con me e che si rinnova ogni primavera, di fronte al primo albero in fiore che mi capita di vedere.

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