martedì 29 marzo 2016

Segnalazione: "Nient'altro che parole" di Annalisa Teodorani



Segnalo questa piccola raccolta preziosa uscita da poco in ZoomPoesia.
Le poesie sono parte in italiano, parte in dialetto romagnolo. Tutte fanno il miracolo di unire semplicità e grande forza, miracolo che riesce solo ai poeti di talento. I testi in dialetto sono più calorosi, materni, legati alla terra e alla memoria. Quelli in lingua sono dedicati all'oggi, alla vita senza radici che ci tocca vivere, e che però le radici ce le lascia pensare, immaginare e desiderare:
"Se vivere è un ricordo
allora siamo io e la mia bambina
mano nella mano
a spasso per corridoi"

L'autrice Annalisa Teodorani: una biografia su Versante Ripido

giovedì 24 marzo 2016

Segnalazione: "Il durante eterno delle cose" di Davide Sapienza


Vi segnalo una recente uscita nella collana digitale di poesia della Feltrinelli: "Il durante eterno delle cose" di Davide Sapienza.


Sono "poesie di viaggio": l'autore si pone come osservatore, ascoltatore della natura e del mondo.  Il linguaggio è semplice, poco rilievo ha il ritmo, alcune poesie brevi rimandano all'oggettività allusiva dell' haiku. Troviamo silenzi, risvegli, rivelazioni improvvise, echi di un'esperienza panica o mistica della natura, negazioni dell'io di sapore buddhista, anticipazioni di ritorni in altri corpi. 
Il continuo movimento sembra essere l'unico modo di guardare e di percepire la verità delle cose e di noi stessi, oltre l'illusione di una costanza che non c'è, e che forse neppure ci manca.

L'autore: 

lunedì 21 marzo 2016

Hanami


Oggi è il primo giorno di primavera. In Giappone è previsto l'inizio della fioritura dei ciliegi e della stagione dell' hanami ("ammirare i fiori").
Anni fa ho abitato per alcuni mesi a Tokyo. Per un lutto ho dovuto tornare in Italia un po' prima del previsto, nel mese di marzo, pochi giorni prima dell'inizio della fioritura. Un anziano professore (persona importante e stimata, che certo qui in Italia non avrebbe avuto tempo da perdere con me e con i ciliegi in fiore), quando seppe che stavo per lasciare il Giappone, mi espresse tutto il suo rammarico: tra pochi giorni sarebbero fioriti i ciliegi e io dovevo partire... Me lo disse più di una volta, durante un ricevimento, e sembrava seriamente dispiaciuto, tanto più che conosceva il motivo della mia partenza e immaginava la mia tristezza. Scuoteva la testa, e mi descriveva la bellezza della primavera giapponese, e sembrava fosse quella la cura per me: un po' di bellezza, un po' di speranza, un po' di primavera. Che disdetta dovermene andare solo pochi giorni prima, dover partire così presto! Poi gli venne un 'idea, e gli brillavano gli occhi. Mi convinse a salire in macchina con lui e con sua moglie: voleva farmi una sorpresa. Io non capivo bene, ma era una persona importante e rispettata e non me la sentivo di rifiutare. Ci mettemmo in macchina e cominciammo ad andare in giro per zone da me mai esplorate; il professore e sua moglie parlottavano e discutevano tra loro, in giapponese, e sembravano non avere neppure loro ben chiaro dove volessero andare. Dal tono e dai gesti uno sembrava voler andare di qua, l'altra scuoteva la testa, disapprovava, e indicava di andare di là, piuttosto. Dopo parecchi giri senza apparente costrutto, forse un'ora di macchina se non di più, arrivammo in un quartiere periferico, dove c'era una strada alberata. Il professore mi fece scendere, con gli occhi allegri di un bambino, e mi accompagnò un po' più in là, sotto l'unico albero che, con gentilezza sublime e tutta orientale, aveva deciso di anticipare di qualche giorno la fioritura e mi offriva la vista di una nuvola di fiori bianchi, medicina miracolosa per la mia malinconia. Il professore ora sorrideva soddisfatto, e io potevo partire con la certezza che il mondo non era tutto buio e cattivo. Una certezza che porto con me e che si rinnova ogni primavera, di fronte al primo albero in fiore che mi capita di vedere.

giovedì 17 marzo 2016

Recensioni in 10 righe: Paolo Piccirillo, La terra del sacerdote




Romanzo ambientato nelle campagne del Molise, che fanno da scenario desolato a traffici di bambini, sfruttamento e stupri di donne immigrate, solitudini, sterili silenzi e altri orrori nascosti nel passato del sacerdote spretato Agapito.
Libro denso, interessante, scritto in modo non banale. Ma non riesco a dire che mi sia piaciuto, ho sofferto parecchio durante la lettura. Dalla prima scena mi si è piantato nel cuore questo senso di disgusto, di oscenità, di macabro perfino, e non se n'è andato più. Ogni capitolo continuava a girare intorno a questa visione: un male assoluto, stupido, rassegnato colpisce in qualche modo tutti i personaggi di questa storia, che se ne fanno partecipi se non altro col silenzio e la sopportazione. Dovrebbero esserci forse, nell'intenzione dell'autore, in alcuni personaggi anche tensione e desiderio di redenzione, ma lo stile e il modo del racconto li contraddicono. Nessuna via d'uscita pare davvero possibile da tanta (essenziale) oscurità. 

Voto ***

domenica 13 marzo 2016

Recensioni in 10 righe: "Quando eravamo foglie nel vento" di Anne Korkeakivi



"Illumina la scena letteraria internazionale di una nuova luce", "E' l'esordio dell'anno": ecco, a leggere queste cose sulla copertina di un libro Garzanti uno tende a farsi delle illusioni. In verità questo romanzo è gradevole, pur mancando (volontariamente) di pathos. Si tratta di una giornata nella vita di Clare, che vive a Parigi ed è moglie di un diplomatico, giornata in cui ne capitano di tutti i colori, in cui vengono infrante tutte le difese ipocrite sotto le quali, negli anni, la donna ha assemblato la sua immagine di moglie-madre apparentemente perfetta. Però, troppo abituata a dissimulare e negare emozioni e sentimenti, anche di fronte a eventi che avrebbero gettato nel panico chiunque, Clare si limita a osservare e a emettere riflessioni e flash back con un distacco abbastanza inverosimile, e addirittura a organizzare, nel frattempo, una cena elegante per favorire la carriera del marito. Insomma, succede di tutto, almeno potenzialmente, ma è come se non succedesse nulla. Se, malgrado questo, non viene voglia di scagliare il libro contro il muro, è perché la situazione porta a un certo grado di immedesimazione anche la lettrice più refrattaria, purché abbia superato la quarantina: dite pure di no, ma tutte noi crescendo abbiamo lasciato per strada qualche relazione tempestosa, tutte abbiamo avuto da giovani una pericolosa (per noi e per gli altri) tendenza a fare castronerie. Sono cose che si superano, nella migliore delle ipotesi, e tuttavia un po' si rimpiangono. Delicato, ma niente di più.

Voto ** e mezzo.

lunedì 7 marzo 2016

Non mimose, limoni





E anche quest’anno siamo arrivati all’8 marzo, "festa" della donna.
Ma quest’anno vorrei regalarvi un po’ di limoni, anziché le solite mimose dolciastre. Fatevi una bella limonata e siate acide e pungenti come vecchie zitelle veterofemministe. 
Poi leggete ‘sta roba: 
(cito alcuni stralci dell’articolo “20 rituali per arrivare al cuore di un uomo” di Veronica Mazza, apparso su D Repubblica lo scorso anno e che potete leggere integralmente al link qui sotto: http://d.repubblica.it/lifestyle/2015/08/12/foto/rituali_per_arrivare_al_cuore_di_un_uomo_seduzione_geishe_coppia-2726589/2/#main-nav)

Rituale 5. Dimostrate intelligenza e talento. Se la vostra bellezza esteriore può conquistare un uomo al primo appuntamento, per costruire una relazione duratura dovrete sviluppare quella interiore, così come facevano le geishe. […] Gli uomini cercano compagne di vita con cui potersi confrontarsi, che abbiamo personalità e capacità di argomentare su più livelli. Ecco perché è fondamentale impegnarsi costantemente a coltivare i propri interessi, allenandosi in un percorso di auto miglioramento delle proprie qualità, senza però mai perdere di vista l’umiltà.

Rituale 6. Mostrate umiltà in tutto quello che fate. Se siete consapevoli di quanto valete, non avete bisogno di andare in cerca di riconoscimenti né di conferme. […] Fate in modo che gli uomini scoprano da soli la vostra intelligenza e le vostre doti, senza tirarle fuori con arroganza e presunzione. […]

Rituale 9. Siate un tesoro che va conquistato. […] Anche se gentili e premurose, ricordatevi di non apparire mai troppo accessibili e disponibili. Siate selettive e date corda solo a chi è veramente interessato a voi. Dategli la possibilità di corteggiarvi e lasciategli la libertà di prendere l’iniziativa, soprattutto all’inizio di una storia. Mostratevi misteriose e svelatevi un po’ alla volta, questo vi renderà ancora più attraenti.

Rituale 10. Aspettate a concedervi. […] Non solo accrescerete la tensione erotica, ma gli dimostrerete che non siete alla portata di tutti e che per voi fare l’amore è un’esperienza speciale che riservate solo a chi se lo merita. Non solo sarete più intriganti, ma apparirete come potenziali partner per una relazione più profonda e duratura.

Rituale 17. Consentite agli uomini di dimostrare la propria mascolinità. […] Fategli capire che per voi sono importanti, apprezzateli sia sul fronte del lavoro che nella sfera privata, soprattutto tra le lenzuola: per loro è incoraggiante sentirsi un bravo amante. E soprattutto lasciate che in alcune situazioni lui si senta al comando, dando valore alla sua mascolinità e alle sue scelte. […]

Rituale 19. Siate padrone di casa dinamiche. […] È un piacere avere accanto a sé una persona che sappia gestire la casa al meglio e che la renda accogliente, creando un'atmosfera rilassante e armoniosa, soprattutto quando si invitano gli amici e i parenti. Prendetevi cura delle mura domestiche così come fate della vostra storia d’amore.

Letto? E ora confrontate con questa roba qua (Il manuale della donna ideale):

Che dite? Sì, proprio così: sono passati 70 anni inutilmente.