lunedì 8 febbraio 2016

Bambini (2.Una posizione scomoda)


Viste le tendenze fratricide diffuse in questi giorni, prima di esprimere ogni altro concetto mi tocca fare delle premesse chiare sulla mia posizione ideologico-etico-religiosa. Che è, come dice il titolo, una posizione scomoda. Qualcuno direbbe perfino incoerente, e forse un po’ avrebbe ragione, se non fosse che credo sia meglio un po’ di incoerenza piuttosto che una posizione rigidamente allineata, chiusa a qualsiasi dubbio. 
Detto questo, faccio il mio personale outing: sono di sinistra (talvolta pericolosamente vetero-comunista), credo nella razionalità e nello stato laico, credo in Dio. E ora cerco di spiegarvi come faccio a vivere, abbastanza felicemente sebbene sempre attanagliata da dubbi e incertezze, in mezzo a tutte queste incompatibili visioni del mondo. 
Credo che tutti gli uomini e tutte le donne debbano avere il necessario per vivere dignitosamente, che tutti debbano avere le stesse opportunità di educazione e realizzazione di sé. Non credo che diritti e opportunità si ottengano senza consapevolezza e senza lotta, dato che ognuno difende i propri interessi e nessuno regala nulla a nessuno. Credo che la vita qui sulla terra sia importante e che il nostro corpo abbia diritto a essere amato e protetto, per quanto possibile, dal dolore. 
Credo nella razionalità e nello stato laico. E credo in Dio. Sono credente forse per l’educazione che ho avuto, o forse perché sì. Dopo molte divagazioni e ancora con molti dubbi su ciò che sta intorno al mio essere credente. Litigando tutti i giorni con la Chiesa Cattolica e con il fondamentalismo cattolico. Litigando anche con Dio stesso, per la verità, perché certe cose del creato non mi piacciono e non me le spiego. Ma comunque qua sto, in cammino. Però, però, non posso essere credente e intollerante, non posso essere credente e sicura di avere la verità in tasca, credente e giudicante, credente e violenta contro chi non mi pare degno della mia idea di vita e di giustizia. In effetti violenza e intolleranza stanno nella storia delle chiese e delle religioni, ma poi le religioni insegnano l’amore e la gentilezza, quindi sì, credo che si possa essere religiosi e tolleranti, religiosi e ragionanti, religiosi e non-violenti, perché è questa l’essenza delle religioni, al di là di quello che ne hanno fatto gli uomini nella storia.
Credo che tutti abbiano diritto di pensiero, di parola e diritto di vivere come credono giusto, senza limitare la libertà degli altri e senza arrecare danno a nessuno. Credo che sia necessario mettersi nei panni degli altri e cercare di comprenderli, invece che giudicarli. Credo che sia possibile discutere secondo ragione, senza urlare e senza venire alle mani o agli insulti, e magari persino accettare in parte le idee degli altri, quando convincono la nostra intelligenza. 
Chiaro che questa è una posizione scomoda, scomodissima di questi tempi. Mi lascia esposta agli insulti, alla violenza verbale (quando va bene), alla censura, alla distorsione del mio pensiero perché ogni cosa complessa ormai deve essere resa forzatamente semplice, o meglio ancora banale. Perché si ragiona perlopiù con la pancia e perché ci si dà ragione o torto a prescindere dalle idee, basta essere amici o stare dalla stessa parte. Non penso sia un problema nuovo, l’intolleranza e la censura non sono cose di oggi. Certo è che ancora la tolleranza e la convivenza pacifica non abbiamo imparato a praticarle. 
Ciò nonostante e fatte queste confuse premesse, nei prossimi giorni potrò andare avanti col mio discorso sulla vita riproduttiva degli umani, di qualsivoglia genere e orientamento sessuale.

(2- segue)

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