lunedì 25 gennaio 2016

Stella Nera



Ho visto per la prima volta il video di “Black Star” (e ho sentito la canzone) subito dopo aver saputo della morte di David Bowie. L’ho visto in uno stato di coscienza alterato, per così dire: avevo passato la notte in bianco, tra scrittura e malesseri indefiniti, inquietudini da fine inverno, nostalgie di persone care e perdute, paure vaghe, malattie forse immaginarie e oggettiva impotenza di fronte a mali oggettivi. Ero la sola persona sveglia in casa, a quell’ora. Verso l’alba, prima di leggere la notizia, avevo per coincidenza ascoltato delle vecchie canzoni di Bowie.
Ho visto il video di Black Star solo una volta, solo quella volta. Facendomi violenza per non distogliere lo sguardo. E poi non sono riuscita a guardarlo più, anche se mi torna in mente spesso, anche se gli giro intorno con una strana fascinazione, ma non ho il coraggio di ripetere l’esperienza. Certo ognuno vede nei prodotti dell’arte anche se stesso. Certo quello stesso video, quella stessa musica probabilmente, prima di sapere che l’autore stava affrontando, mentre li creava, una malattia mortale, mi avrebbero fatto un’impressione diversa. Forse. Ho letto recensioni scritte prima che si diffondesse la notizia della morte di Bowie, e molte accennano appena al fatto che si tratta di un’opera inquietante e oscura, ma poi si perdono in altri particolari, non capiscono.

Sarà per il mio stato di coscienza particolare, sarà per l’impressione lasciata dalla morte di Bowie: a me questo video, e questa canzone, sono sembrati capolavori assoluti. Inguardabili, orrendi capolavori. Il tema non è l’ISIS, non è la fantascienza, non è l’occultismo. Il tema è la Morte, la Signora, la Stella Nera che ci ossessiona (perciò la dimentichiamo). Non è la morte idealizzata dei credenti, non è quella addomesticata dei materialisti. E’ un mostro oscuro, sconosciuto, invincibile, che sta dietro ogni nostro respiro, ogni nostra stagione, e nessuno può scacciarlo, o spiegarlo. In questo video, e in questa musica, ho visto coraggiosamente rappresentata la paura della morte, la disperazione della fine che nessuno vuole, nessuno davvero può tollerare. E’ un capolavoro inguardabile, inaccettabile, indimenticabile purtroppo, che ci mette davanti (nostro malgrado) alla realtà della nostra (di Bowie e di ciascuno) maledizione: nessuno, nessuno muore in pace.

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