venerdì 30 dicembre 2016

I 10 libri più belli che ho letto nel 2016

I 10 libri più belli che ho letto nel 2016 sono solo 6. Ne ho letti altri piuttosto belli, o molto interessanti o divertenti o intriganti, ma in classifica vanno solo quelli che potrei rileggere ancora con piacere (e prima o poi li rileggerò, infatti).
Ecco la mia classifica (tenete conto che non leggo quasi mai l'ultimo libro uscito, quindi parecchi romanzi in classifica hanno, diciamo così, qualche annetto sulle spalle):


Ne ho parlato qui: http://bit.ly/2fTKkyQ


Ne ho parlato qui: http://bit.ly/2fTFRMq


Ne ho parlato qui: http://bit.ly/2fvPu14


Ne ho parlato qui: http://bit.ly/2eFjXL7


Ne ho parlato qui: http://bit.ly/2ew2oKc


Ne ho parlato qui: http://bit.ly/2fLfIA4







martedì 27 dicembre 2016

Recensioni in 10 righe: "Doppio nodo" di Joyce Carol Oates


Molte ragazze rapite, uccise e mutilate, tutte dotate di un particolare talento artistico; un sinistro narratore, che presto identifichiamo come la coscienza del killer; un uomo tormentato dal ricordo della prima ragazza assassinata, che lui conosceva, molti anni prima, e ancora più tormentato dal rimorso di non aver saputo salvare l'ultima ragazza scomparsa, con cui c'era un'attrazione amorosa ancora irrealizzata. Dubbi (sulla propria innocenza e sul proprio ruolo nella vicenda) e crisi d'identità accompagnano l'uomo nella ricerca dell'assassino e fino al compimento della storia. 
Per essere un romanzo di una delle mie scrittrici preferite è deludente: l'analisi psicologica e lo sguardo dei protagonisti non sono particolarmente originali né convincenti, il ritmo è lento, lo scioglimento non è affatto imprevedibile. Insomma, se volete leggere qualcosa della Oates sicuramente non vi consiglio di cominciare da questo romanzo, peraltro da lei pubblicato con lo pseudonimo di Rosamond Smith.

Voto ** e 1/2 (perché comunque la Oates scrive bene, anche quando non è particolarmente in vena come in questo caso)

sabato 24 dicembre 2016

Buon Natale!




"Amici miei vorrei dirvi [...] che per quanto impossibile possa sembrare, la vita consiste nel continuare a sperare nonostante tutto. Poco importano i mezzi, poiché, in quanto a speranza, tutti i mezzi sono buoni: sperate. Non è dato sapere da quale parte arriverà la salvezza."

(WAJDI MOUAWAD, "Anima", Fazi Editore)

Buon Natale!

martedì 6 dicembre 2016

Offerta di Natale


Ho in casa alcune copie di "Piccole storie oscure", "Oltre l'incerto limite", "I poeti non servono a niente" e "Guida a Milano invisibile": se qualcuno avesse intenzione di leggerli può ordinarli direttamente a me, con un messaggio all'indirizzo mail caratina62@gmail.com 
Con dedica e sconto natalizio, fino ad esaurimento (delle copie o mio). 
Se volete informazioni sui libri, ne trovate qui: http://www.tinacaramanico.org/


giovedì 24 novembre 2016

Recensioni in 10 righe: "Conforme alla gloria" di Demetrio Paolin


Il figlio di un nazista che non si è mai pentito eredita un dipinto fatto realizzare a Mauthausen sulla pelle di una prigioniera. Attorno a quest'opera raccapricciante, che esercita un fascino sinistro su chi la guarda, spesso senza capirla e senza sapere da quale orrore è stata generata, si avviluppa il tormento dei tre protagonisti: il figlio del carnefice, l'autore dell'opera (all'epoca prigioniero nel campo, ora tatuatore alla ricerca di un corpo su cui ripetere lo stesso disegno) e la ragazza anoressica che, senza esserne consapevole, si presta a farsi copia vivente di quel quadro. Tutti cercano la via dell'espiazione, un modo di espellere il male dalla propria storia e dal proprio corpo, ma inutilmente, perché quel male si è fatto per loro (e per noi), attraverso il DNA o attraverso il colore che si insinua sotto la pelle, materia e sostanza della vita stessa. 
Un romanzo ambizioso e originale, da cui mi sarei aspettata però qualcosa di più, dato il tema: la volontà feroce di colpire e ferire il lettore, ad esempio. Invece sono rimasta stranamente "fuori" da quanto mi veniva raccontato, spettatrice tutto sommato indifferente, e non so dire se sia colpa mia, debolezza del romanzo, o se sia stata una scelta dell'autore portarci con la sua narrazione "composta" a prendere emotivamente le distanze dall'orrore e dall'indicibile, come nel romanzo sbadigliano e non comprendono coloro che osservano il quadro o il corpo della ragazza che ne è diventata la replica. 
Una lettura sicuramente interessante, tuttavia.

Voto ****

venerdì 18 novembre 2016

Segnalazione: "Bianca dentro" di Marco Polani

Mi è stata segnalata dalla casa editrice Miraggi la recente uscita della raccolta di poesie "Bianca dentro" di Marco Polani.



Note dal libro:
Bianca dentro significa cancellazione e purezza al tempo stesso. È “più voglio staccarmi da te, più voglio tornare a purificarmi con te e per te”. È un percorso a senso unico, sempre contromano. È la difficoltà di separarsi anche se tutti lo fanno. È il ricordo che si imprime sul foglio bianco. È la nostra memoria interna che non svanisce più. Bianca dentro siamo io e te che ci tagliamo e ci ricuciamo a vicenda, ci infettiamo, ma restiamo puri e sinceri. Sono i nostri fiori rotti, tutti i sentimenti possibili. È colorarci a vicenda fino a ridere, scolorirsi fino a piangere.
Bianca dentro perché dobbiamo ripulirci per un po’, lavare insieme i panni e le fotografie dentro una lavatrice gigantesca. Anche se, alla fine, continuiamo a esserci sempre.

Poesie molto dirette, sincere, "nude" direi, che ci raccontano un amore giovanile, di quelli  pieni di rabbia e di tenerezza, di quelli che si perdono mille volte e non si dimenticano. Prevale la semplicità estrema, la brevità, come fosse un discorso, un balbettio, un lamento che diciamo solo a noi stessi. 
In alcune immagini, in alcune liriche, a mio parere le migliori, prende però forma compiuta la malinconia e il senso del tempo che sfugge, o del tempo che verrà e forse non sarà come l'avremmo voluto. 

Controtendenza

ci incontriamo al Bar del Tramonto
alle 5 di mattina in punto,
mentre il sole sorge
vediamo gli amanti che lasciano la città
ed i lavoratori che iniziano la giornata
tutto resta indietro
e niente si spinge in avanti
restiamo fermi
ed il cielo diventa azzurro
e gli uccelli iniziano a cantare
i viali come cimiteri di bottiglie
e i primi autobus che passano.
  

L'autore (biografia tratta dal suo blog): 
Marco Polani (1983), vive in pro­vincia di Roma. Scrittore e poeta, ha pubblicato Non ti meriti niente(2015), un libro di poesie irriveren­te e che ha riscosso parecchio interesse, Un giorno ti por­terò a mangiare ’sto cazzo di Sushi (2016), una mini raccolta di poesie in free download sul suo blog per­sonale, il libro di poesie Bianca dentro (2016, Miraggi Edizioni, Torino). È apparso con diverse poe­sie e racconti in raccolte letterarie, tra cui Tempi diVersi e Antisociale, oltre che in blog letterari. All’attività poetica alterna la pas­sione per il disegno e per la musica.

martedì 15 novembre 2016

Racconti notturni cercasi



Amici scrittori e amiche scrittrici, chiedo la vostra collaborazione per una nuova rubrica del blog.
Mi servono racconti particolari, non importa se di genere o no, ma belli, inquietanti, emozionanti. Storie da leggere di notte, prima di dormire o invece di dormire.
Non troppo brevi, non troppo lunghi (diciamo minimo 5000 massimo 10000 battute, ma non sarò affatto fiscale, l’importante è che la storia mi prenda).
Mandatemi il racconto in formato doc a questo indirizzo: storiedinotte@tinacaramanico.org
La selezione sarà spietata, perché cerco storie davvero speciali.
Le storie selezionate saranno pubblicate sicuramente sul blog, poi, se sarà possibile e se sarete d’accordo, potrebbero anche diventare dei video-racconti, in un futuro non troppo lontano.
Non sarete remunerati in caso di pubblicazione, posso solo far girare la voce e la vostra storia il più possibile per il web, con tutte le lodi e i ringraziamenti del caso.
Non ho idea di quante proposte riceverò, quindi non posso neppure prevedere il tempo che mi ci vorrà per leggere e scegliere i racconti più adatti.
Risponderò solo agli autori/alle autrici delle storie selezionate, in modo da metterci d’accordo per la pubblicazione: vi chiederò di mandarmi una liberatoria in cui mi autorizzerete a pubblicare, in modo non esclusivo e senza scopo di lucro (né mio né vostro), il racconto sul mio blog (ed eventualmente in altre forme che concorderemo).
Se dopo l'invio non mi farò viva per un tempo sufficientemente lungo, vuol dire che la vostra storia magari è bella, ma non è adatta alla rubrica (al mio progetto di rubrica, per ora): perciò non ve la prendete e restate in contatto. Sarà per un’altra volta.
Non metto limiti alla Provvidenza, perciò non fisso (almeno per ora) una scadenza per l’invio dei racconti. Dovessi ricevere millemila ottime short-stories in tre giorni, ve lo farò sapere.

Grazie a tutti. Aspetto le vostre storie.

mercoledì 9 novembre 2016

Articoli e recensioni su scrittrici cercasi, per nuova rubrica


Chiedo la vostra collaborazione per una nuova rubrica, che vorrei far partire a dicembre e che si occuperà di libri "scritti da donne". 
Visti i giudizi preconcetti che ancora troppo spesso mi capita di sentire a proposito delle donne che scrivono, mi piacerebbe dedicare un piccolo spazio proprio alla narrativa e alla poesia prodotta da scrittrici. Mi piacerebbe però non essere la sola a recensire e a segnalare, vorrei anche il vostro aiuto: mandatemi suggerimenti di letture che volete condividere, recensioni di libri scritti da donne che vi hanno colpito, articoli su scrittrici che conoscete e stimate. Potrete parlare di autrici contemporanee o di classici della letteratura, di opere italiane o straniere, di autrici affermate o ancora poco conosciute. Nessun limite, insomma, anzi uno spazio aperto per far circolare nomi, titoli, informazioni. Vi chiedo solo un favore: la rubrica non serve a fare bieca pubblicità a certi libri o a determinate autrici. Recensite e segnalate solo autrici che davvero vi piacciono, che davvero hanno lasciato un segno nella vostra immaginazione, nei vostri pensieri. Autrici importanti, insomma, almeno per voi e per il vostro gusto. Sarete ovviamente responsabili di quanto scriverete, ma mi riservo comunque di non pubblicare articoli con un evidente scopo promozionale. 
Non pubblicherò neppure articoli sgrammaticati.
Non vi assumerò né potrò pagarvi per quello che mi autorizzerete a pubblicare su questo blog. 
Se vi va di collaborare, mandate i vostri articoli o le vostre segnalazioni a questo indirizzo: storiedinotte@tinacaramanico.org
Se il materiale sarà adatto per la rubrica, vi risponderò e ci accorderemo per la pubblicazione.
Se non mi farò viva è possibile che il vostro articolo non sia, per motivi anche indipendenti dal suo valore, al momento pubblicabile; oppure può darsi che mi siano arrivati miliardi di articoli e mi ci vorrà moltissimo tempo a leggerli. In entrambi i casi vi prego di mantenere la calma e di continuare a volermi bene lo stesso.

sabato 5 novembre 2016

Recensioni in 10 righe: "Lo scrittore deve morire" di Gianluca Morozzi, Heman Zed



Provata dalle letture degli ultimi tempi (alcune belle, altre meno, ma tutte comunque a base di serial killers, morti, violenze e brutture varie), ho deciso di prendermi una pausa con qualcosa di più leggerotto e divertente, e direi che con questo libro ci ho preso. Ecco la trama, delirante quanto basta: due scrittori "emergenti" si ritrovano, vittime di un editore alcolizzato e collerico, a dover presentare in giro per l'Italia, in posti sempre improbabili, un ancora più improbabile romanzo, nato dall'assemblaggio insensato delle loro fatiche letterarie, già deprecabili prese una per volta. Il tour promozionale si snoda secondo un itinerario pazzesco e alle avventure dissennate dei due contribuiscono generosamente un vecchio critico mitomane, una fidanzata infedele, un loschissimo sedicente poeta, uno scrittore di successo in crisi creativa, un pazzo, un ristoratore di talento e tutta una serie di personaggi minori e comunque esilaranti. Alcune gag sono irresistibili, soprattutto per gli scrittori emergenti o mai emersi, che per esperienza possono cogliere la grottesca verosimiglianza di certe situazioni che a tutti gli altri esseri umani sembreranno inverosimili.
Niente di che, ma sicuramente divertente.

Voto *** 

mercoledì 2 novembre 2016

Recensioni in 10 righe: "Dalle rovine" di Luciano Funetta



Rivera vive solo per i suoi serpenti e si tiene lontano dalle donne, preferendo inquietanti rituali amorosi con i rettili. Finisce nel mondo della pornografia underground, in mezzo a diversi personaggi che sembrano tutti lo stesso personaggio e inseguono il miraggio di un film, "Dalle rovine" appunto, impossibile punto di incontro tra arte e degradazione estrema, violenza e morte.
Non un alito di vita, in questo romanzo: narratori e personaggi paiono cadaveri che guardano cadaveri che pensano di essere sopravvissuti. La storia è inconsistente, il senso del tutto pure, tolto l'odore dolciastro di serpenti e decomposizione. Peccato, perché la scrittura è bella, alcuni brani incantevoli, l'incipit fulminante, meravigliosi i narratori che dicono "noi" e non si sa chi sono: presenze misteriose che seguono e spiano Rivera, e forse sanno di lui cose che non dicono. Però dopo pagine e pagine di mortifera freddezza ho ceduto, e ho portato a termine la lettura più per dovere che per piacere. Peccato davvero.

Voto *** (tutte sostanzialmente per l'incipit)

lunedì 31 ottobre 2016

Il mio dolcetto per Halloween




Il mio dolcetto per Halloween: "Nell'altra stanza (tre racconti sull'altrove)" e "Guida a Milano invisibile" sono leggibili gratuitamente in streaming su Yeerida.comqui: http://www.yeerida.com/it/writer/tina_caramanico_426



Commenti graditissimi ;-)







domenica 30 ottobre 2016

Recensioni in 10 righe: "Lei che ama solo me" di Mark Edwards


Romanzetto senza qualità. La trama: ragazzo con traumi infantili e sorella disabile incontra finalmente la ragazza della sua vita. Si intravedono all'ospedale, due chiacchiere al pub, colpo di fulmine e sesso bollente per ogni dove (perfino nel laghetto ghiacciato del parco, con loro semiassiderati ma perfettamente funzionanti, contro ogni verosimiglianza cardiocircolatoria).
Ma lei è gelosa. Tanto gelosa. E a tutte le femmine che hanno o hanno avuto una qualche relazione con il protagonista cominciano a succederne di tutti i colori. A lui, che è innamorato ma non (ancora) cieco, qualche sospetto viene: sarà mica tutto organizzato dalla mia ragazza mezza sciroccata? Per pagine e pagine continuiamo a chiederci (noi e il fidanzato): è lei, non è lei? Con discreta fatica ci trasciniamo verso un finale decisamente improbabile, con tanto di spiegone intorcinato che quando non sa come giustificare un certo evento dice proprio così: non lo so. Ora: se proprio vogliamo metterci uno spiegone, alla fine del romanzo, almeno impariamo a scrivere gli spiegoni. Doppio mah.

Voto tra l'* e il ** 

giovedì 20 ottobre 2016

Recensioni in 10 righe: "Dopo" di Koethi Zan



Sarah è fuggita da dieci anni dallo scantinato dove è stata a lungo segregata e torturata, insieme ad altre tre ragazze, da un folle e perverso professore universitario, studioso di psicologia e coinvolto in ricerche "estreme". Quando Sarah riceve un'inquietante lettera dal suo aguzzino (che è stato condannato e imprigionato, ma rischia di essere presto rilasciato) si decide a vincere le sue ossessioni e i suoi terrori e a coinvolgere le altre ragazze sopravvissute in un'audacissima e un poco scriteriata indagine, per scoprire quello che la polizia ancora ignora del mostro, del suo passato e dei suoi delitti.
Il romanzo inizia bene, la suspense cresce, però poi la coerenza psicologica delle protagoniste (che era l'aspetto più interessante della storia) se ne va a farfalle e quelle che erano, all'inizio, vittime traumatizzate e incapaci di vivere una vita normale, si trasformano, chissà come, in impavide (quasi) eroine di un film d'azione. Mah. Insomma.

Voto ** e 1/2 

lunedì 17 ottobre 2016

Recensioni in 10 righe: "La vedova" di Fiona Barton



Un uomo, accusato del rapimento di una bambina, ma mai condannato per mancanza di prove consistenti, muore cadendo sotto un autobus. La vedova, corteggiata da giornalisti e investigatori, probabilmente sa molto di più di quello che ha rivelato fino a quel momento. Parlerà dopo la morte del marito? Si saprà finalmente la verità sulla sorte della bambina scomparsa? Un thriller abbastanza appassionante, malgrado alcuni aspetti della vicenda siano prevedibili. Tuttavia il racconto, che alterna diversi punti di vista (quello della vedova, quello dell'investigatore e quello della giornalista) e diversi filoni temporali, tiene attaccati alla pagina e tutto sommato non delude. Un po' esagerato gridare al capolavoro, tuttavia mi è parso un discreto romanzo di genere (francamente meglio de "La ragazza del treno" a cui viene paragonato dalle fascette in copertina).

Voto *** e 1/2

venerdì 14 ottobre 2016

Recensioni in 10 righe: "Riparare i viventi" di Maylis de Kerangal


Un ragazzo muore in un incidente; il giorno dopo il suo cuore batte nel petto di una donna, e le consente di vivere. In questa lunga giornata che separa i due eventi c'è il mistero della morte, il limbo in cui il corpo del ragazzo resta, solo apparentemente vivo, l'incredulità e poi la rassegnazione dei genitori, tutti i passaggi razionali eppure non freddi necessari per gli espianti degli organi, l'attesa e la rinascita di chi di quel cuore ha bisogno per tornare a vivere e a sperare. Un romanzo bello e denso per i suoi contenuti, per la capacità di farci comprendere i pensieri, i sentimenti e gli smarrimenti di chi si trova a dover subire o dirigere la catena di eventi tra la vita, la morte e di nuovo la vita, perché sembra esserci, in tutto ciò che accade in queste ventiquattr'ore, un filo e un senso, al di là del caso. Meno apprezzabile, secondo me, lo stile, che non riesce sempre a conservarsi gelido e preciso nelle descrizioni, a evitare qualche caduta nel patetico.
Nel complesso un romanzo interessante e coinvolgente.

Voto *** e 1/2 

lunedì 10 ottobre 2016

Recensioni in 10 righe: "Brigate nonni. I ribelli del tramonto" di Matteo Speroni


Curiosamente, pare che i vecchietti incazzati e rivoluzionari vadano molto di moda. Ho da poco letto e recensito qui un altro romanzo con una trama e un'ambientazione simili a quelle di "Brigate nonni", ed ero curiosa di confrontare i due testi. Devo dire che, effettivamente, i due libri si somigliano, per i contenuti e per il tono della narrazione (grottesco e amaro). In questo "Brigate nonni. I ribelli del tramonto" di Matteo Speroni ritroviamo un'Italia sopraffatta dalla corruzione e dal malaffare, in cui pochi si arricchiscono sulle spalle dei molti (giovani e vecchi) sfruttati e ridotti alla fame. Scoppiano periodiche rivolte, e gli anziani senza più pensione si organizzano nelle Brigate Nonni per portare a termine il loro progetto rivoluzionario: col minimo necessario di violenza, e senza spargimenti di sangue (perché sono brave persone, che avrebbero solo voluto godersi la pensione in santa pace), sanare le ingiustizie e i soprusi e ricostruire una società più morale e umana. Non posso dirvi come va a finire, ma potete provare a immaginarlo anche da soli.
Un racconto discreto, con alcune trovate divertenti sulla società del prossimo futuro, da cui traspare una sincera e lodevolissima preoccupazione per ciò che l'Italia è diventata, o diventerà.


Voto *** e 1/2

giovedì 6 ottobre 2016

Recensioni in 10 righe: "Antipodi" di Raffaele Napoli


Un altro autore e un altro romanzo che ho scoperto su Yeerida 
Due storie apparentemente assurde si intrecciano e i destini dei due protagonisti (Marco e Luca) si incrociano e si influenzano reciprocamente. Marco si risveglia nudo e senza documenti a Cadice, senza sapere come ci è finito; quando riesce a mettersi in contatto con la sua famiglia in Italia, nessuno sembra ricordarsi di lui. Luca, laureato e specializzato, deve accontentarsi di fare il commesso in un hard discount; nel momento in cui si innamora perdutamente di una donna sposata, decide per lei di cambiare vita e affida la sua rinascita a uno stravagante sciamano calabrese emigrato in Nuova Zelanda. La storia incuriosisce fin dalle prime pagine, per approdare a un finale un po' moraleggiante ma non scontato.
Un romanzo facile e intrigante, soprattutto nella prima parte.

Voto ***

lunedì 3 ottobre 2016

Recensioni in 10 righe: "9 giorni" di Gilly Macmillan


Una mamma normale, con normali problemi e insicurezze, commette una piccola leggerezza che le costerà molto cara: lascia andare avanti il suo bambino, da solo col cane, lungo il sentiero su cui hanno l'abitudine di passeggiare. Il bambino scompare. I media e il popolo dei social si sollevano immediatamente contro la madre, colpevole di aver fatto cattiva impressione mentre leggeva un appello in tv, e cominciano ad accusarla di essere lei l'assassina del figlio. 
Dopo vari colpi di scena si arriva al finale, per una volta sufficientemente credibile e non consolatorio. Anche l'approfondimento psicologico dei protagonisti è discreto. 
Insomma, un buon romanzo di genere che si fa leggere con interesse e senza cadute di tono e di tensione.

Voto: quasi ****

lunedì 26 settembre 2016

Recensione in 10 righe: "Nessuno sa di noi" di Simona Sparaco


Questo libro è uscito nel 2013 ed è stato candidato allo Strega. Mi ha incuriosito da subito e tuttavia lo leggo solo oggi per due motivi: il tema, di quelli "difficili" per autore e lettore, e alcune recensioni piuttosto negative che avevo trovato in rete. Chiariamo. Il tema è quello del lutto che segue la perdita di un figlio ancora non nato, di un figlio che nasce morto: un dolore atroce, che sovverte inevitabilmente tutti i valori e le prospettive di chi, suo malgrado, si ritrova ad esserne travolto. Un lutto e un dolore che non hanno visibilità sociale e che, per quanto diffusi, devono essere negati, nascosti, minimizzati, forse per la loro stessa assurdità che li rende indicibili e incomprensibili per chi non ne fa esperienza. Chi aspetta un figlio ha già investito su di lui progetti, amore, sogni; tutto questo però sembra "niente" a chi dall'esterno non vede e non sa. Chi perde un figlio in gravidanza o durante il parto viene frettolosamente "consolato" con la terrificante frase: "Coraggio, ne farai subito un altro"; a nessuno verrebbe in mente di dire una frase del genere a un genitore che ha perso un bambino di un anno, di tre, di 12 anni. Il romanzo questo racconta, in modo piano e gelido, rifuggendo da un patetismo che avrebbe malamente ammorbidito una tragedia che di morbido e patetico non ha niente. Le recensioni negative che avevo letto criticavano la frase, lo stile, la struttura narrativa, come se di letteratura si trattasse, come se il tema fosse un tema qualsiasi, di quelli studiati a tavolino, lontani dalla vita vera. Io non so se l'autrice parli di un'esperienza vissuta in prima persona, certo è che la conosce e la descrive molto bene, senza cercare di renderla digeribile a nessuno. Ci voleva coraggio a scrivere un libro come questo: perciò onore all'autrice e al coraggio che non le è mancato.


Voto *****

venerdì 16 settembre 2016

Recensioni in 10 righe: "Il mondo sommerso" di J.G. Ballard



E' un romanzo del 1962, ma parla già del futuro che immaginiamo noi, oggi, quando siamo particolarmente ansiosi o particolarmente consapevoli.
Kerans è un ricercatore che, insieme a una piccola squadra di scienziati-soldati, deve perlustrare e studiare quel che resta delle città sommerse in seguito al surriscaldamento globale (provocato anni prima da straordinarie tempeste solari) che ha causato lo scioglimento dei ghiacci polari e quindi un innalzamento delle acque. La trama è abbastanza scarna e irrilevante. Il fascino del romanzo è tutto nelle descrizioni dell'ambiente: Londra invasa da lagune calde, pericolose e tuttavia bellissime, traboccanti di vita, di piante mostruosamente grandi, di rettili e anfibi che ormai competono con gli uomini sopravvissuti per il cibo e che, come gli uomini sopravvissuti, si rifugiano nei palazzi semisommersi dell'antica metropoli. Le giornate sono lunghe e vuote, per lo più: il sole impietoso e le temperature impossibili costringono gli esseri umani a stare rintanati in quello che resta del vecchio mondo, ai piani alti di grattacieli in rovina, sfruttando gli ultimi residui della civiltà distrutta e scrutando, sognando la laguna e il futuro in cui gli esseri umani non ci saranno più, o saranno diventati altro da sé. E' affascinante e inquietante assistere alla lenta metamorfosi dei protagonisti, che vanno ripescando nei loro incubi (mischiati e confusi sempre più col pensiero cosciente) misteriosi e ancestrali ricordi che li legano alle acque e al mondo com'era, ere geologiche fa, e come sarà di nuovo. Un romanzo visionario, che lascia un segno.

Voto ****

martedì 13 settembre 2016

Recensioni in 10 righe: "Malacqua" di Nicola Pugliese


Un libro che ho scoperto per caso e che mi ha lasciata senza parole per la meraviglia. E' l'unico romanzo di Nicola Pugliese e non mi stupisce: alla fine a che sarebbe servito scriverne altri, se questo già dice tutto? Uscì per la prima volta nel 1977 con Einaudi, poi fu inspiegabilmente dimenticato e ora è stato ripubblicato da Tullio Pironti nel 2013, un anno dopo la morte dell’autore. Non è facile parlarne, come non è facile parlare di tutti i libri ricchi di senso e di bellezza. Verrebbe da dire: insomma, sono solo 150 pagine, fate uno sforzo e leggetevelo. Ma farò uno sforzo anch'io e cercherò di darvi una vaghissima idea di quello che ci potete trovare. Innanzitutto Napoli, per quattro giorni colpita da una pioggia maligna e incessante, che sembra preludere a un qualche evento straordinario, che cambierà il corso delle cose; sotto la pioggia, intanto, appaiono e scompaiono voci misteriose di bambole e monete, l'attesa sempre elusa del miracolo, crolli, voragini, vittime innocenti, assessori e autorità impegnate a recitare la loro parte e a coprire la loro inettitudine. E poi, sotto la pioggia, vengono a galla i pensieri, le perplesse riflessioni sulla vita e sulla morte di Andreoli Carlo, giornalista, Mirasciotto Vincenzo, vigile urbano, Di Gennaro Carmela, che vende le sigarette di contrabbando, Sorrentino Luisa, segretaria del Prefetto, e di molti altri. E poi, sotto la malacqua, si liberano le parole di un grande scrittore: uno stile che ricompone in una malinconia commovente il "burocratese" dei verbali e il flusso di coscienza. Infine, dopo quattro giorni di pioggia, di sogni e di incubi, di attesa, troverete un finale doloroso e kafkiano, in un certo senso, ma di un Kafka napoletano.
Non perdetevelo per nessun motivo.

Voto: *****

sabato 10 settembre 2016

Recensioni in 10 righe: "Niente avventure, solo sesso, grazie. Siete proprio sicuri di sapere tutto su "il sesso"?" di Raffaella Bossi


Esilarante e leggerotta con brio la storia dell'audace scrittrice "signora dell'avventura", ma sessualmente repressa, che si trova a dover competere nelle classifiche editoriali con la nuova stella della letteratura erotica, usando tutti i colpi a disposizione, compresi quelli sotto la cintura. Si parte da un viaggio ad Amsterdam per l'iniziazione alle nefandezze del sesso, si passa dai salotti televisivi più trash, si transita sui social e sui giornali di gossip per arrivare, ovviamente, a un lieto fine che però, per adattarsi alle ambizioni sciagurate dell'eroina, non si accontenta del solito "vissero felici e contenti", ma pretende pure di salvare il mondo con mezzi (diciamolo) di fortuna e di provata inefficacia, tipo l'onestà e la piccola editoria. Ecco, io sinceramente mi sarei fermata all'anima gemella.
Lettura godibile (si può dire godibile?).


Voto: ***

giovedì 8 settembre 2016

Ma l'emergente come fa? Interviste a soci SEU: Simona Busto



Ecco l'ultima intervista di questa prima serie dedicata ai soci SEU. Oggi chiacchieriamo con Simona Busto.

1)    Ciao Simona. Vuoi presentarti (come autore e come essere umano) ai lettori del blog?
Ciao a tutti. Sono Simona, autrice, mamma, impiegata… insomma creatura in perenne lotta contro il tempo che fugge. Amo soprattutto il genere fantasy, ma mi piace leggere un po’ di tutto, adoro spaziare e considero l’originalità un enorme pregio. Sono cocciuta, intransigente (soprattutto con me stessa), e sensibile fino al’eccesso.

2) Quando hai cominciato a scrivere? E quando hai pubblicato il primo testo?
Scrivo da sempre, che io mi ricordi. Forse la prima storia è nata alle scuole medie. Ho iniziato con i racconti brevi. Ne ho pubblicati alcuni online. La prima pubblicazione retribuita però è avvenuta nel 2012, sulla rivista “Confidenze tra amiche” (Mondadori). Il primo romanzo invece è del 2014, ed è uscito con il self-publishing.

3) Cosa ti spinge a scrivere, quali sono le tue motivazioni più profonde?

Farei prima a spiegare perché in certi momenti non scrivo. Mettere i miei sogni in forma letteraria è più una necessità che altro. Non saprei immaginare la vita senza le mie storie. Scrivere è una valvola di sfogo, un momento di evasione, un irrinunciabile alito di libertà.

4) Perché hai deciso di pubblicare?

Perché sentivo il bisogno di conoscere l’opinione altrui, di confrontarmi con il mondo dei lettori. E perché una persona che stimo molto mi ha detto che le mie storie meritavano di essere lette e che era disposta a riservarmi uno spazio sulla rivista. Dopo un po’ mi sono chiesta come sarebbe stato mostrare al mondo anche i romanzi. E così eccomi qua.

5) Hai pubblicato con una casa editrice o con il self-publishing?

Le storie brevi escono quasi tutte sulla rivista, quindi con una casa editrice. I romanzi sono tutti editi in self.

6) Perché hai fatto questa scelta?

Sono una persona molto indipendente. Preferisco essere l’artefice del mio successo (o del mio insuccesso). Mi piace poter decidere da sola il prezzo, gli sconti, le promozioni. Almeno per quel che riguarda i miei sogni non vorrei dover rendere conto a nessuno.

7) Sei stata soddisfatta dei risultati, continuerai così o intendi in futuro prendere una strada diversa?

Per il momento mi va bene così. I primi romanzi hanno avuto un discreto seguito, e per il momento non mi sento di affrontare un cammino differente. Non escludo mai nulla, però ora come ora credo di aver imboccato una strada che si adatta al mio modo di essere.

8) Cosa dovrebbe dare un buon libro ai suoi lettori?

Io penso che dovrebbe lasciare semplicemente una traccia. Ci sono romanzi che ti scavano veri solchi nell’anima. Quando ti affezioni ai personaggi, quando non riesci a staccarti dalla lettura, quando vuoi vedere subito cosa sta per accadere, e quando non ti dimentichi delle sensazioni provate leggendo nemmeno dopo che hai girato l’ultima pagina, allora il libro ha fatto centro.

9) Come mai, secondo te, in Italia ci sono pochi lettori?

Forse siamo un paese di pigri. La rappresentazione cinematografica è meno faticosa e richiede uno sforzo immaginativo minore, quindi scegliamo quella.

10) Cosa si potrebbe fare, secondo te, per motivare gli italiani che non leggono?

Bisognerebbe, credo, iniziare a lavorare sulla loro fantasia sin da quando sono piccoli. Io con mio figlio ci sto provando, anche se non è sempre facile. Forse la scuola dovrebbe scegliere qualche testo contemporaneo e leggero da presentare accanto ai soliti classici. 

11) A cosa serve oggi, secondo te, la narrativa?

La narrativa è un momento di distrazione, di evasione. Serve a farci vivere molte vite, e a farci conoscere luoghi che non abbiamo mai visto con i nostri occhi fisici.

12) Cos’è, secondo te, il “successo” per uno scrittore?

Successo è, prima di tutto, essere soddisfatti del proprio lavoro. Il numero delle copie vendute dipende da un’infinità di fattori, ma la sensazione di aver pubblicato un buon testo non è proporzionale alle vendite. Quel che scriviamo deve piacere innanzitutto a noi stessi. I commenti dei lettori possono poi rafforzare questa bella sensazione.

13) Quali sono gli ostacoli più seri che un autore deve affrontare sulla via dell’affermazione personale?

Per quanto mi riguarda, l’ostacolo principale è il tempo. Ne serve molto per scrivere, ma anche per promuoversi e incuriosire i potenziali lettori. Difficile suddividere i momenti liberi in maniera bilanciata.

14) Cosa dovrebbe fare, secondo te, uno scrittore che non riuscisse a raggiungere questo tipo di “successo”?

Provarci ancora: scrivere nuove storie e rimettersi ogni volta in gioco. Non si finisce mai d’imparare e di migliorarsi.

15) Ora ti spetta il tuo piccolo-spazio-pubblicità autogestito: parlaci dei tuoi libri, dei tuoi progetti, di un evento in programma… insomma di quello che vuoi gridare al mondo là fuori.

Ho attualmente all’attivo un romanzo autoconclusivo e due testi che fanno invece parte di una trilogia. Sono soprattutto un’autrice urban fantasy, e i tre romanzi già pubblicati appartengono tutti a questo filone. Il romanzo singolo s’intitola “The Vampire Community” e parla, come dice il titolo, di vampiri. Nel mio libro fondo classico e moderno: Konstantin, il protagonista, non è un vampiro romantico e innocuo, ma un predatore letale e affascinante come nella tradizione vampiresca inaugurata da Stoker, il suo terreno di caccia tuttavia si è spostato nel mondo virtuale. Adesca i membri di una community a tema e ne fa le proprie prede. La giovane e bella Vivienne rischia di essere una delle sue vittime, e la sua sola speranza di salvezza sembra essere il misterioso scrittore Benoit. La trilogia “The Winged” invece è tuttora in fase di lavorazione, anche se i primi due romanzi sono già stati pubblicati. Con “La nave di cristallo” e “Dark Metal” lo scenario cambia: i protagonisti diventano gli angeli e i demoni. Quello sovrannaturale, anche in questo romanzo, è un personaggio affascinante e crudele, lontano dal concetto di essere luminoso e positivo derivato dalla tradizione cattolica. In questi due romanzi l’elemento romantico è più forte, ma non rinuncio a una trama complessa e ricca di colpi di scena, né all’ambivalenza che caratterizza ogni personaggio da me creato. Piccola curiosità: ho inserito le mie colonne sonore all’interno dei romanzi. Ogni capitolo porta il titolo di una canzone rock e il lettore troverà i link a Spotify per godersi appieno questa esperienza di lettura musicale.

“The Vampire Community” 

martedì 6 settembre 2016

Recensioni in 10 righe: "Le sorelle" di Claire Douglas


Oggi parliamo di un altro thrillerone della Nord (questa estate non ci siamo fatti mancare nulla). Siamo nel sud dell'Inghilterra, a Bath. Abi ha perso tragicamente la sua gemella Lucy e sembra trovare conforto in Beatrice, una nuova amica che le somiglia moltissimo e che la invita a vivere con lei e il fratello (gemello) Ben. A questo punto i rapporti si intrecciano e si complicano: la trama, dopo una partenza lenta, diventa sufficientemente intrigante, tra passioni, rivalità, segreti e menzogne che presto cominciano a emergere e a invischiare ciascuno dei tre protagonisti. Insomma, pur senza essere originalissima, la storia regge e si fa leggere, se non chiediamo nulla più che intrattenimento. Peccato che ogni tanto editor e traduttori si siano distratti, lasciando in giro refusi e incongruenze che fanno fare sul più bello qualche salto al povero lettore: a pag. 57 "sapere di non c'entrare nulla con loro" non si può sentire; a pag. 122 con "siamo già contravvenuti alle sue regole" sbagliamo pure gli ausiliari; non entro nei particolari sulle incongruenze della trama, se no dovrei rivelare troppo, ma sappiate che ce ne sono due o tre belle grosse, a partire da ciò che c'è scritto in copertina e che ci depista in modo sleale. Comunque, dai, le vacanze sono finite da poco e in fondo è solo un thriller.

Voto ** e 1/2

domenica 4 settembre 2016

Ma l'emergente come fa? Interviste a soci SEU: Jessica Maccario



Oggi vi presento un’altra autrice socia SEU, Jessica Maccario.


1) Ciao Jessica. Vuoi presentarti (come autore e come essere umano) ai lettori del blog?
Ciao, ti ringrazio per avermi invitata sul tuo blog! Sono Jessica, ho 26 anni, mi sono appassionata alla lettura fin da piccola e alla scrittura fin dalle scuole medie. Mi piace cucinare e provare nuovi piatti, amo viaggiare e lavorare con i bambini. Mi sono laureata in Beni Culturali e da anni valuto manoscritti per le case editrici.


2) Quando hai cominciato a scrivere? E quando hai pubblicato il primo testo?
Il mio primo romanzo risale alla seconda media, era una storia d’amore un po’ misteriosa ambientata in Irlanda che ho intenzione di rivedere e pubblicare prossimamente. L’avevo stampata e portata all’esame di terza media per raccontarla ai professori. Poi mi ero dedicata a una storia autobiografica, che mi è servita per superare la fine di una bella amicizia e che non ho intenzione di rendere pubblica: è un libro che conoscono in pochi ed è giusto che rimanga così. Il primo romanzo che ho pubblicato, alla fine delle scuole superiori, è il fantasy “Insieme verso la libertà”, che inaugura una trilogia.


3) Cosa ti spinge a scrivere, quali sono le tue motivazioni più profonde?
Scrivere mi fa stare bene, mi rilassa, mi aiuta a superare momenti difficili. Posso affermare con sicurezza che per me è una cura, una valvola di sfogo e un modo per evadere almeno per un po’ dalla realtà. Sono una sognatrice, mi piace fantasticare e scrivo spesso di getto, lasciando libero sfogo alle emozioni e ai pensieri. Non a caso la parte dell’editing, del riscrivere certe parti o fare ricerche, è quella che mi piace meno. 


4) Perché hai deciso di pubblicare? 
Ho sempre scritto per passione, limitandomi a far leggere le mie storie alla mia migliore amica. È andata avanti così per anni. L’idea della pubblicazione era qualcosa di lontano, di irraggiungibile, pensavo che sarebbe stato molto difficile riuscire a pubblicare. Mi ricordo che portai un manoscritto a un giornale e lì mi dissero che era molto lungo e che avrei dovuto tagliare alcune parti ripetitive. Questo per un po’ mi scoraggiò, almeno finché non vidi la locandina di un concorso e decisi di buttarmi con il fantasy, sia pure con pochissime aspettative. Stavo raccogliendo castagne quando ricevetti la telefonata dell’editore... non mi sembrava vero!


5) Hai pubblicato con una casa editrice o con il self-publishing? 
Il primo libro è uscito con Bibliotheka edizioni, una casa editrice di Roma. In seguito ho deciso di provare il self e ammetto che mi piace gestire in libertà il manoscritto, scegliere il prezzo e le offerte per conto mio.


6) Perché hai fatto questa scelta? 
Penso che le piccole case editrici abbiano poco da offrire a un autore per quanto riguarda la promozione e la distribuzione, ma al tempo stesso credo che un autore prima di scegliere l’auto-pubblicazione debba essere sicuro di sapersi auto-gestire (o di avere qualcuno che possa occuparsi della correzione, della copertina) e di riuscire a crearsi un pubblico. Quindi penso che la scelta d’iniziare con una casa editrice sia la migliore, almeno per capire come muoversi in questo mondo.


7) Sei stata soddisfatta dei risultati, continuerai così o intendi in futuro prendere una strada diversa?
Sì, sono soddisfatta di quello che ho raggiunto, soprattutto con gli ultimi libri. Penso che il digitale sia la strada più adatta a me, anche se mi piace molto partecipare alle fiere e amo il cartaceo. La parte più difficile è sicuramente costruirsi un pubblico di lettori fedeli e riuscire a mantenerlo, dando anticipazioni, curiosità, partecipando a iniziative con altri autori. Adoro scrivere e continuerò a portare avanti questa passione, ma mi accontento di piccoli numeri, non sono una che aspira a un grande successo e penso che il successo migliore per un autore sia ricevere commenti dai lettori.


8) Cosa dovrebbe dare un buon libro ai suoi lettori?
Senza dubbio originalità ed emozioni. Sono per i libri che suscitano sentimenti, che riescono a coinvolgerti, a farti ridere, piangere, a darti un motivo per cui riflettere, a lasciarti un messaggio che anche dopo anni ricordi con un sorriso. Le storie più belle, per me, sono quelle che ti travolgono.


9) Come mai, secondo te, in Italia ci sono pochi lettori?
Perché i momenti liberi sono sempre più rari e spesso la lettura viene vista più come una perdita di tempo che come un’occasione per imparare qualcosa. La scuola e la famiglia possono contribuire ad avvicinare i bambini alla lettura, ma poi è la singola persona a decidere se vuole continuare a leggere oppure no, pertanto molto dipende dalle scelte di ciascuno. Io, ad esempio, avevo una maestra alle scuole elementari che ha fatto di tutto per farci amare la lettura, mentre alle scuole medie i libri erano spesso noiosi ed eravamo vincolati nella scelta. Dipende poi anche dalla singola persona: c’è chi ama lo sport, chi preferisce disegnare e via dicendo. Leggere è per le persone curiose, sognatrici, che amano un po’ isolarsi dalla realtà. Sicuramente abbiamo più scrittori che lettori!


10) Cosa si potrebbe fare, secondo te, per motivare gli italiani che non leggono?
Secondo me è necessario cominciare a educare i futuri lettori fin da piccoli, portare i bambini nelle biblioteche, circondarli di libri e lasciarli liberi di scegliere. Per avvicinare un “non lettore” bisogna puntare su libri brevi, fumetti, storie con immagini divertenti, cercare di creare un momento piacevole di gruppo. Ultimamente le biblioteche creano spazi appositi dove il lettore può consultare internet, usare i tablet: è possibile che gli amanti della tecnologia siano invogliati a entrare. Così come potrebbe essere utile creare nei bar uno spazio dove prendere e leggere libri.


11) A cosa serve oggi, secondo te, la narrativa?
Io scrivo narrativa, soprattutto di genere, romanzi rosa e fantasy, che diano importanza tanto alla parte sentimentale quanto ai messaggi. I libri sono belli perché ci permettono di sognare, ma penso che debbano comunque avere una certa verosimiglianza e proporre temi o vicende realistiche. I libri sono veicoli di messaggi, di emozioni, a volte anche di testimonianze e riflessioni. 


12) Cos’è, secondo te, il “successo” per uno scrittore? 
Il successo è soggettivo. Per me è un successo ricevere i commenti entusiasti dei lettori, è un successo anche solo aprire Facebook e trovare un messaggio, guardare Amazon e vedere il libro in una classifica, vedere le facce incuriosite della gente alle fiere. Mi accontento dei piccoli gesti, delle dimostrazioni di affetto, di sapere che la storia è arrivata al cuore di qualcuno. Per altri il successo è scalare tutte le classifiche, avere centinaia di recensioni, arrivare ai critici più esperti, pubblicare con grandi case editrici. Ciascuno ha il proprio traguardo personale, l’importante è ricordarsi che c’è sempre un margine di miglioramento per cui non si è mai davvero “arrivati”.


13) Quali sono gli ostacoli più seri che un autore deve affrontare sulla via dell’affermazione personale?
Io tendo sempre a ricercare la collaborazione, ma uno degli ostacoli è la competizione e l’invidia di altri autori, che attaccano quelli più in alto nelle classifiche elaborando strategie sempre nuove, dai battibecchi, alle frecciatine sulle bacheche, alle recensioni false. A volte si crea un vero e proprio accanimento. Altri ostacoli sono la difficoltà della promozione, per la quale sarebbe necessario poter fare grandi investimenti, e la distribuzione nelle librerie che è monopolizzata dalle grandi CE e che da self è molto difficile ottenere, se non stipulando accordi di “conto vendita” con le singole librerie.


14) Cosa dovrebbe fare, secondo te, uno scrittore che non riuscisse a raggiungere questo tipo di “successo”?
La stragrande maggioranza degli scrittori non lo raggiunge. Sicuramente avere un agente ed essere con una grande CE aiuta, ma conosco anche self che negli anni sono riusciti a crearsi un pubblico fedele e a mantenerlo. Lo scrittore deve cercare di essere attivo, partecipare agli eventi, alle iniziative con i lettori, dedicare cioè molto tempo alla promozione, e al tempo stesso non far passare più di sei mesi tra un libro e l’altro. Poi naturalmente deve mettersi nell’ottica di farlo come un lavoro vero e proprio, non soltanto come una passione a cui dedicare un paio di ore. Il passaparola è fondamentale, per questo è utile intrattenere rapporti con i lettori, ma la storia deve comunque sapersi distinguere dalle altre.


15) Ora ti spetta il tuo piccolo-spazio-pubblicità autogestito: parlaci dei tuoi libri, dei tuoi progetti, di un evento in programma… insomma di quello che vuoi gridare al mondo là fuori. 
Grazie mille. Per quanto mi riguarda ho pubblicato una trilogia fantasy (di cui sto ultimando il terzo) i cui libri fanno parte della serie “Gli Elementali”, una duologia romantica che tratta anche temi attuali come l’omosessualità e l’emarginazione (i cui titoli sono “In volo con te” e “Questo viaggio è per sempre”), il romantic suspense “Io ti libererò”, il racconto gratuito natalizio “Un amore coi fiocchi”. Mi piace molto partecipare alle antologie con altri autori, uno dei miei ultimi racconti ad esempio si trova all’interno di quella pubblicata dal SEU, “Maledetta primavera”, e a breve ne uscirà una a scopo benefico per un canile.

I progetti in cantiere sono molti, soprattutto romanzi rosa che ho iniziato e devo terminare. Ho in previsione di scrivere altri romantic suspense e ho da parte un paio di fantasy autoconclusivi che saranno più brevi rispetto alla trilogia. Credo che punterò maggiormente sui romanzi autoconclusivi e cercherò di sperimentare qualcosa di nuovo, ma sicuramente non rinuncerò all’aspetto romantico.

Se volete visitare la mia pagina fb la trovate qui: https://www.facebook.com/JessicaMaccariolibri/



giovedì 1 settembre 2016

Recensioni in 10 righe: "Baby Boomers: Siamo la goccia che diventa mare" di Mario Pacchiarotti

"Baby Boomers" è un libro pubblicato da Sad Dog Project: un'idea interessante di cui potete leggere qui
Siamo in Italia negli anni Venti del terzo millennio, in una situazione socio-politica che è l'evoluzione, purtroppo credibile, di quella in cui stiamo vivendo: la democrazia è ormai soltanto di facciata, un solo partito domina il paese con le armi del populismo, della corruzione di massa e dell'informazione manipolata, in un eterno e stupido presente senza più futuro né passato, giovani e vecchi sono stati definitivamente collocati ai margini della società, senza lavoro, senza pensione e senza diritto di voto. A questo punto quattro Baby Boomers che non sono riusciti a fare la rivoluzione da adolescenti nè da adulti, decidono di provare, giocandosi il tutto per tutto, a farla da vecchi. Le armi sono quelle non convenzionali dei social, della rete, dei giochi nella realtà virtuale, dei libri, delle parole e della poesia. L'idea è molto carina; simpatici e credibili, nella loro stravaganza, i personaggi; gradevolissimo lo stile. L'aspettativa del lettore cresce fino a circa metà libro: conosciamo a poco a poco le intenzioni dei quattro protagonisti, sappiamo che vogliono fare un colpo straordinario, ma non ne conosciamo i piani concreti, che ci vengono svelati un po' per volta. E qui sta l'unico difetto del romanzo: la tensione continua a crescere e non ha un vero scioglimento. Ci aspettiamo, dopo tanta pazienza, un finale col botto, e invece troppe cose restano aperte o vaghe. Dal punto di vista della realtà, non si poteva pretendere di più: tristemente nemmeno i Baby Boomers sanno come rivoluzionare sul serio questo mondo che scricchiola e tra poco, lasciato a se stesso, di sicuro ci crollerà sulla testa. Dal punto di vista della narrativa, però, un finale non del tutto soddisfacente è un colpo basso per il lettore. Perciò aspettiamo il seguito.

Voto ***

martedì 30 agosto 2016

Recensioni in 10 righe: "99 giorni" di K.A. Tucker



Vittima del calore estivo o del rilassamento neuronale da ombrellone, mi sono ritrovata a leggere questo "romantic suspense", primo romanzo di una nuova serie di K.A. Tucker. Che dire. Innanzitutto ha una bella copertina da femminucce (credo, a posteriori, sia il motivo principale per cui mi è venuta voglia di leggerlo). Per il resto, venendo alla sostanza, non è fatto male: ha una trama discreta, che riesce a suscitare attesa e tensione. La storia d'amore tra la protagonista, smemorata dopo una traumatica aggressione, e il belloccio-ma-bravo-ragazzo di turno si intreccia con il thriller, la narrazione procede su due linee temporali e dai due punti di vista di lui e di lei alternati. La lingua e lo stile sono innocui, "scorrevoli", come il genere e il suo pubblico di "new adults" richiede. Immagino siano pure richieste dal genere le tre-quattro scene simil-porno d'ordinanza, che risultano, a noi cinquantenni ormai depravati, abbastanza comiche, poiché devono descrivere le peggio cose con un lessico ipocrita, beneducato e romantico. Ma comunque. Si arriva non del tutto stremati alla fine, malgrado qualche rallentamento nella parte centrale e qualche coincidenza un poco troppo fortunata per essere verosimile nello scioglimento. Insomma, se siete ragazze, se vi volete rilassare e leggere una cosa per puro intrattenimento, il libro è ok. Astenersi intellettuali e anzianotti cicciottelli.


Voto: quasi *** perché è ancora agosto e siamo tutti in vacanza o giù di lì.

domenica 28 agosto 2016

Ma l'emergente come fa? Interviste a soci SEU: Aurora Filippi

Continuiamo con le interviste ai soci SEU. Oggi vi presento Aurora Filippi.

1)      Ciao Aurora. Vuoi presentarti (come autore e come essere umano) ai lettori del blog?

Ciao a tutti. Sono una ragazza capace di una timidezza a livelli imbarazzanti e quando si tratta di parlare di me non so mai bene cosa dire… Mi sono ritrovata scrittrice quasi per caso, senza programmarlo. Da piccola volevo fare la naturalista, poi ho scelto di studiare grafica pubblicitaria solo come intermezzo per fare la fumettista, ma poco dopo ho scelto di puntare all'illustrazione… e invece scrivo. Però amo ancora gli animali (ho tre gattoni e un laghetto in progetto) e disegno molto spesso, oltre che cucire e fare diversi lavoretti creativi con i più disparati materiali. Sono un'appassionata di fantasy, che siano film, giochi, videogiochi, libri… e difatti scrivo principalmente questo genere e faccio giochi di ruolo, sia da tavolo che dal vivo.

2) Quando hai cominciato a scrivere? E quando hai pubblicato il primo testo?


Nel momento in cui ho imparato a leggere, ho iniziato scrivere. Adoravo fare i temi e a casa scrivevo diari su diari. Ho avuto decine di amici di penna in giro per l'Italia e col primo computer ho iniziato a sfogare la mia fantasia, oltre che disegnando, scrivendo. Inizialmente scrivevo solo racconti brevi, complici le richieste dei numerosi concorsi che facevo, poi ho partorito il mio primo lavoro lungo (chiuso a chiave nel cassetto, impresentabile) di cui Leodhrae doveva essere uno spin-off… invece ha preso piede divenendo addirittura una saga (in corso). Il primo libro, Il Risveglio dell'Alchimia, è uscito per la prima volta nel 2013.

3) Cosa ti spinge a scrivere, quali sono le tue motivazioni più profonde?

Ho iniziato a scrivere in maniera piuttosto prolifica in un periodo nero. La notte non dormivo, stavo davanti al pc, divisa tra scrittura, chat, giochi di ruolo e videogiochi. Trovavo in quel momento e in quei luoghi virtuali un posto dove lasciarmi andare, senza pressioni attorno, e quando accumulavo abbastanza stimoli, di solito ne usciva un racconto nuovo che finiva in una cartella sul computer e via, senza tante pretese.
Tutt'ora credo che scrivere sia principalmente uno sfogo e mentre le righe si susseguono sullo schermo, mentre pigio i tasti con la musica nelle orecchie, mi sembra di sentire la mente che piano piano si svuota e questa sensazione mi dà una certa soddisfazione, un senso di pace.

4) Perché hai deciso di pubblicare?

Quando ho pubblicato la cosa non era programmata. Avevo iniziato a pensarci, a fare una lista delle case editrici a cui mandare il manoscritto, ma il libro aveva ancora bisogno di una revisione che, mi dicevo, avrei fatto con calma. Poi ho perso la vista dall'occhio destro. Metà mondo è diventato buio. Fortunatamente, ho recuperato la vista completamente, ma sei mesi avanti e indietro dall'ospedale e la diagnosi finale di sclerosi multipla, mi hanno fatto sentire l'urgenza di pubblicare quello che avevo scritto. Dopo aver sperimentato che con un occhio solo non riuscivo più a scrivere come un tempo, conscia di ciò che poteva fare la malattia, ho revisionato il testo, l'ho impaginato e ho cercato una soluzione più rapida, spinta dal pensiero: "Domani potrei non essere in grado di farlo."

5) Hai pubblicato con una casa editrice o con il self-publishing?

Riprendendo il discorso di qui sopra, ho scelto il self publishing. La prima volta l' ho fatto per motivi prettamente rilegati alla tempistica, ma anche con la seconda versione del primo volume ho scelto di nuovo il selfpublishing, cambiando solo piattaforma per sceglierne una che fosse maggiormente specializzata e che mi offrisse una buona distribuzione anche del formato digitale.

6) Perché hai fatto questa scelta?

Inizialmente, come ho già detto, per i tempi di attesa: una casa editrice può metterci anche un anno per risponderti, SE ti risponde. Però devo dire che anche l'autogestione dell'impaginazione, della grafica e di tutti gli aspetti tecnici è una grande comodità, specie per me che sono abituata a lavorare spesso da sola.
Inoltre con il self publishing si è liberi di gestire come si preferisce il proprio lavoro anche a livello commerciale e pubblicitario, senza i vincoli che danno le case editrici.

7) Sei stato soddisfatto dei risultati, continuerai così o intendi in futuro prendere una strada diversa?

Sono soddisfatta, ritengo che il rapporto servizio-risultato sia ottimo, specie leggendo commenti di autori che hanno avuto esperienze con piccole case editrici, che come servizio non si discostano molto dal self, con l'aggiunta però di vincoli. In futuro, almeno per il momento, non credo che cambierò strada, ma mai dire mai.

8) Cosa dovrebbe dare un buon libro ai suoi lettori?
Sicuramente la sensazione, una volta finito, di aver fatto un buon investimento in termini di tempo e di soldi. Se compriamo libri è perché cerchiamo qualcosa di bello a cui dedicare tempo, ricevendo in cambio quella sensazione di arricchimento, scoperta e piacere, un investimento per la mente, una vacanza nella routine di tutti i giorni.

9) Come mai, secondo te, in Italia ci sono pochi lettori?

Abitudine. Penso che a leggere si debba imparare e non solo tecnicamente. Io fin da piccola son stata cresciuta a pane e libri e mia mamma è tuttora una grandissima lettrice. Oggi come oggi, gli stimoli per un bambino sono tantissimi e l'immediatezza visiva di un videogioco o della tv può essere un forte deterrente. Penso che, almeno in un primo momento, siano i genitori a fare di un bambino o di un ragazzo un lettore o meno.
E qui pesa il principale problema degli adulti: il tempo… ma è anche vero, come dice mia mamma, che la pigrizia è il nemico principale della lettura. Se la sera, piuttosto che prendere in mano un libro, si accende la tv, sicuramente la si spegne solo quando ci si alza per andare a dormire e non per leggere.
Anche guardandomi intorno, la maggior parte delle persone che conosco non legge… il perché non lo so. Non siamo dei gran lettori in Italia, pare, e siamo molto (forse troppo) soggetti alla moda del momento, anche per quanto riguarda i libri.

10) Cosa si potrebbe fare, secondo te, per motivare gli italiani che non leggono?

Ci fosse una soluzione ideale e adatta a tutti, sarebbe bello condensarla in una pillola, tutti i giorni per un mese, con la possibilità di ripetere il ciclo in caso di ricadute.
A parte le soluzioni fantascientifiche, credo che, come per molte cose, all'inizio serva imporsi di leggere qualche pagina al giorno, scegliendo magari testi che siano di nostro interesse o qualcosa di leggero che non richieda eccessiva concentrazione. Scegliere bene il libro è importante: partire con quello sbagliato non può che peggiorare la situazione.
A volte non bisogna fermarsi alle vetrine delle librerie, ai bestsellers… molti commentano l'offerta libraria in base a questo ma, con le possibilità offerte oggi dal web, non può più essere una giustificazione dire: non c'è niente che mi interessi. Ci sono migliaia di libri sconosciuti che meritano di essere letti.


11)   A cosa serve oggi, secondo te, la narrativa?
Penso che, oggi più che mai, serva a distrarre. Un tempo saper leggere era un privilegio, ma col passare del tempo tutti più o meno sanno farlo e lo hanno fatto. Forse oggi l'immediatezza di altre distrazioni che non richiedono troppa concentrazione scoraggiano la lettura, ma chi cerca un libro (specie chi legge fantasy e letteratura di genere) lo fa perché cerca tra quelle righe un mondo dove evadere per qualche ora, isolandosi dalla realtà, svuotando la testa dai problemi e dallo stress. Quando chiudi il libro puoi rituffarti nella routine alleggerito.

12) Cos’è, secondo te, il “successo” per uno scrittore?

Penso dipenda anche dallo scrittore, dal perché scriva.

Nel mio caso essere letta e apprezzata. Se il mio mondo è riuscito a catturare il lettore, se qualcosa gli rimarrà dentro dopo aver chiuso il libro, allora io sono già contenta.
13) Quali sono gli ostacoli più seri che un autore deve affrontare sulla via dell’affermazione personale?

Partiamo dal presupposto che io faccio già fatica perché non sono mai stata capace di coltivare la mia autostima, quindi ogni decisione, ogni fiera, ogni idea, deve superare prima di tutto proprio lo scoglio della mia insicurezza. Subito dopo c'è il confronto con la moltitudine che c'è fuori. Le recensioni negative capitano a tutti e bisogna essere capaci di superare la delusione, la rabbia e prendere quello che di utile una critica ci dà e rialzarsi. Bisogna capire che la strada è sempre in salita e che d'imparare non si smette mai, tenersi ben stretti alla propria scorta di umiltà e provare, provare e provare. La scrittura implica un'affermazione personale basata sul riscontro altrui, per cui non si può ignorare l'opinione dei lettori né tanto meno rivolgersi in malo modo al prossimo, come ho visto fare talvolta.

14) Cosa dovrebbe fare, secondo te, uno scrittore che non riuscisse a raggiungere questo tipo di “successo”?

Partendo dal presupposto che finché c'è vita c'è speranza, se uno scrittore scrive per passione (cosa che darei quasi per scontata) continuerà a farlo a prescindere, col desiderio di raccontare. Se non riuscirà a trovare chi lo ascolta, probabilmente qualcosa starà pur sbagliando e dovrebbe fermarsi e ragionarci su, mettendo da parte il suo orgoglio, magari.

Non è possibile, infatti, che nessuno, mai, legga quello che scrivi. Certo, molto dipende dall'ambizione: se punti a 1000 lettori, probabilmente averne 10 per te è pari a 0. Però se punti a 1000 devi dare e fare molto. Inoltre quello scelto potrebbe essere un target che neanche nelle più rosee circostanze può produrre 1000 lettori, di questo bisogna essere consapevoli.
Il successo ha varie forme e tutte vanno costruite partendo dalla base: se stessi.

15) Ora ti spetta il tuo piccolo-spazio-pubblicità autogestito: parlaci dei tuoi libri, dei tuoi progetti, di un evento in programma… insomma di quello che vuoi gridare al mondo là fuori.

Che dire… quest'anno dovrebbe uscire il terzo libro della saga di Leodhrae, un mondo a cui sono molto legata e affezionata, un mondo fantasy adatto a chi però non è legato troppo agli stereotipi classici di bene e male. Rimane questo il mio principale progetto, tanto che alcuni pazzi si sono anche prestati a vestire i panni dei miei personaggi per set fotografici dedicati!

In cantiere ho anche, però, un romanzo sci-fi (un esperimento dichiarato) e un libro… chiamiamolo biografico, dedicato alle mie esperienze col mondo animale collezionate in tutti questi anni, partendo dalla bambina che sognava di fare la naturalista, alla me di oggi, più matura e cosciente.
Altre idee sono ancora troppo astratte per essere menzionate. La mia testa è in continua ebollizione!
Il link al mio sito: www.aurorafilippi.it