venerdì 30 gennaio 2015

Tutto quello che avreste voluto sapere di me e non avete mai osato chiedere (autointervista, oh yea)




1) Chi ti credi di essere? 
Boh. Dopo lunghe discussioni con me stessa, sulla mia pagina fb ho scritto: "personaggio inventato, alias geniale scrittore femmina, ex vagabonda" il che mi rappresenta abbastanza bene.


2) Come ci possiamo fidare di una che scrive poesie, racconti, haiku, romanzi, horror, noir e fantastico? Che vuoi fare esattamente da grande? 
Diventare brava, talmente tanto brava che ai miei lettori non interesserà più sapere se stanno leggendo un horror o un mainstream, un racconto o un romanzo o una poesia. 

3) Come diavolo ti è venuto in mente di metterti a scrivere a cinquant'anni, già con un piede nella fossa? 
Qualcuno alla mezza età si fa il lifting, qualcuno l'amante; io ho adottato una figlia, ne ho fatta un'altra e mi sono messa a scrivere. Scherzi della premenopausa.


4) Quando metti le parolacce nei tuoi racconti, poi non ti vergogni che magari ti leggono i tuoi alunni o le tue figlie? 
Cerco di insegnare alle mie figlie e ai miei alunni che tutte le parole hanno una loro dignità, e tutta la realtà ha diritto di essere rappresentata dall'arte. E comunque sì, mi vergogno e spero che nessuno lo venga a sapere, che scrivo anche delle storie con le parolacce.


5) Chi non sa fare una cosa la insegna; ammesso e non concesso che tu sappia scrivere, allora vuol dire che non sai insegnare?
Che razza di domande fai? Non mettere in giro queste voci sennò il Comitato di Valutazione Bravi Docenti Meritevoli mi toglie i punti e mi mette le orecchie d'asino fino alla pensione (e niente scatti stipendiali nemmeno se mi iscrivo a tutti i corsi d'aggiornamento più fetenti ideati da temibili formatori ministeriali appena usciti dal manicomio criminale di Aversa).


6) Come fai a lavorare, lavare, stirare, cucinare, pulire, stare dietro a due figlie bambine, a un marito trascurato e pure a scrivere? Cos'è che non fai o non fai bene?
Lavare lava la lavatrice, stirare solo le camicie (il resto lo piego), cucinare solo per le festività, pulire quanto basta; il resto cerco di farlo bene. Dormo quasi niente e quasi sempre in piedi.


7) Perché non hai mai messo una dedica sui tuoi libri?
Quando qualche parente, amico o collaboratore si offrirà di badarmi le figlie, tenermi la casa, darmi un annetto sabbatico in modo che io possa scrivere di giorno invece che dalle 2 di notte in poi (al posto di dormire), gli prometto una paginata di ringraziamenti, in tutte le lingue conosciute. Per ora nisba, posso ringraziare (o mandare a quel paese) solo me stessa.


8) Ma se sono tutti ignoranti e rimbambiti, per chi scrivi che non legge nessuno?
Non è vero, qualcuno che legge c'è: perlopiù donne adolescenti (che però tendono a leggere minchiate) o donne ormai quasi anziane, che a scuola sono state costrette a leggere i classici e le poesie e oggi sono, loro malgrado, ancora in grado di capire un periodo con un paio di subordinate. Estinte loro non leggerà più nessuno (a parte le minchiate), ma per allora sarò morta anch'io, e quindi perché preoccuparmi?


9) Che vuoi fare dopo?
Appena avrò raccontato quello che ho da raccontare nelle forme tradizionali (racconto, romanzo, poesia), mi metterò a giocare con le nuove forme di narrazione oggi possibili: romanzi in cui i lettori possono interagire con l'autore e con la storia, narrazioni ibride fatte di parole/musica/immagini, racconti a più mani, e quanto ancora ci potremo inventare. Sperando che la vecchiaia sia clemente con me e non mi faccia rimbambire troppo presto.


10) Non contenta dei danni già fatti, stai scrivendo pure un romanzo: di che parla?
Della vecchiaia appunto, dei bilanci a fine corsa, di Dio e dell'amore indomito delle donne (ma anche degli uomini).


11) Perché scrivi solo cose tristi? Che ci hai il pessimismo cosmico? Soffri di gobba pure te?
Intanto non è assolutamente vero che scrivo solo cose tristi, alcune sono allegrissime e ridanciane, persino. Poi c'è che le cose belle della vita le conosciamo tutti: amore, libertà, conoscenza. Tutti ce ne dobbiamo procurare almeno una dose minima, se no ci ammaliamo e moriamo. Le cose meno belle invece tendiamo tutti a non guardarle, non volerle conoscere, così quando ci toccano (perché prima o poi ci toccano) non sappiamo come maneggiarle e ci facciamo ancora più male dell'indispensabile. Allora mi viene da parlare proprio di questo, di smontarle, queste cose poco belle, come si smontavano i giochi da piccoli: per vedere come funzionano. Questo non ci salva, ma ci rende più consapevoli e sicuri. Almeno credo. 


12) Ma sei un' intellettuale di sinistra o una  casalinga di Abbiategrasso? No perché di solito gli scrittori si capisce da che parte stanno, ma tu ti mischi proprio con tutti.
Sono sia un'intellettuale di sinistra sia una casalinga di Abbiategrasso. E continuerò a mischiarmi con tutti perché stare con un solo tipo di persone rende la vita scialba e prevedibile: a me gli esseri umani interessano tutti, anche se alcuni sono obbiettivamente stronzi e non mi piacciono per niente.

13) Beh, ciao.
Eh, ciao.

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