mercoledì 10 dicembre 2014

Recensioni in 10 righe: John Williams, Stoner



Una vita "normale", anzi fortunata. Il protagonista di questa storia in fondo ottiene tutto ciò che desidera: un posto all'università essendo figlio di contadini, la moglie e poi l'amante che si sceglie, una figlia che lo ama. Eppure non riesce a essere felice: perché la moglie non gli consente di avvicinarsi davvero a lei e alla figlia (chissà per quale oscuro motivo), perché il professore che ha in mano la sua carriera gli è nemico e cerca di distruggerlo (chissà per quale rabbia repressa da sfogare), ma soprattutto perché lui stesso non riesce a scegliere, a lottare quando è il momento, a dare una direzione agli eventi da cui si lascia passivamente travolgere. Questo bel romanzo è angosciante, perché rappresenta benissimo l'incubo di tutti, quello che ognuno di noi rimpiangerà davvero davanti alla morte: le cose essenziali che non abbiamo fatto, che non abbiamo capito, chiusi nella nostra routine che ci protegge e ci isola dalla realtà, dalle sue brutture. Per Stoner è lo studio della letteratura, ma di rifugi che ci rendono ciechi ce ne sono moltissimi: ognuno ha il suo. Uno stile secco, reticente come il protagonista. Un romanzo che si legge tutto d'un fiato, personaggi che restano scolpiti nella nostra immaginazione, e un velo di mistero che comunque li avvolge tutti: quali sono le loro vere motivazioni? Quale segreto nascondono nel loro cuore? Possiamo solo intuirlo, senza nessuna certezza, come non possiamo conoscere ciò che si nasconde davvero nell'animo dei nostri conoscenti, dei nostri amici, dei nostri parenti più stretti. Da leggere assolutamente, non per evadere ma per riflettere.

Voto:****

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