venerdì 12 dicembre 2014

Recensioni in 10 righe: John Niven, A volte ritorno




Tra il Natale e la finale di X Factor, questa storia mi è sembrata stranamente attuale. 
Dopo una breve vacanza di qualche secolo, il Padreterno torna operativo e si accorge di quante orribili cose hanno combinato gli uomini in così poco tempo. Malvolentieri (considerando quello che gli è successo l'ultima volta che ha messo piede nel mondo di qua), Gesù Cristo è costretto a tornare sulla terra per ricordare agli uomini l'unico, autentico comandamento: "fate i bravi". Rischia di diventare una pop star in un talent show musicale, ma essere davvero buoni di questi tempi non paga. In effetti non ha mai pagato. Il romanzo è divertente e amaro, ma questo Gesù mi è sembrato un po' troppo fricchettone per poter essere preso sul serio. Niven resta a metà tra il comico e il patetico, e mi sono fatta l'idea che avrebbe potuto osare di più.

Voto: ***

mercoledì 10 dicembre 2014

Recensioni in 10 righe: John Williams, Stoner



Una vita "normale", anzi fortunata. Il protagonista di questa storia in fondo ottiene tutto ciò che desidera: un posto all'università essendo figlio di contadini, la moglie e poi l'amante che si sceglie, una figlia che lo ama. Eppure non riesce a essere felice: perché la moglie non gli consente di avvicinarsi davvero a lei e alla figlia (chissà per quale oscuro motivo), perché il professore che ha in mano la sua carriera gli è nemico e cerca di distruggerlo (chissà per quale rabbia repressa da sfogare), ma soprattutto perché lui stesso non riesce a scegliere, a lottare quando è il momento, a dare una direzione agli eventi da cui si lascia passivamente travolgere. Questo bel romanzo è angosciante, perché rappresenta benissimo l'incubo di tutti, quello che ognuno di noi rimpiangerà davvero davanti alla morte: le cose essenziali che non abbiamo fatto, che non abbiamo capito, chiusi nella nostra routine che ci protegge e ci isola dalla realtà, dalle sue brutture. Per Stoner è lo studio della letteratura, ma di rifugi che ci rendono ciechi ce ne sono moltissimi: ognuno ha il suo. Uno stile secco, reticente come il protagonista. Un romanzo che si legge tutto d'un fiato, personaggi che restano scolpiti nella nostra immaginazione, e un velo di mistero che comunque li avvolge tutti: quali sono le loro vere motivazioni? Quale segreto nascondono nel loro cuore? Possiamo solo intuirlo, senza nessuna certezza, come non possiamo conoscere ciò che si nasconde davvero nell'animo dei nostri conoscenti, dei nostri amici, dei nostri parenti più stretti. Da leggere assolutamente, non per evadere ma per riflettere.

Voto:****

lunedì 1 dicembre 2014

Recensioni immaginarie


E' quasi Natale, è mio dovere di sedicente scrittrice spammare un po' in giro le copertine dei miei libri, le recensioni, e questo e quello, sempre nella speranza che voi, lettori adoratissimi, mettiate infine mano al portafogli e (cosa non meno importante per me, autrice con ego ipertrofico) ai vostri occhiali da lettura, dimenticati da mesi sul comodino accanto all'ultimo porno soft che vi ha conciliato così bene il sonno. 
Eccovi dunque alcune recensioni immaginarie dei miei librini di carta e di vento. Fatevi quattro risate e spendete generosamente, se vi piacerà. Se no, peste vi colga.
(ecco, anche per quest'anno il mio dovere l'ho fatto)


Lo trovate anche qui: Amazon; inMondadori; ibs
Piccole storie oscure

1) Non so, non l'ho letto, ho paura del buio. (Luce Fu)
2) Mi piace la copertina. Soprattutto il mezzo gatto grigio. (Chi Uaua)
3) Faccio lo psicologo precario presso una comunità. Secondo me l'autrice non sta bene, proprio no. (S. Freud)
4) Io a mio figlio certe cose non gliele faccio leggere. E comunque il martedì e il giovedì ha gli allenamenti di calcio. (Mamma Preoccupata)
5) Il primo racconto non mi è piaciuto per niente. Faremo causa. I nostri clienti sono brave persone, come si permette questa. (Sig. Ikea)
6) Horror? E dove sono gli zombie, i mostri, i vampiri? Questa Caramanico nemmeno sa dove sta di casa, l' horror. Questa ci stanca solo il cervello, altro che horror. (Basta Pensare)
7) Me l'hanno regalato, forse lo leggerò, dice che è carino. Però è lunghetto, più di 100 pagine. Ma è scritto grosso. Forse lo leggerò. (Preferisco Vivere)
8) E ancora co 'sti traumi infantili? Ebbasta dai. (Jung C.G.)
9) Numero 22: i pazzi. In effetti. (Smorfia Napoletana)
10) Caramanico e una vera scritrice. Il libro e scorevole e non ce nianche un'erore di ortofonia. Secondo me. (Crusca Accademia)



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Oltre l'incerto limite

1) Tina Caramanico? E chi caspita è? (Socrate)
2) Questo libro è una minchiata fin dal titolo. O è un limite o è incerto. (Cartesio)
3) Non mi convince. Non mi convince. Non mi convince. (Continuavano a chiamarlo Trinità)
4) È scritto bene, belle storie, bei personaggi, bella copertina, intelligente, divertente perfino. L' ho letto dal dentista, un granuloma, un male dell'accidenti. Non so perché, ma non mi ha preso, non mi ha emozionato. Metto una stellina.
5) È un libro pieno di pessimismo e di tristezza, non scopano mai, l'unica volta che stavano per, poi ci ripensano. Che palle! Probabilmente l'autrice è morta di gobba. (Leopardi G.)

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Le cose come stanno

1) E cioè, come stanno? (Elementare Watson)
2) Un libro inutile: nemmeno un po' di carta da annusare, nemmeno una merendina (Acara Acarina)
3) Epperché dovrei da legge 'sto libro? Io già ce lo so dal principio, come che stanno le cose. (Padre Eterno)
4) Sì, sì, va bene, lo compro quando fate la promozione gratuita. Quando la fate? E mi regalate anche l'e-reader? No? E io come cacchio faccio a leggerlo allora? (Digitale Terrestre)
5) Premetto che io non sono razzista, ma i negri dovrebbero trombare a casa loro. (Salvini M.)


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Guida a Milano invisibile

1) Allora, tanto per chiarire. Se scrivi un cacchio di libro di poesia chiamalo come un fottuto libro di poesia: "Nelle ali del vento", "Il mare al tramonto", "Cuori nella tormenta" o che cazzo ne so. Non chiamare un maledetto libro di poesie come una guida turistica. Sono tre ore che vago nel vento, nella tormenta e al tramonto, alla ricerca della Stazione Centrale. (Bruce Chatwin)