martedì 18 novembre 2014

Capponi



“Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all'in giù, nella mano d'un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. Ora stendeva il braccio per collera, ora l'alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s'ingegnavano a beccarsi l'una con l'altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.” (Manzoni, I promessi sposi, cap. III)


Tra noi e i capponi di Renzo ci sono 173 anni, Marx, l’istruzione obbligatoria, due guerre mondiali, l’Olocausto, i mass media, l’11 settembre, il web. Ma gli uomini ancora non riescono a indirizzare la propria rabbia contro chi davvero li opprime, li affama, li sfrutta, li rimbambisce nell’ignoranza. No, se la prendono ancora solo e soltanto contro i propri compagni di sventura, quelli più poveri e brutti, quelli più vicini. Dopo 173 anni, Marx, l’istruzione obbligatoria, due guerre mondiali, l’Olocausto, i mass media, l’11 settembre, il web, siamo ancora ai capponi di Renzo.

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