lunedì 20 ottobre 2014

Recensioni in 10 righe: Liz Moore, Il peso




Davvero un bel romanzo, straziante eppure vitale, tristissimo e non disperato. Mi ha emozionato, a volte mi ha fatto piangere, e non è che io sia usa. I protagonisti (Arthur che si racconta da solo e Charleene raccontata dal figlio), sono due persone sole, incapaci di uscire dal proprio guscio malgrado sia quella la cosa che più desiderano al mondo, malate della propria tristezza e della propria solitudine, convinte che ne moriranno, prima o poi. Eppure c'è un filo sottile che li tiene legati alla vita, un amore ormai antico e irrealizzato che tuttavia li unisce e che, al di là di ogni speranza, imprevedibilmente li costringerà a uscire dalla propria trincea. Kel, il figlio di Charleene, e Yolanda, la giovanissima donna di servizio che Arthur accoglie di malavoglia in casa, dopo anni di eremitaggio, sono altri personaggi bellissimi: il loro sguardo duro e nello stesso tempo indifeso di ragazzini fa da contrappunto alla disfatta di Charleene e alla faticosa risalita di Arthur, che gli consentirà di sopravvivere e, anche se dolorosamente, ricominciare.

Voto: **** e mezzo.

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