mercoledì 8 ottobre 2014

Ho visto cose... (guida essenziale per timidi, sedicenti scrittori): premi letterari, parte prima




Buongiorno carissimi. Avevo promesso, pochi giorni fa, di raccontarvi qualche aneddoto tratto dai miei ultimi quattro anni di vita vissuta da sedicente-emergente-aspirante scrittrice.
E allora cominciamo. Cominciamo dall’inizio inizio. Dalla prima debolezza comune a tutti noi sedicenti-emergenti-aspiranti, quando per la prima volta, chissà come e perché, rileggiamo un racconto, una poesia, un romanzo fresco di stampante o già attempato e polveroso di archivio e decidiamo che è dannatamente buono e che qualcuno oltre noi deve leggerlo. Ma non ci bastano più la prof di Italiano, la mamma, il fidanzato, l’amica del cuore. No, la roba che teniamo tra le mani scotta, le pagine sono di quelle che, se solo il mondo sapesse, saremmo già… Cosa? Beh, qui le aspirazioni si differenziano in base alla natura dell’aspirante-sedicente: c’è chi si vede poeta laureato, citato in tutte le antologie scolastiche, chi sogna di fare una vita da nababbo  coi proventi di innumerevoli best-sellers, chi vorrebbe vincere i più famosi premi letterari  solo per poterli rompere in testa al presentatore o al sindaco che li porge sorridente e poi tornarsene a vivere di sbronze, letteratura d’avanguardia (o post-avanguardia, o post-post avanguardia) e rapporti occasionali con persone di ogni genere e provenienza, purché sexy e perdutamente affascinate dagli scrittori maledetti. Ma comunque, a qualsiasi cosa realmente aspirino gli aspiranti, la prima idea che viene loro in mente in questa fase di solitaria autoesaltazione è: qua ci vuole un concorso letterario. Ma certo. Mando il racconto, la poesia, il romanzo, mi leggono persone qualificate, si innamorano della mia prosa (o dei miei versi), mi presentano all’editore X (ovviamente uno dei due o tre grandi editori che tutti conoscono, persino i sedicenti-aspiranti che poco frequentano le librerie), il quale immediatamente mi fa un contratto miliardario e mi manda in TV, così divento ricco e famoso. L’aspirante poeta maledetto e il romanziere tardo-sperimentale ovviamente sono un po’ indecisi, non vorrebbero rimetterci la faccia vendendosi allo star system così precocemente; però poi concludono che, diamine, si può sempre andare in televisione e sputare in faccia al bravo presentatore di turno, e vuoi mettere la soddisfazione. Dunque, per tutti gli aspiranti sedicenti di qualsiasi cultura educazione e risma, concorso letterario sia. Già. Ma quale concorso? Si digita su Google e la prima sorpresa è vedere quanti concorsi e premi letterari si celebrano in Italia, in qualsiasi stagione. Che, se vogliamo, già tutta questa abbondanza dovrebbe mettere sul chi va là l’aspirante sedicente. Ma di solito non va così, anzi l’aspirante gongola di poter spaziare così tanto, e spedisce garrulo la sua opera immortale a quanti più concorsi può, dall’Alpi alle Piramidi, spendendo quasi senza accorgersene un piccolo patrimonio in tasse di iscrizione e raccomandate con ricevute di ritorno. E che Dio gli risparmi almeno la spesa del biglietto aereo, del ristorante e della camera d’albergo che dovrebbe sostenere se, ahilui, vincesse la fantastica targa in silver plate da ritirare personalmente a Pietruzza Sott’O Vulcanu, ridente cittadina all’estremità dello stivale opposta a quella dove risiede lo sprovveduto aspirante sedicente. Ma purtroppo e spesso, chissà perché, sono solo i giurati di Pietruzza Sott’O Vulcanu a comprendere l’arte dell’aspirante e a volerne premiare l’eccellenza; le giurie di Casette Sotto Casa e Vicinanze Di Fianco, sebbene molto più compatibili per cultura, dialetto e chilometraggio, di solito snobbano qualsivoglia proposta letteraria del volenteroso sedicente. Del resto, come si dice? Nemo propheta in patria.

[segue]

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