martedì 23 settembre 2014

Recensioni in 10 righe: Kanae Minato, Confessione

Una professoressa, due alunni che le hanno assassinato la figlioletta, un mondo torbido in cui vittime e carnefici si distinguono con difficoltà. Nessuno è innocente in questo romanzo, tuttavia ciascuno ha una pena segreta, una violenza subita ingiustamente, solitudine, rabbia, vuoto affettivo che possono in parte motivare la malvagità, ma non spiegarla del tutto. Resta in ognuno dei personaggi un lato oscuro, il luogo in cui dovrebbe stare la coscienza e invece non c'è nulla. La storia è semplice ma inquietante. La scelta di narrare l'accaduto attraverso il punto di vista di tutti i protagonisti a turno, consente di rivelare pensieri e ossessioni di ciascuno di loro e di realizzare alla fine un affresco corale di una società chiusa e malata. Questa scelta narrativa ha però reso la lettura meno avvincente: il racconto soffre di un' eccessiva lentezza. Altro punto debole, a mio parere, una certa astrattezza dell'ambientazione: tutto avviene come in un racconto filosofico, molti particolari della storia sono eccessivi e poco realistici. L'autrice sembra più interessata a indagare l'origine del male che a intrattenere il lettore con un thriller, malgrado la trama sembri quella tipica di un romanzo di genere.

Voto: ***

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