domenica 21 settembre 2014

LA MONETA di Vera D'Atri

Questa settimana è nostra ospite Vera D'Atri: autrice di racconti, romanzi e bellissime poesie, ha accettato con grande gentilezza di rispondere alla stranaintervista (domani su Dentro il cerchio). Oggi ci regala un racconto, bizzarro e suggestivo.


La moneta
di Vera D’Atri

Nel togliere la mano dalla tasca, la moneta, che ha così spasmodicamente tentato di estrarre dai jeans, gli scivola via e rotola sotto il letto. Il cameriere c’è rimasto male ma comunque si è dato la briga di non mostrarsi deluso. Buonasera signore.
Buonasera.  
Hubert richiude la porta. E’ in un bagno di sudore. Si libera dello zaino, dal quale alcuni oggetti stanno facendo capolino per via di una lampo difettosa.  Comincia a sfilarli. Sistema su di un piccolo scrittorio di legno scuro la guida di Praga, una banana, un K-way nero piegato a cubetto, un plettro di chitarra.
La stanza d’albergo è di dimensioni millimetriche e non è agevole muoversi al suo interno. Hubert va urtando di qua e di là. Ma è molto simpatica. Ha un che di vecchia cortesia. Una finestra di dimensioni lillipuziane fa entrare in quel momento la luce morbida del crepuscolo e l’insieme, sebbene non più grande di un guscio d’uovo, è piacevole e sembra promettere un tranquillo soggiorno in centro. Comunque, se ora vuole recuperare la moneta deve spostare un puff rotondo che lo sta intralciando. E’ stanco ma non vuole rimandare. Prima la moneta e poi una bella doccia, pensa. Sono appena le sette di sera e dopo la doccia uscirà a godersi le vie, una birra con qualche nuova amicizia, forse l’alba da una riva della Moldava. Ma adesso? Ah, sì, deve recuperare la moneta.  
Ha le spalle doloranti. Si piega, è un po’ frastornato dal lungo viaggio e dall’odore di cera che domina nella stanza. Posa la tempia sul parquet e guarda sotto al letto.
E che diamine! Esclama.
Inghiotte. Lo sconcerto lo paralizza. Il cuore va all’impazzata. Cerca di non urlare. Poi, prima di chiamare qualcuno del personale, decide di dare un’ulteriore occhiata, perché hai visto mai, si dice, dovessero prendermi per pazzo!
Sbircia.
 -Non sono pazzo -
Hubert si rialza di scatto, entra in bagno, si schiaffa acqua gelata sulla faccia, si dà due pugni in petto, si liscia il pizzetto alla Rembrantd e poi torna sul lato del letto. Si china ancora una volta strabiliato con l’intenzione di bloccare quella cosa che muove, disarticolandole, un bel po’ di zampette nere e che gli domanda:
“Non la vuoi la tua moneta?”
Con una zampetta lucida e solleticante uno scarafaggio di un metro e mezzo gliela sta allungando. Lo so, dice, sono disgustoso, ma tutti quelli che vengono a Praga si aspettano di trovare Gregor Samsa, che sarei io, così il direttore dell’albergo mi ha scritturato; in fondo ciò rientra nel cliché di Praga Magica. Quest’anno viene festeggiato con iniziative di prim’ordine.
E’ talmente frastornato da ciò che ha visto e udito che ora Hubert ammette che la trovata non è male. Personaggi di libri famosi. Urca. Lui ha letto La metamorfosi.
E subito con l’intento di non farsi vedere intimorito, “e tuo padre? Arriva o non arriva il benedett’uomo?”  gli chiede.
Per fortuna non lo hanno scritturato. Si sono limitati. Del resto che vuoi le spese devono essere contenute. Io, anche se protagonista, mi accontento di poco.
Hubert, girando la testa dall’altra parte, allunga la mano e recupera la moneta. E’ pazzesco si dice, è veramente troppo. Poi continua a dimostrarsi disinvolto con quella cosa là; è come preso da una irresistibile voglia di puntualizzare, come se, proseguendo in quella discussione strampalata, potesse ricondurre quell’incontro ad un’avventura di viaggio.
“Ma se non mi fossi piegato a rovistare qua sotto, cosa avresti fatto?”
“Perché esiste qualcuno che non sbirci sotto il letto quando prende possesso di una stanza?”
“Che dici? Al giorno d’oggi non c’è più nessuno che si metta a fare questo. Di solito si guarda fuori della finestra se per caso stanno arrivando aerei. Inoltre se si avvistano si fa un rapido calcolo e se si pensa che stiano puntando al successivo palazzo si continua tranquillamente a fare ciò che si stava facendo un attimo prima”.
Gregor tace per un po’. Poi “Devo ammettere, dice, devo ammettere che hai ragione, oggi è così. Chi va più a pensare che si possano trovare blatte della mia dimensione? Bombe intelligenti, meteoriti, virus, la faccia su tutti gli schermi perché se ne è fatta una veramente sporca; paure moderne. La bruttezza di noi abominevoli è probabilmente roba superata”.
Hubert fa caso al noi. Ne è colpito, poi si riprende.
“Credimi bestione, i mostri oscuri e sonnolenti non sono più in classifica”.
“Eppure penso, gli fa Gregor, che a chiunque si desse lo sfortunato caso di incontrare una blatta infinitamente più piccola di come sono io, diciamo di quelle che sbucano dal battiscopa, allora apriti cielo! Terrore e schifo come al solito!”
“Beh, sicuro!”
“Sai che ti dico, ti dico che non mi dispiace la scarafaggeria che mi sono conquistata. Come essere umano problemi ne avevo. Deludere un padre, non è poco, quanto a scarafaggio invece posso essere un vanto”.
Hubert si gratta il pizzetto biondiccio, la sua prima peluria che gli è di compagnia e di grande conforto.
Si siede sul pavimento.  Getta la moneta in aria una, due, tre volte - che situazione! - Pensa. Poi ha una curiosità.
“Ma nelle altre stanze?”
“Nelle altre stanze non c’è assolutamente niente. Di Gregor il mutante ci sono solo io”.
“Allora chiederò un’altra sistemazione”.
Lo scarafaggio si serra in una rabbia silenziosa; le zampette rientrano tutte assieme sotto la corazza. Vibra lievemente.
Hubert  si rialza. Sbuffa. Sotto al letto ha la creatura più disgustosa che si possa mai immaginare ed è legittimo, assolutamente legittimo che gli sia concesso di protestare.
Ma cosa potrebbe mai andare a dire a quei bravi e premurosi maitre giù alla reception? “Guardate che avete esagerato con Praga Magica!” E quelli:
“Ma voi perché siete venuto a Praga? Praga merita, è una splendida città ma ne esistono molte altre. Lei non è andato a Parigi o ad Atene, per esempio, non ha scelto Il Cairo o Città del Messico, caro signore. Ha scelto Praga.”
“E che vuol dire questo, ch’io mi detta tenere quella roba sotto al letto solo perché ..”.
- Già perché ho scelto Praga? -
Le guglie ed i vicoli in uno strano impasto di cose lette e cose appena percepite giù nel profondo, sentirlo, quello scarafaggio, toccarlo, esserlo. Provare, provare che è nel disgusto degli altri che affonda tutta la paura.
Girarsi nel letto nelle stesse mattine umide, grige, lattiginose come le mattine a casa sua, eppure essere lontano, una fantasia, un meschino mescolare le cose. - Che sciocchezza! -
Sotto la doccia si riprende. In fondo è una cosa che potrà andare in giro a raccontare questa dello scarafaggio. Potrà mentire e ai  più impressionabili dire che era di plastica.
Sulla strada i lampioni si sono appena accesi. La luce della sera ne assorbe il violetto. A passo svelto Hubert va verso il Castello.
Quando rientra è molto tardi e si getta sul letto senza esitare.

Durante la notte si volta su di un fianco e tocca con le nocche il pavimento. Gregor porge una delle sue zampette.  Sono ragazzi. Vengono da oscure afflizioni. E Praga è una strana città. 


Vera D’Atri è nata a Roma nel marzo del 1948. Vive a Napoli dal 1992. Ha conseguito il diploma di archivista all’archivio di Stato di Napoli. Solo dopo il 1997 si interessa di scrittura redigendo numerosi racconti e alcune brevi poesie facenti parte della raccolta “Abitare Sparta”  con la quale ottiene una menzione di merito al premio Lorenzo Montano diciassettesima edizione. A questa fanno seguito una piccola silloge poetica delle Edizioni della Biblioteca a cura di Giovanni Pugliese intitolata “Il museo di vaniglia” e nel 2009 la pubblicazione della silloge “Una data segnata per partire” edita dalla Kolibris di Bologna con prefazione di Rossella Tempesta. All’attivo anche alcuni racconti pubblicati in antologie e su riviste e un romanzo “ Buona bella brava” edito dalla Robin Edizioni nel 2010 e recensito da Enzo Rega su l’Indice dei libri. Suoi testi poetici compaiono su riviste, inserti culturali e numerosi blog (Opere inedite, Il giardino dei poeti,Transiti poetici, La casa senza tempo, La stanza di Nightingale, Gli occhi di Blimunda, Poetarum silva). E’ presente inoltre nell’antologia “La giusta collera” edita da CFR e su “Alter ego - Poeti al MANN” ed è tra i vincitori del concorso “La vita in prosa 2011” con un racconto edito nell’antologia curata da Ivano Mugnaini e seconda classificata al concorso “ Scrivere a corte ” sempre del 2011. Terza classificata al premio Di Liegro 2012 sezione poesia. Sempre per la poesia è finalista al Premio Mazzacurati-Russo delle Edizioni d’If 2012-2013 con la plaquette “Tutte donne” che verrà a far parte del Registro curato da Gabriele Frasca. A maggio 2013 esce la plaquette “Una tenace invadenza” a cura di Libro Aperto Edizioni. Ad ottobre 2013 è tra i vincitori al premio Michele Sovente, seconda edizione, sezione poesia inedita.

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