mercoledì 3 settembre 2014

Prime impressioni sulla "nuova" scuola di Renzi e Giannini





Tolte le chiacchiere, che possono voler dire molto o nulla (come ben sappiamo, e soprattutto quando parliamo di scuola, di buoni propositi sono lastricate le vie dell’inferno), e accolte con gioia le assunzioni di alcuni dei docenti precari che mandano da anni avanti la baracca, cosa ci resta della “buona scuola” di Renzi? Il fatto che il 34% degli insegnanti di ogni istituto non avrà scatti stipendiali e gli altri dovranno meritarsi un diritto che era acquisito e che viene, oplà, cancellato. Il fatto che si ritorni al passato su molti aspetti che erano stati giustamente criticati (il reclutamento per concorsi, ad esempio: che fine fanno le scuole di specializzazione?)* o che si chiamino con nuovi termini cose già vecchie (pare che al Ministero non siano al corrente del fatto che già oggi chi svolge funzioni specifiche o lavora più ore viene pagato un po’ di più, e che gli insegnanti si aggiornano e si formano con continuità. No, davvero, maddaaii che mi disciiiii!?!). Il fatto che si eliminino i supplenti e non le supplenze (che sono ahimè ineliminabili, almeno fino a che non assumeranno dei robot o dei replicanti come docenti, perché anche i prof. purtroppo di tanto in tanto si ammalano). Il fatto che, per risparmiare, le supplenze e altri compiti necessari verranno accollati (senza pagarli extra) ai docenti in servizio, che dovranno obbligatoriamente restituire le ore non lavorate nei giorni in cui la scuola è chiusa: sono poche ore a testa, certo, ma come al solito passa come normale chiedere agli insegnanti di lavorare di più gratis (anche questa è storia vecchia, niente di nuovo caro Renzi).
Il fatto più grave, poi, e più disturbante, è che si espone una tabella stipendiale lorda (che indica cioè quasi il doppio degli introiti netti e reali dei docenti), da cui il lettore distratto (non il professore!) dedurrà che gli insegnanti sono pagati profumatamente e dunque di che si lamentano? Inoltre il tono del documento è tutto a sostegno del pregiudizio corrente (che pare condividano anche i nostri giovani governanti): i vecchi professori vivono nel grigiore della loro stanzetta, non escono, non leggono, non si aggiornano, non sanno usare il web e il pc. In classe, quando ci vanno, fannulloneggiano e sonnecchiano a causa delle loro malattie neurodegenerative e della loro vetustà. Alla faccia di quello che voleva fondare la rinascita del paese sulla scuola.

Avrei (avremmo come categoria, credo di poter dire) apprezzato che ci si dicesse, con molte meno parole a vanvera, che bambole, non c’è una lira quindi non vi aspettate aumenti di stipendio o risorse  che riconoscano quanto già fate e quanto farete in futuro. Però ci fidiamo di voi, sappiamo che siete dei professionisti seri (quasi tutti, a parte quelli che a scuola ci sono impazziti, o ci si sono rimbambiti per lo stress, per le classi di 35 studenti più 4 disabili senza sostegno, per la puzza di chiuso e di stantio che hanno dovuto sopportare per decenni) dunque riformatela voi, ‘sta scuola. Discutete, informatevi, studiate, sperimentate e alla fine decidete cosa e come cavolo bisogna insegnare alle nuove generazioni. Gratis, naturalmente, ma poi vi ringrazieremo, ancora una volta. Credo che più del 66% dei miei colleghi si sarebbe volentieri rimboccato le maniche, come fa e ha fatto in tutti questi anni. #cihaidelusorenzi

* Dopo una lettura più attenta del documento devo parzialmente rettificare a proposito delle scuole di specializzazione. Il percorso formativo previsto per i nuovi prof (dopo la sanatoria del precariato) sarà questo: laurea breve (3 anni) nella materia che andranno a insegnare, 2 anni di scuola di specializzazione a numero chiuso per imparare a insegnare, tirocinio e infine un concorso per l'assunzione presso le scuole pubbliche. La cosa mi piace già di più, rispetto al solo concorso, anche se sarebbe più dignitoso che un docente avesse almeno una laurea quinquennale nella materia che andrà a insegnare. Vero che così il percorso diventerebbe davvero lungo, difficile e selettivo, e la questione del merito l'avremmo risolta una volta per tutte. Il problema è che gente così preparata e determinata toccherebbe pagarla bene, se no magari invece che studiare 8 anni per fare il professore se ne va a fare il chirurgo plastico, o il dentista. Va beh, chiedo scusa. Divagazioni da vecchia signora.


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