mercoledì 23 aprile 2014

dove vogliamo stare





La verità è che stiamo
dove vogliamo stare,
tra bene e male sospesi
tra vita e morte
tra qualcosa
e nulla

Un tuffo a caso
per parare il tiro




lunedì 7 aprile 2014

Lepiùstraneinterviste: Roberto Bommarito

Sono in ritardo, lo so, e chiedo scusa. Ecco finalmente la stranaintervista di Roberto Bommarito: buona lettura e buon lunedì!


Trovate "Scarti" anche su ibs


           Ciao. Cominciamo con una domanda facile facile, tanto per rompere il ghiaccio: ma tu
           chi sei, veramente?

Sono dieci minuti che fisso lo schermo e ancora non riesco a trovare la risposta. Sento l'orologio ticchettare e onestamente è inquietante.

Raccontaci un tuo autentico trauma infantile in non più di 350 battute. E senza metterti a piangere.

Quando fui rapito dagli alieni, l'astronave urtò la slitta di Babbo Natale. Fu un trauma scoprire che Babbo Natale, se non altro fino a quel momento, era esistito davvero.

La cosa più cretina che hai fatto per amore (di una persona, di un ideale, di te stesso)?

Dimenticarmi che non ero l'unico sceneggiatore della mia vita, facendomi carico di errori che non erano i miei. Che forse non erano di nessuno. Ma, anche quando tutto va a rotoli definitivamente, c'è sempre un impeto di ribellione che persiste. Credo che l'arte, inclusa la scrittura, sia il compromesso fra ciò che desideriamo davvero e ciò che la vita ci nega. È una consolazione e al contempo una rivincita. È appunto quell'impeto ribelle. Non vi aspettavate una risposta così seria, vero? Fregati!


Descrivici l’uomo o la donna dei tuoi sogni, quello/a, per capirci, con cui, se lo/la incontrassi davvero, non avresti mai il coraggio di attaccare bottone.

La donna che ha in sé meraviglia. In che senso? Quello lo so solo io. A volte mi piace fare l'antipatico.

Sei scrittore. Qual è la tua opera preferita, quella che nel segreto del tuo cuore vorresti tutti leggessero per potersi innamorare di te?

Se una donna dovesse innamorarsi di me attraverso un'opera letteraria, vorrei che lo facesse leggendo le parole scritte da me. Solo così potrebbe vedere chi sono veramente. (Anche se questa risposta ci rimanda poi inevitabilmente alla domanda numero 1, creando un cerchio interminabile. Quindi fate finta di non averla letta e passate pure alla 6.)

Sei scrittore, ma anche uomo di mondo. Qual è la cosa più fetente che hai scritto, e magari pure pubblicato? Quella per cui ancora ti sputi in un occhio tutte le mattine, guardandoti allo specchio? Se ti vergogni troppo puoi dire anche: “Nessuna”, tanto non ci crediamo nemmeno se giuri.

Sarei tentato di rispondere: “Tutte”. Forse questa è un'esagerazione, però è vero che sono assai critico di ciò che scrivo. Scrivere è un modo di definire chi siamo. Non essere soddisfatti di ciò che si scrive significa non esserlo di se stessi. Fortunatamente, col tempo sto imparando ad apprezzare i piccoli successi che raccolgo per strada, mettendo da parte l'autocritica, se non altro la domenica pomeriggio.


Oltre a fare lo scrittore, fai anche qualcosa di utile nella vita? Non è sufficiente rispondere “sì”, devi anche dire cosa e avere le prove.

Di utile? No, nulla.

Dicci una cosa, almeno una, che ti sembra di aver capito della vita o degli esseri umani e che stai cercando di comunicare ai tuoi lettori attraverso quello che scrivi.

Credo che la vita, o quello che alcuni chiamano destino oppure anche Dio, sia una direzione. Che noi stessi lo siamo. È una risposta un po' criptica, lo so. Ma quando scrivo sono in cerca appunto di quella direzione lì.

Non finisce qui, la stranaintervista. Vogliamo sapere se sei di destra, di sinistra, di centro, se vendi il tuo voto a chi ti fa un favore, o sei superiore a queste cose.
E soprattutto perché.

Non riconosco la mia visione di vita riflessa in nessun movimento politico, né presente né tanto meno passato. Mi piace proprio fare l'antipatico, eh sì. Ve l'avevo detto.

Adesso finalmente puoi dire quello che vuoi: recitare una tua poesia, parlare delle tue opere, promuovere l’ultima pubblicazione, informarci dei prossimi eventi, uscite, presentazioni, spettacoli.

Nel 2014 vedrà la luce la mia prima graphic novel edita da Electric Sheep Comics, l'emergente gruppo artistico che sta riscontrando un successo travolgente, in collaborazione con Edizioni Il Foglio. Avrò l'onore di vedere due miei fumetti brevi pubblicati sulle riviste di rilievo Terre di Confine e la neonata - ma già importante - Cronache di Un Sole Lontano, il magazine dei mostri sacri della fantascienza italiana Sandro Pergameno e Tiziano Cremonini. Due miei racconti brevi saranno poi pubblicati da La Mela Avvelenata dell'inarrestabile Alexia Bianchini. Sono anche felice di aver intensificato alcune collaborazioni come quella che mi vede organizzatore, insieme a Maurizio Bertino, del concorso mensile Minuti Contati di Nero Cafè. Ci sono anche altri progetti in cantiere che, per volere degli editori, non posso purtroppo ancora comunicare. Inoltre sto lavorando sul mio primo romanzo e, credetemi, non è affatto una passeggiata. Ma sono tutti progetti in cui credo profondamente. Vorrei anche cogliere l'occasione per ringraziare i lettori, gli editori, i colleghi e gli amici che credono in me, dandomi l'opportunità di esprimermi e di raggiungerli con le mie storie, così come te, Tina, per avermi ospitato qui. 

            Grazie a te Roberto e buona fortuna!



giovedì 3 aprile 2014

"Parole" di Roberto Bommarito



Carissimi, felice giornata a tutti! 
Oggi Roberto Bommarito ci regala un racconto, "Parole", che ha vinto l'XI edizione di Minuti Contati, fantastico e ferocissimo contest mensile per racconti brevi come schegge, su Nero Cafè, di cui vi ho parlato una volta qui.


Parole 

Le parole sono arrivate tre anni e qualche mese fa. Così come nel resto del mondo. Piovute dal cielo. Quelle pesanti, come “mai”, con la forza di meteoriti incandescenti. Quelle più leggere come “ciao” trasportate dal vento come dei fottuti palloncini a elio.
«Si può sapere cos’hai?» feci a Jessica, pochi istanti prima che la prima tempesta di parole iniziasse.
Lei non rispose. Le nocche tutte bianche, teneva forte il volante come se stesse invece stringendomi il collo. Rabbia, odio. Con lei non sapevi mai dove iniziavano e finivano i confini di un’emozione. Era difficile sapere se il suo era uno scazzo passeggero o se mi detestava davvero.
«Se non parli come faccio a sapere che cazzo ti passa per la testa?» insistetti. Sapevo che così facendo la indispettivo, ma un po’ ci prendevo gusto a litigare con lei.
Si voltò, la fronte aggrottata come le pieghe di un lenzuolo.
«Non lo dici mai,» sbottò.
Risi. «Non ti dico mai cosa?»
«Che…» Non finì mai la frase. La parola “mai” caduta dal cielo, con tutta la sua violenza, colpì il cofano della macchina. Poi fu vetro rotto, rumori di freni, asfalto. E sangue. Il mio. Il suo. La vidi morire senza poter fare un cazzo di nulla.
Alcuni dicono che sia solo un sogno. Che non ha senso che delle parole piovano dal cielo, materializzandosi dal nulla. Ma non è un sogno, semmai un incubo. Un incubo che dura da anni. Come un coma.
Il mondo bombardato dalle parole va a pezzi.
Io vado a pezzi.
Alcuni coglioni collezionano le parole che trovano per strada, o addirittura le frasi (a volte precipitano come vagoni abbandonati dalla mano di Dio). Altri, gli scienziati, lo fanno per mestiere. Loro, gli scienziati appunto, dicono che hanno trovato tutte le parole. In tante combinazioni diverse. Io pure ne ho viste tante di parole e frasi. Troppe. Ma c’è una combinazione di parole che non ho mai trovato: “Mi spiace.”
«Non lo dici mai,» fu l’ultima frase di Jessica.
Era proprio a quelle due parole che si riferiva. Se fossi stato meno bastardo, forse lei sarebbe ancora viva.
A volte spero davvero di starmi sognando tutto, forse in un coma. E quando sogno nel sogno spero di riaprire gli occhi e trovarla di fianco a me.
Perché forse l’incidente così come lo ricordo me lo sono immaginato. E nella realtà fu un incidente normale.
E così continuo a cercare quelle due parole per strada.
Forse il giorno che le troverò aprirò gli occhi.
E avendole trovate potrò finalmente dirle: «Mi spiace».



Roberto Bommarito è il vincitore del Premio Robot 2014 con il racconto Vivi. Ha collaborato con Edizioni XII, curando la rubrica Punto Interrogativo sul blog della casa editrice lecchese fino al termine del 2012. Attualmente collabora con Kipple Officina Libraria, Electric Sheep Comics, Nero Cafè, Skan Magazine, LaTelaNera, Sitosophia, Aspis e Tracce d'eternità. Ha vinto diversi concorsi letterari fra i quali Discronia, Premio Short Kipple 2012, L'invasione degli UltraCorti, Parole di vapore, Nero Estasi, Nero Lab e USAM (Una storia al mese). In seguito a diverse vittorie, nel 2013 ha conquistato il titolo di campione di Minuti Contati New Age. I suoi racconti sono stati inclusi in svariate antologie. La sua novella Campi è stata segnalata al Premio Robot 2013.