mercoledì 5 marzo 2014

Lepiùstraneinterviste: Jarl Francesco Mastinu


Con colpevole ritardo, riesco finalmente a pubblicare la stranaintervista di JF Mastinu.


            Ciao. Cominciamo con una domanda facile facile, tanto per rompere il ghiaccio: ma tu chi sei, veramente?  
      Io sono io. No dai, scherzo. Di me si può dire tanto, in base all’ambito in cui affrontiamo il discorso o anche semplicemente dello stato d’animo del momento. Ho quasi 34 anni, sono romantico e passionale, convivo, scrivo di cose che mi stanno a cuore e sono gattaro per caso.


      Raccontaci un tuo autentico trauma infantile in non più di 350 battute. E senza metterti a piangere.
     Semplice: ho la fobia dei cani, soprattutto di grossa taglia, perché quando ero piccolo un cane mi saltò addosso per gioco facendomi cadere. Da allora, coi cani sconosciuti, mi sento sempre in pericolo.

La cosa più cretina che hai fatto per amore (di una persona, di un ideale, di te stesso/a)? 
Oddio, ne ho fatte talmente tante che non me ne viene nemmeno una in mente… passo…

      Descrivici l’uomo o la donna dei tuoi sogni, quello/a, per capirci, con cui, se lo/la incontrassi davvero, non   avresti mai il coraggio di attaccare bottone.  
     Io rivendico in me la timidezza più assoluta in tutte le situazioni: ho sempre il terrore di risultare inopportuno o inadeguato nelle situazioni. Però c’è un però: se davvero la persona mi interessa, trovo il modo di attaccarci bottone, anche a costo di coprirmi di ridicolo. Non esiste una descrizione precisa dell’uomo ideale, perché tutto è sottoposto al dettaglio che mi colpisce di quella persona, sia fisico che interiore. Poi, intendiamoci: io amo gli uomini più grandi di me, meglio se mori e barbuti, ma non è un esclusiva. Posso passare da Colton Ford a Nicolas Cage o Ben Affleck sulla base del momento, ma ripeto: qualcosa mi deve proprio stendere a livello fisico e a livello caratteriale (o attitudinale) per farmi perdere la testa.


    Sei scrittore. Qual è la tua opera preferita, quella che nel segreto del tuo cuore vorresti tutti leggessero per potersi innamorare di te?  
      Beh, io mi auguro sempre che chi mi ama lo faccia per quello che sono, non si limiti a cosa scrivo o a cosa leggo. Questa è una domanda difficile: di tutto quello che ho scritto, non posso avere preferenze, perché non c'é opera a cui in qualche modo non mi senta legato. Le mie preferenze di lettura, sono altrettanto variabili sulla base del momento storico: quello che ho amato venti anni fa, magari non è come quello che ho apprezzato l’anno passato tra le mie letture. Ecco, io sono sempre in divenire.


      Sei scrittore, ma anche uomo di mondo. Qual è la cosa più fetente che hai scritto, e magari pure pubblicato? Quella per cui ancora ti sputi in un occhio tutte le mattine, guardandoti allo specchio? Se ti vergogni troppo puoi dire anche: “Nessuna”, tanto non ci crediamo nemmeno se giuri.  
     A dieci anni scrissi un musical, con le canzoni dei miei film preferiti e cucendoci addosso una mia personale trama. Ero un bambino molto solo, sia per motivi logistici che personali, e compensavo con l’immaginazione. A parte qualche sporadica frequentazione amicale, per me Ariel, Dumbo, Alice e tanti altri erano i miei amici… scrissi quella storia per celebrare questa mia passione. Per mia fortuna, credo che quel quadernone sia sparito dalla faccia della terra (questa risposta si autodistruggerà tra 3… 2 … 1…)


      Oltre a fare lo scrittore/la scrittrice, fai anche qualcosa di utile nella vita? Non è sufficiente rispondere “sì”, devi anche dire cosa e avere le prove.  
      Ho un lavoro, dato che scrivere, al momento, non mi consentirebbe di pagare il mutuo. Per cui faccio un lavoro di pubblica utilità: mi occupo di sociale per un Ente Locale. Nel tempo libero invece, con il Writers Dream, mi occupo di editoria e scrittura, nello specifico delle famose liste informative su editori free o a pagamento, con tutti gli oneri che questo comporta, a partire dalle minacce di aziende che chiedono soldi per pubblicare agli autori (che, fino a prova contraria, non è reato) e poi non vogliono che si sappia. Alla fine mi chiedo perché allora facciano pagare gli autori: se non va detto (e quindi pensano che questo sia sbagliato) perché si ostinano a chiedere soldi agli autori? D'altronde, per fortuna il mondo è pieno di tanti altri editori che non chiedono soldi o acquisto copie ma che investono sul tuo libro assumendosi il rischio di impresa. Ecco, io ritengo che questa campagna informativa sia importantissima: bisogna assumersi il coraggio delle proprie scelte di politica editoriale, e dire le cose come stanno. Gli autori, e soprattutto i lettori, hanno diritto di sapere se un libro è stato pubblicato con altrui investimento o meno.


      Domandona-a-sorpresa-personalizzata: "Dai un consiglio sensato a un aspirante scrittore, cioè a uno che, nella catena alimentare editoriale, viene subito prima di te, scrittore emergente."  
     I consigli non possono ridursi a uno, ma devono essere tanti. Di certo, l’imperativo è “leggere”, e anche quando sembra di aver letto abbastanza, bisogna continuare a farlo. Non si può pensare, come fanno alcuni, che per scrivere e fare un buon lavoro, sia sufficiente volerlo e avere in testa un’idea che ci piace o, ancora peggio, il personaggio che vogliamo apparire agli occhi degli altri. È sbagliato. Scrivere significa impegno, esercizio, confronto continuo e umiltà nel documentarsi e nel leggere tanto. È un po’ come quando ci si spaccia per esperti di un determinato genere, ad esempio del LGBT, senza avere né le conoscenze né tantomeno le capacità per scrivere qualcosa di tematica queer in modo esauriente e competente. Ma questo vale per qualsiasi altra tipologia o ambito letterario. Leggere, documentarsi, essere umili e spesso tacere anziché esprimersi (e scrivere “storie”) a sproposito, salvaguarda la persona da brutte figure e dalle brutte batoste che verranno. E, non in second'ordine, se davvero credi nel tuo sogno, mai pagare l'editore per pubblicarti. E' sbagliato: l'editore deve pagare te per il tuo lavoro, non il contrario.


      Condivido assolutamente. Ma la tua stranaintervista non finisce qui. Sei di destra, di sinistra, di centro, vendi il tuo voto a chi ti fa un favore, sei superiore a queste cose? E soprattutto perché?  
   Io ho un solo orientamento politico: il mio. Certo, per come sono e per quello in cui credo, probabilmente sono più vicino a una sinistra moderna e socialista, ma attualmente non vedo un partito che abbia il coraggio di fare quelle riforme che io reputo importanti, come i diritti civili e la lotta alle violenze di genere, tra cui l’omofobia. Io ormai valuto i programmi, e anche chi mantiene le promesse fatte in sede di campagna elettorale.

Adesso finalmente puoi dire quello che vuoi: recitare una tua poesia, parlare delle tue opere, promuovere l’ultima pubblicazione, informarci dei prossimi eventi, uscite, presentazioni, spettacoli. Caschiamo proprio bene, perché in questi giorni sta uscendo il mio secondo romanzo edito da Runa Editrice, dal titolo “Polvere”. È un romanzo breve, ma a mio giudizio intenso, che spero possa piacervi. Io non sono abituato a fare reclame, ma mi piacerebbe poter condividere con voi la quarta di copertina: se poi vi venisse voglia di leggerlo, rimango a disposizione per qualsiasi discussione post lettura. 
 "Vorrei accarezzare ancora il tuo viso, poter soffiare via la polvere che si è annidata nei pochi ricordi che mi rimangono di te, ma la vita mi ha rubato anche il fiato".  
Ci sono dei ricordi che rimangono stampati in modo indelebile nel cuore, marchiandone a fuoco tutti i battiti.  Anche dopo tanti anni e anche dopo essere stati sepolti dalla polvere del tempo trascorso.  
Con questa certezza, il vecchio Rino, inizia a esporre la sua storia: un racconto lungo, fatto di veglia e di sonno, in cui parla del primo amore, impronunciabile, per il suo compaesano Bustianu. All’ombra del monte Supranu, custode terribile e immoto del paese di Ossure, sboccia la loro relazione, anche se non sarebbe mai dovuto succedere. In un’epoca controversa, dal secondo dopoguerra ai ruggenti anni ottanta, in cui la società sarda ha subito quella brusca virata che segna il passaggio dalla vita rurale a quella moderna, i due uomini compiranno scelte difficili, dettate dal rimpianto e dal senso della morale che li opprime, senza riuscire mai a scordare la natura del loro legame, anche quando saranno tanto lontani da non riuscire a intravedere i confini dei loro sentimenti. Una storia delicata, dal sapore antico ma nel contempo attuale, destinata a rimanere impressa per sempre nell’animo di chi riuscirà a leggerla, lasciandosene coinvolgere senza pregiudizi.


Trovate "Polvere" anche su ibs


Ciao Francesco, grazie e buona fortuna! 

      Grazie a voi e a presto!



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