lunedì 24 marzo 2014

Recensioni in 10 righe: “Inutile Tentare Imprigionare Sogni” di Cristiano Cavina





Negli sceneggiati tv, le scuole sono posti belli, luminosi e pieni di speranza, gli studenti sono tutti belli, intelligenti e ben vestiti, i professori belli, gentili e rispettati. Credo che gli sceneggiati li facciano così per due motivi: il primo è certamente rassicurare le mamme sul luogo dove mandano i figli a passare metà della loro giornata; il secondo, penso, è che gli sceneggiatori, ormai vecchi, le scuole veramente se le ricordano in questo modo. Non perché ai loro tempi le cose andassero meglio, dalle parti della Pubblica Istruzione, ma perché si sa, il tempo depura le memorie da tutto il materiale sgradevole che pure, nella vita vera, ci dobbiamo sciroppare. Nel romanzo di Cavina invece ho ritrovato la malinconia un po’ maleodorante, l’asfissia della scuola reale, lo spaesamento di alunni e professori, che il più delle volte vorrebbero comunicare sul senso della vita, ma (per questioni di programma e di timidezza) finiscono per perdere tempo attorno ai laboratori vintage o alle modernissime LIM. Qui siamo all’ITIS, non al liceo degli sceneggiati. Consigliato.


CRISTIANO CAVINA, Inutile Tentare Imprigionare Sogni, Marcos Y Marcos, 2013, 215 p., brossura, euro 16,00.
Disponibile anche qui:



venerdì 21 marzo 2014

Giornata mondiale della poesia

e primo giorno di primavera. Celebro tutte e due le ricorrenze, che stanno perfettamente insieme.





In ogni giorno fottuto della vita                                         

In ogni giorno fottuto della vita
ho avuto la mia dose di veleno:
neri i fiori di pesco,
soffocante l’abbraccio dell’amico,
amara la dolcezza della mela.
Ma ogni fottuto giorno
della mia vita fottuta
un giardino segreto,
un incrocio di sguardi,
un colpo di vento che scombina
e ridà senso alle carte,
la fragile bellezza
incontrata per caso
l’attimo appena prima che svanisca,
mi hanno fatto dire
avanti, ancora,
vale la pena il male
e il peso che mi porto sulle spalle.



giovedì 20 marzo 2014

Lepiùstraneinterviste: Diego Di Dio









        Ciao. Cominciamo con una domanda facile facile, tanto per rompere il ghiaccio: ma tu chi sei, veramente?

Uno, nessuno e centomila :) A parte scherzi, non lo so. Sono 28 anni che cerco di capirlo, ma per ora non ho avuto molto successo.

        Raccontaci un tuo autentico trauma infantile in non più di 350 battute. E senza metterti a piangere.

Credo che verso i sette/otto anni capii, per la prima volta, di non poter vestire i panni di Batman nella vita reale. Fortunatamente, col tempo mi sono ricreduto.

        La cosa più cretina che hai fatto per amore (di una persona, di un ideale, di te stesso)?

Boh, non ricordo. Forse ho mandato messaggi a oltranza e mi sono ubriacato. Ma non necessariamente in quest'ordine.

        Descrivici l’uomo o la donna dei tuoi sogni, quello/a, per capirci,  con cui, se lo/la incontrassi davvero, non avresti mai il coraggio di attaccare bottone.

La sensualità di Belen Rodriguez, il sorriso malizioso di Scarlett Johansson, il fisico di Monica Bellucci e gli occhi di Claudia Cardinale. Poi aggiungiamoci una cadenza spagnoleggiante e il gioco è fatto: non dirò una parola.

        Sei scrittore. Qual è la tua opera preferita, quella che nel segreto del tuo cuore vorresti tutti leggessero per potersi innamorare di te?

Sui racconti, ti rispondo con "C'è ancora tempo", una storia d'amore e viaggi nel tempo e con "Il supereroe", l'ultimo racconto che chiude la mia antologia "E' tempo sprecato uccidere i morti" (Dunwich Edizioni). A livello di romanzi, be', non posso che rispondere "Una strage per Dorotea" e "Io sono la morte": due romanzi che sto portando avanti e che, spero, non tarderanno a vedere la luce.

        Sei scrittore, ma anche uomo di mondo. Qual è la cosa più fetente che hai scritto, e magari pure pubblicato? Quella per cui ancora ti sputi in un occhio tutte le mattine, guardandoti allo specchio? Se ti vergogni troppo puoi dire anche: “Nessuna”, tanto non ci crediamo nemmeno se giuri.

Non lo saprai mai, perché le cose fetenti sono rimaste nel cassetto. Fortunatamente, nessuno me le ha pubblicate. Tié!

        Oltre a fare lo scrittore, fai anche qualcosa di utile nella vita? Non è sufficiente rispondere “sì”, devi anche dire cosa e avere le prove.

Sì. Leggo fumetti e bevo birra. Queste sono le attività utili. Sul versante inutilità, invece, posso citare il mio lavoro con le case editrici e una laurea imminente con tesi in editoria.

         Domandona-a-sorpresa–personalizzata: “Scrittori si nasce o si diventa?”        

Per me scrittori si nasce, ma Scrittori si diventa. L'unico diritto di nascita, sul quale non si può sindacare, è il talento: o c'è o non c'è. Tutto il resto, stile, tecnica, abnegazione e fatica, lo si impara col tempo, con lo studio, con l'esercizio. Per me, la scrittura non è tanto diversa dal calcio: i piedi buoni sono un dono di natura, ma se non c'è un lavorio costante e uno spirito di sacrificio notevole, non si arriva da nessuna parte

        Ma non finisce qui. Sei di destra, di sinistra, di centro, vendi il tuo voto a chi ti fa un favore, sei superiore a queste cose?
E soprattutto perché?

Tendenzialmente sono di sinistra, perché mi sento più vicino agli ideali mancini, soprattutto se moderati. Attualmente, però, nessun politico mi rappresenta in toto. Frase fatta ma veritiera: è tutto uno schifo.

        Adesso finalmente puoi dire quello che vuoi: recitare una tua poesia, parlare delle tue opere, promuovere l’ultima pubblicazione, informarci dei prossimi eventi, uscite, presentazioni, spettacoli.

Be', farò tutto quello che mi hai chiesto, nell'ordine in cui lo hai scritto.

Poesia: "M'illumino d'immenso"

Opere mie: Tante, molte già pubblicate, tante altre in via di pubblicazione. Se volete restare aggiornati, mi trovate su Facebook, qualche volta su Twitter e, di tanto in tanto, ad aggiornare il mio blog (www.dieguitodidio.blogspot.it)

Ultima pubblicazione: "E' tempo sprecato uccidere i morti", 12 racconti noir/thriller, con prefazione di BArbara Baraldi e postfazione di Andrea Carlo Cappi. La trovate in cartaceo e anche in ebook, su tutti gli store.

Eventi, uscite, presentazioni: lo saprete presto.


Ciao, grazie Diego e buona fortuna!



Diego Di Dio è nato nel 1985 e vive a Procida. Lettore onnivoro, collezionista di fumetti, si divide tra la scrittura e la passione editoriale. Sul primo versante, ha pubbli­cato una trentina di racconti, che spaziano dal noir all’horror, dalla fantascienza al mainstream, con altrettanti editori (Delos Books, Edizioni Montag, Perrone Lab, Leone Editore). Ha conseguito numerosi premi e riconoscimenti. Ha vinto il premio Mario Casacci (Orme Gialle) 2011 con il racconto "La si­gnora", un noir ambientato a Procida. L’anno successivo ha vinto l’edizione di maggio del premio Nero Lab con il racconto "Trop­po bella", un thriller ambientato a Napoli. Da ultimo, ha vinto il pre­mio Writers Magazine Italia 2013 con il racconto "C’è ancora tem­po", una storia d’amore e viaggi nel tempo e il Nero Premio, con il racconto "Il Coltellaio". E' comparso due volte sul Giallo Mondadori, con i racconti "I dodici apostoli" (2012) e "Il canto dei gabbiani" (2014), segnalato al Gran Giallo Città di Cattolica. Ha pubblicato saggi su Stephen King, Thomas Harris, Sergio Bonelli, Batman, Matrix e Giorgio Faletti su riviste di settore. Sul secondo versante, da qualche anno collabora come cor­rettore di bozze e editor per case editrici, agenzie letterarie e com­mittenti privati. E' ideatore e curatore del libro "Matrix Anthology", un'antologia pubblicata in aprile 2014 per i tipi di Homo Scrivens. Gestisce un blog personale all’indirizzo: www.dieguitodidio.blogspot.it