martedì 4 febbraio 2014

Lepiùstraneinterviste: Sergio Donato

Eccola qui, come promesso: la nostra piùstranaintervista allo scrittore Sergio Donato.
 

 



Ciao Sergio. Cominciamo con una domanda facile facile, tanto per rompere il ghiaccio: ma tu chi sei, veramente?
Ciao Tina. Sono un empatico. È una specie di supereroe che ha il potere di ricevere i sentimenti e le emozioni degli altri come mazzi di spilli. Tu penserai sia una cosa fantastica, invece è un supplizio. L'unico modo per estrarre gli spilli dalla carne, al momento, è scrivere. Non funziona sempre, ma qualche spillone riesco a tirarlo via.
      Questa autodescrizione ci intriga. Vogliamo sapere di più. Raccontaci un tuo autentico trauma infantile in non più di 350 battute. E senza metterti a piangere.
Il mare non era una tavola, non lo è mai in effetti, però si stava bene e la mia mano era in quella di mio padre. Sgambettavo in acqua. Vidi i granchietti venire fuori a decine dalla sabbia molliccia. Dissi, papà, ma ci sono i granchi in mare? Lui rispose di sì e allora scappai via. Non sono più tornato.
Diomio, adoro i traumi infantili! A parte i miei, naturalmente. Ora puoi rivelarci  la cosa più cretina che hai fatto per amore (di una persona, di un ideale, di te stesso)?
Non è possibile scriverla in un blog.
      Accidenti, ci lasci così, divorati dalla curiosità? Non vale. Almeno descrivici l’uomo o la donna dei tuoi sogni, quello/a, per capirci,  con cui, se lo/la incontrassi davvero, non avresti mai il coraggio di attaccare bottone.
     C'è una contraddizione in termini, perché alla donna dei miei sogni attaccherei i bottoni e tirerei giù le lampo che ci sono da tirare o i gancetti che ci sono da sganciare; ma interpretando la tua domanda, dico che la donna dei miei sogni è colei che è padrona della propria femminilità.
Uhm, ma sarà più padrona della sua femminilità una donna con i tacchi a spillo o una con la tuta da ginnastica? Ok, lasciamo perdere la filosofia e passiamo alla letteratura. Sei scrittore. Qual è la tua opera preferita, quella che nel segreto del tuo cuore vorresti tutti leggessero per potersi innamorare di te?
Odio quasi tutto quello che scrivo. Odio è un' iperbole, ovviamente. Se si usassero ancora i fogli straccerei tutto subito dopo aver finito qualcosa. Eppure trovo che "Mia moglie ha una merceria", che sta nella raccolta "È qui che dobbiamo stare" di WePub, sia un foglio che straccerei in pezzi più grandi, così da riuscire ancora a farlo leggere a qualcuno. Però anche "Petra Pan e il gigantesco Coso di metallo" su Fantascienza.com. Ne ho detti due. Mi metto in punizione?
      Ma no, dai. Ti offro subito l'occasione per riparare. Sei scrittore, ma anche uomo di mondo. Qual è la cosa  più fetente che hai scritto, e magari pure pubblicato? Quella per cui ancora ti sputi in un occhio tutte le mattine, guardandoti allo specchio? Se ti vergogni troppo puoi dire anche: “Nessuna”, tanto non ci crediamo nemmeno se giuri.
      Intestinalmente (questo avverbio l'ho inventato ora e mi piace) non sopporto il racconto "Dove gli insetti vanno a dormire" che, ovvio, non ti dirò dove trovare. (Maledetto Google!)
     Non mi esprimo sull'avverbio, per non rovinare una bella amicizia. Andiamo avanti: oltre a fare lo scrittore, fai anche qualcosa di utile nella vita? Non è sufficiente rispondere “sì”, devi anche dire cosa e avere le prove.
Osservo. Osservare secondo me è utile, perché ti prende sufficiente tempo per pensare prima di dire una sciocchezza.
Vedo che hai una concezione piuttosto stravagante dell'utilità, ma del resto sei uno scrittore, cosa ci potevamo aspettare? Ok, a questo punto ti tocca la domandona-a-sorpresa-personalizzata: tu hai uno stile. Probabilmente sei uno di quelli che legge, rilegge, ri-rilegge, sposta le parole, taglia, rimette, sposta le virgole… Ci siamo capiti. Come trovi la forza di continuare a scrivere in un mondo dove quando si vuole fare un complimento a un testo gli si dice che è “scorrevole”?
Non so se ho uno stile riconoscibile, ma se tu lo hai riconosciuto significa che qualcosa di continuo tra un testo e l'altro deve esserci; perché a me sembra di cambiare spesso lessico, tanto che tempo fa scrissi qualcosa circa l'eteroscrittura. Cambio. Non so bene perché, sono una specie di camaleonte: che non è proprio una bella cosa perché non ho mai un colore che sia solo mio, però può essere un'opportunità. E sì, faccio editing mentre scrivo. Quando lascio una parola deve essere la più giusta possibile, ma così sono molto più lento.
La forza la trovo in quegli spilli da togliere, e nel credere che anche un testo di intrattenimento, o poco profondo, debba sempre essere scritto bene, nel novero dei miei limiti, s'intende.
      Ok, te la sei cavata, ma la tua stranaintervista non finisce qui. Sei di destra, di sinistra, di centro, vendi il tuo voto a chi ti fa un favore, sei superiore a queste cose? E soprattutto perché?
      Appartengo al partito delle persone che fanno le cose. Per risponderti, ti dico che mi sento nel mezzo ma spesso conservo vecchi ideali che ripropongo in chiave moderna.
Anche tu diplomatico, eh? Chissà se i "vecchi ideali" sono quelli di Peppone o quelli di Don Camillo... Ma adesso finalmente puoi dire quello che vuoi: recitare una tua poesia, parlare delle tue opere, promuovere l’ultima pubblicazione, informarci dei prossimi eventi, uscite, presentazioni, spettacoli.
      Sto facendo delle cose top-secret con la scrittura, anche al di fuori della narrativa. Poi voglio dire di non prendere i social network troppo sul serio, e che se una persona non risponde, non interagisce, non c'è, forse sta facendo dell'altro nella vita vera. Oppure è morta.
      Appena i tuoi esperimenti avranno una forma definitiva facci sapere, mi raccomando! Per ora ti ringrazio e ti auguro buona fortuna con la scrittura e la vita.
Bella questa intervista, Tina. Grazie.






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