sabato 22 febbraio 2014

La grande tristezza (due parole sull’attualità)



Oca per niente giuliva (probabilmente di sinistra)

Oggi parliamo dei due più importanti eventi della settimana: il nuovo governo e il Festival di San Remo. Devo necessariamente parlarne insieme, perché quest’anno è difficile distinguere tra il gossip pre-dopo Festival e quello pro-anti (soprattutto anti) Renzi, il toto-ministri dal toto-vincitori, i comici che vaffanculeggiano sul palco dell’Ariston da quelli che sbraitano in streaming da Montecitorio, il televoto dai sondaggi sui blog, le malignità su chi vince a Sanremo (perché è raccomandato) da quelle su chi siede a Palazzo Chigi (sempre perché è raccomandato). A fare zapping in questi giorni puoi veramente perdere l’orientamento, e non servono stupefacenti perché siamo già tutti stupefatti.
Il Festival vero e proprio non l’ho guardato: come tutti gli anni preferisco il gossip di contorno, poi il pigia-telecomando compulsivo, al massimo. Quest’anno, in quei tre minuti che ho intravisto tra le dichiarazioni di Renzi, Grillo, Berlusconi e Napolitano,  ho notato che erano tutti molto vecchi, al Festival, però cantavano e ballavano cose che io mi ricordo bene, quindi sto diventando vecchia anch’io. Con le Kessler mi sono ricordata che facevo ridere i miei genitori ballando il Dadaumpa in corridoio e mi sono quasi messa a piangere; allora ho capito che era il momento di cambiare definitivamente canale. Che poi penso sia quello che hanno fatto tutti quelli più o meno della mia età: a cinquant’anni il revival non è più reperto archeologico e non è ancora nostalgia, è proprio una grande tristezza.
Di Renzi  invece ancora non voglio parlare, aspetto di vedere cosa combinerà. Il fatto che D’Alema gli sia nemico, però, mi invita a un ottimismo che non provavo più da anni, malgrado tutto il male che si dice in giro dell’impresa. Certo ci sono dei retroscena misteriosi, che credo mai conosceremo, tipo: cosa gli avrà mai detto Napolitano a Renzi, che è entrato al Quirinale con #Lettastaisereno e #machimelofafare ed è uscito al galoppo verso Palazzo Chigi? Altra cosa misteriosa  e inquietante sono le domande sempre più stupide che fanno i giornalisti ai politici e a se stessi: maledizione se una volta, per sbaglio, si permettono di chiedere quello che tutti vorremmo sapere… No, tergiversano, salameleccano, assecondano analisi deliranti senza alcuna vergogna. Va beh. Poi, malgrado io sia di sinistra, continuo a non capire una minchia di quello che pensa e fa il popolo della sinistra. 
Capisco Berlusconi che incensa Renzi: sa benissimo, la vecchia volpe solo appena un po’ spelacchiata, che ogni sua manifestazione di benevolenza verso la criatura è una picconata sulle di lui ginocchia tenerelle. Capisco Grillo che non lo fa parlare e che gli strilla nelle orecchie (gli è scappata) come un bambino di prima elementare che ha “copiato mezzo programma dal suo”: dunque se avessero parlato seriamente avrebbe dovuto spiegare, in streaming, che in effetti non vuole fare quello che dice di voler fare, avendo l’occasione concreta di farlo. Meglio buttarla in caciara.
Capisco tutti gli altri a cui interessa solo la cadrega ("poltrona", per i miei tre lettori terroni dell'oltrepo), e quindi vale tutto pur di avercene ancora una sotto il didietro. 
Non capisco invece quelli che in teoria stanno dalla stessa parte di Renzi e che ne stanno a dire tutto il male possibile (e anche l’impossibile): che cavolo di strategia è? C’è uno di sinistra (va beh, di centro-sinistra, magari pure di centro, ma sempre meglio di Berlusconi e della Lega, no?) al governo, se non sostengo lui chi devo sostenere? E quando si andrà al voto (che tanto, più prima che poi, lì si deve finire), che vantaggio avrà la sinistra dall’aver distrutto a badilate uno che poteva vincere, liberarsi delle larghe intese e fare un governo capace magari di governare davvero? Non sarà che, come al solito, ci stiamo impegnando al massimo per perdere anche le prossime elezioni, che rischieremmo per una volta di vincere, se Renzi riuscisse a fare qualcosa di buono e a galleggiare nel fango che tutti gli stanno tirando addosso? 
Insomma, nel complesso, una grande, grande tristezza.

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