venerdì 18 gennaio 2013

I racconti del Laboratorio



E' in prevendita sul sito dell'associazione Nero Cafè l'antologia dei sedici racconti selezionati da Barbara Baraldi nel corso di un anno di accesa e produttiva competizione tra gli autori partecipanti al Laboratorio. Sedici racconti nerissimi, particolari, appassionanti, che vale la pena di leggere. Testi di Sergio Donato, Lorenzo Marone, Isabella Recchia, Miller Gorini, Alessandro Mascherpa, Ilaria Tuti, Tina Caramanico, Grazia Gironella, Diego Di Dio, Roberto Bommarito, Irene Vanni, L. Filippo Santaniello, Enrica Aragona, Simona Carlini, Stefano Riccesi, Bruno Elpis. Prefazione di Barbara Baraldi, Edizioni Nero Press.

lunedì 7 gennaio 2013

"Martedì grasso" su LeggendoScrivendo

 

Sul tetto del Duomo, a Milano, oggi ci sono solo pochi turisti e qualche bambino mascherato, venuto con i nonni o i genitori dalla provincia. Non fa troppo freddo, un sole pallido schiarisce il cielo più bianco che azzurro. Lidia, con una orribile parrucca nera e un falso kimono giapponese, guarda giù. Tra le guglie osserva, là sotto nella piazza, la folla che si agita, i colori violenti delle maschere e dei coriandoli; sente, attutiti dalla lontananza, i rumori e le grida, i suoni insensati delle risate e delle trombette.
-Che ci facciamo qui?


"Martedì grasso" è il racconto della settimana su LeggendoScrivendo.

Ora "Martedì grasso" fa parte della raccolta "Oltre l'incerto limite", Runa Editrice, 2013

sabato 5 gennaio 2013

Controsenso


Era un normale orologio, aveva il cinturino di pelle nera e la cassa dorata.
Un giorno Giovanni aveva notato che le lancette si erano messe all’improvviso a girare in senso antiorario. Proprio quel giorno era morto suo nonno, ma Giovanni non aveva collegato i due eventi: il vecchio era malato da mesi. L’orologio in seguito tornò a segnare regolarmente il tempo.
La seconda volta che accadde, Giovanni portò l’orologio da un orefice perché lo riparasse; l’uomo restò a bocca aperta, vedendo le lancette affannarsi a misurare un tempo che scorreva al contrario. “Non ho mai visto niente di simile” dichiarò sconcertato. Il giorno dopo Giovanni, passando davanti al negozio, vide sulla serranda abbassata un bigliettino: “Chiuso per lutto”. Ritirò l’orologio dopo alcuni giorni, dalle mani del figlio dell’orefice: funzionava di nuovo benissimo, non era stata necessaria alcuna riparazione.
La terza volta che Giovanni fece caso allo strano fenomeno, sentì il sangue gelarsi. Il suo migliore amico aveva avuto qualche giorno prima un grave incidente e Giovanni cominciò a presentire un nuovo lutto. Nella sua mente iniziò a farsi strada l’idea bizzarra che quelle lancette avvertissero la morte in arrivo, e provassero in quel modo misterioso a fermare il tempo, a salvare i condannati. Angosciato, Giovanni uscì di furia, diretto all’ospedale dal suo amico: se non poteva cambiare il suo destino, voleva  almeno salutarlo, prima che fosse troppo tardi.
Attraversò la strada sotto casa senza fare alcuna attenzione: una carrozza lo travolse e, malgrado le cure, dopo poche ore spirò. L’orologio invece, chissà come, riuscì a scivolare via dal suo braccio e a schivare ogni pericolo: quando lo ritrovarono, funzionava ancora perfettamente.