lunedì 17 dicembre 2012

Se ti prendo


 


Il posto non era dei più affascinanti. Niente musichette celestiali, niente tunnel né luci paradisiache, nessun' anima di amici o parenti ad accoglierlo. Solo una specie di sala d’attesa piuttosto oscura, senz’aria, né finestre, né poltrone.
Eppure era certo di essere morto: le vene erano recise all’altezza dei polsi e le braccia erano incrostate da grumi di sangue rappreso. Ricordava di aver voluto morire ed era certo di esserci riuscito, infine. Si sedette per terra e si mise ad aspettare che qualcuno venisse a dirgli cosa fare.
Passò del tempo, se là dov’era finito si poteva parlare di tempo. In realtà non c’era niente di vivo, nulla che cambiasse o si muovesse. Soltanto una rabbia crescente e un’angoscia che lui era l’unico a percepire.
“Ehi, ma non c’è nessuno qui?” gridò con tutto il poco fiato che gli restava in gola.
Non gli uscì che un indecifrabile gorgoglio, e nessuno rispose. Nessuno arrivò.
“Voglio ritornare giù. Ascoltatemi, chiunque voi siate. Devo ritornare, capite? Mi basta un giorno solo, davvero, uno solo. Vi prego, cazzo, rispondete. C’è qualcuno qui?” Per quanto si sforzasse di articolare le parole e di renderle comprensibili, non si udiva nulla. Poi intuì che non c’era bisogno di parlare, che se c’era qualcuno lì lo sentiva in altro modo. Continuò a pregare: “Un giorno solo, vi prego. L’ultimo. Poi tornerò e farete di me quello che si deve. Ma fatemi rivivere l’ultimo giorno della mia vita. Vi prego, vi prego, cazzo, esauditemi.”

In mezzo al traffico, seduto al volante, con Nora vicino che trangugiava dei crakers e vomitava parole a raffica a proposito del suo capo, dei suoi colleghi, del week end a venire. Era tutto assolutamente fantastico.
Quella luce di fine febbraio, limpida e quasi tiepida, che annunciava una primavera non lontana. La camicia di Nora che, sotto la giacca, lasciava intravedere un lembo di pelle ambrata. E quel profumo. Fantastico.
Allungò una mancia generosa al lavavetri e gli sorrise. Nora continuava a parlare e a mangiare, spargendo briciole dappertutto. La lasciò in ufficio, ma prima di lasciarla la baciò. Niente di trascendentale, ma quel bacio se lo gustò a dovere, per una volta.
Poi tornò a casa. Andò in bagno. Aprì l’armadietto, sospirò, prese la lametta. La guardò, rigirandosela tra le mani. La lasciò cadere nel water, e fece scorrere l’acqua.



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