venerdì 28 dicembre 2012

domenica 23 dicembre 2012

Attenti a Babbo Natale!

"Obeso, troppo dedito all’alcol, irrispettoso del codice della strada, rischia - con il suo stile di vita irregolare - di rappresentare un cattivo modello per i bambini. L’immagine è quella di un vecchio signore che, girando casa per casa, approfitta del brandy che ogni famiglia gli lascia. E, dopo aver bevuto troppo, sale semi ubriaco in sella alla sua slitta, senza mai indossare la cintura di sicurezza o il casco. Addirittura, nei suoi giri di casa in casa il buon vecchio potrebbe essere un inconsapevole veicolo di trasmissione dell’influenza A."

(da  "Babbo Natale è un cattivo esempio" in La Stampa, 17/12/2009)

Buon Natale a tutti e che Dio ce la mandi buona con l'Anno Nuovo.

venerdì 21 dicembre 2012

Letto e apprezzato: "E' qui che dobbiamo stare" di Sergio Donato

Cinque brevi racconti che osservano, con apparente distacco, frammenti della nostra vita quotidiana per stanarne dolori e stranezze, omissioni, piccole e colpevoli meschinità, speranze rinnegate. Uno stile diretto, minimalista, efficace, senza sbavature e senza incertezze. Cosa chiedere di più? Assolutamente consigliato se non cercate una lettura per evadere, ma preferite immergervi nella vostra umanità.
L'e-book è edito da Wepub e lo trovate qui.

giovedì 20 dicembre 2012

Storie di maternità tra cielo e terra




L’Associazione CiaoLapo Onlus, in collaborazione con la casa editrice Ipertesto Edizioni di Verona, bandisce per l’anno 2012 la II edizione del Concorso Letterario “Le parole dell’Amore: storie di Maternità tra Cielo e Terra”. Il concorso è aperto a tutti e la partecipazione è gratuita. Al concorso possono partecipare sia scrittori professionisti (o aspiranti tali), che desiderino cimentarsi sul tema del lutto in gravidanza o dopo il parto, sia genitori e familiari in lutto che vogliano narrare proprie esperienze autobiografiche. Possono essere presentate sia opere di prosa che di poesia. I lavori non dovranno superare la lunghezza massima di 20 cartelle giornalistiche (30 righe per 60 battute, pari a circa 1800 caratteri, spazi inclusi, per pagina). Il termine ultimo per l’invio delle opere è il 31 Dicembre 2012.
Ulteriori informazioni nel bando che potete leggere qui
Segnalo anche il sito dell'Associazione: ciaolapo.it e il libro "La tua culla è il mio cuore", ideato e curato da Claudia Ravaldi, dedicato alla dolorosa esperienza del lutto perinatale.

lunedì 17 dicembre 2012

Se ti prendo


 


Il posto non era dei più affascinanti. Niente musichette celestiali, niente tunnel né luci paradisiache, nessun' anima di amici o parenti ad accoglierlo. Solo una specie di sala d’attesa piuttosto oscura, senz’aria, né finestre, né poltrone.
Eppure era certo di essere morto: le vene erano recise all’altezza dei polsi e le braccia erano incrostate da grumi di sangue rappreso. Ricordava di aver voluto morire ed era certo di esserci riuscito, infine. Si sedette per terra e si mise ad aspettare che qualcuno venisse a dirgli cosa fare.
Passò del tempo, se là dov’era finito si poteva parlare di tempo. In realtà non c’era niente di vivo, nulla che cambiasse o si muovesse. Soltanto una rabbia crescente e un’angoscia che lui era l’unico a percepire.
“Ehi, ma non c’è nessuno qui?” gridò con tutto il poco fiato che gli restava in gola.
Non gli uscì che un indecifrabile gorgoglio, e nessuno rispose. Nessuno arrivò.
“Voglio ritornare giù. Ascoltatemi, chiunque voi siate. Devo ritornare, capite? Mi basta un giorno solo, davvero, uno solo. Vi prego, cazzo, rispondete. C’è qualcuno qui?” Per quanto si sforzasse di articolare le parole e di renderle comprensibili, non si udiva nulla. Poi intuì che non c’era bisogno di parlare, che se c’era qualcuno lì lo sentiva in altro modo. Continuò a pregare: “Un giorno solo, vi prego. L’ultimo. Poi tornerò e farete di me quello che si deve. Ma fatemi rivivere l’ultimo giorno della mia vita. Vi prego, vi prego, cazzo, esauditemi.”

In mezzo al traffico, seduto al volante, con Nora vicino che trangugiava dei crakers e vomitava parole a raffica a proposito del suo capo, dei suoi colleghi, del week end a venire. Era tutto assolutamente fantastico.
Quella luce di fine febbraio, limpida e quasi tiepida, che annunciava una primavera non lontana. La camicia di Nora che, sotto la giacca, lasciava intravedere un lembo di pelle ambrata. E quel profumo. Fantastico.
Allungò una mancia generosa al lavavetri e gli sorrise. Nora continuava a parlare e a mangiare, spargendo briciole dappertutto. La lasciò in ufficio, ma prima di lasciarla la baciò. Niente di trascendentale, ma quel bacio se lo gustò a dovere, per una volta.
Poi tornò a casa. Andò in bagno. Aprì l’armadietto, sospirò, prese la lametta. La guardò, rigirandosela tra le mani. La lasciò cadere nel water, e fece scorrere l’acqua.



lunedì 3 dicembre 2012

Letto e apprezzato: "Il giocattolaio" di Stefano Pastor





Non leggete questo romanzo, come ho fatto incautamente io, di notte, mentre siete da soli in casa: fa paura. Non è l’horror dei vampiri e degli zombie, è l’orrore delle nostre paure più profonde: in questo caso l’autore evoca il terrore più atavico di ognuno di noi, l’abbandono. Torniamo bambini, insieme a questi personaggi che si aggirano soli, indifesi, in un non-luogo che è quello dei sogni, in questo caso degli incubi.
Gli adulti non ci sono, o sono pazzi, sadici, cattivi. L’unico adulto generoso e affettivamente presente è un disadattato, indifeso Peter Pan. E poi c’è una bambina troppo cresciuta, che è l’unica a essere consapevole del male e a difendere gli altri ragazzini. Persino il lieto fine è, a ben vedere, tutt’altro che consolatorio e rassicurante. Consigliato, assolutamente, se cercate una storia non ovvia, originale e ben scritta.