venerdì 28 settembre 2012

Pensieri sparsi sugli scrittori esordienti

Pensiero n.1
Sono un po' stufa di sentire e di leggere chiacchiere strafottenti su quanti aspiranti scrittori ci sono in Italia, di quanto i suddetti siano analfabeti e ignoranti, su come case editrici sfruttatrici-sedicenti agenti-turlupinatori vari li seducano, truffando la loro babbionaggine e li depredino di soldi che, a occhio e croce, neppure hanno. Tutto vero, eh, però ormai mi sa tanto di discorso su come non ci siano più le mezze stagioni: lascia il tempo che trova, e non si può nemmeno dare la colpa ai cambiamenti climatici e all'inquinamento selvaggio. Sono un po' stufa, perciò. Anche perchè credo che ci siamo sempre stati, gli aspiranti scrittori un po' babbioni.

Pensiero n.2
Navigando in questo mare agitato, ho conosciuto anche qualche aspirante scrittore che sapeva (eilà) scrivere. In circa tre anni (statistica home made), quasi tutti hanno trovato una strada o ci sono vicini. Per strada intendo riconoscimenti, un minimo di visibilità e un editore vero (che pubblica, promuove, distribuisce e paga sul serio). Ne consegue che: non tutti gli aspiranti scrittori sono babbioni e che: talvolta il pur confuso e/o cinico mondo editoriale italiano se ne accorge, degli aspiranti non del tutto babbioni, e qualcosa ne fa. Cosa esattamente, è presto per dirlo.

Pensiero n.3
Ho conosciuto anche scrittori che sapevano scrivere, ma che non aspiravano abbastanza. Ecco, questi poco volenterosi che snobbano i concorsi letterari, il web, le occasioni di visibilità, anche se sanno scrivere è facile che si perdano nel nulla. Peccato eh, perchè da quello che ho letto delle loro casuali e maledette opere, a non aspirare abbastanza ci si rimette tutti: lettori e scrittori potenziali di roba interessante.

Pensiero n.4
A parte gli esercizi di stile, i divertimenti, quello che si scrive per campare, quello che si scrive per essere letti e notati. A parte tutto ciò. Ma in questo mondo, proprio noi qui, di che vogliamo parlare? Cosa abbiamo da dire? Potremmo eventualmente anche stare zitti?

Pensiero n.5
A parte l'adesione assoluta alla campagna contro l'editoria a pagamento (cioè quella in cui gli autori pagano gli editori), non vorrei che la sigla NO EAP che spargo a piene mani intorno alle mie pubblicazioni fosse male interpretata. Non sono affatto contraria al pagamento degli autori. Almeno ogni tanto. No, volevo chiarire.





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