mercoledì 10 novembre 2010

Infatti fai schifo

“Sei grassa. Dovresti fare qualcosa, andare in palestra, cose così…”
La ragazza, da sotto il cappuccio che le copriva il viso, non cercava affatto di nascondere il suo disgusto per il mio girovita.
“Ho cinquant’ anni e non ho tempo per questo. Del mio aspetto non mi importa granchè.”
“Infatti fai schifo. Di sicuro non scopi più da un pezzo.”
Ero esterrefatta: ma come si permetteva questa di dirmi certe cose? L’avevo tirata su mentre faceva l’autostop sotto una pioggia torrenziale, coperta da un enorme impermeabile verde. Ero stanca, ma mi aveva fatto pena, e di ragazzine che facevano l’autostop non ne vedevo più da decenni. L’avevo fatta salire senza guardarla bene in faccia, e senza fare presentazioni ero ripartita, sperando di arrivare presto e di non essere costretta a conversazioni di circostanza. Ma ora stava esagerando. Cercai di non perdere la pazienza. Respirai a fondo e chiesi:
“Non hai paura a fare l’ autostop di questi tempi?”
Esitò, come se non capisse:
“Quali tempi? Lo fanno tutti.”
Non volli contraddirla, ma la risposta mi suonò strana.
“Lavori?” mi chiese agitandosi e bagnando anche me col suo impermeabile fradicio.
“Faccio la segretaria.”
“Bello schifo.”
“Ehi, vacci piano. Perché tu cosa farai, da grande?”
“La pittrice. Io sono già grande.”
Mi girai, incuriosita: certi sogni mi erano familiari. Il cappuccio le era scivolato giù, e finalmente la vidi bene in viso: e fu una sorpresa, davvero. Accostai quasi sbandando, frenai di colpo e rimasi a fissarla a bocca aperta. Poi cominciai a ridere, a ridere senza freno, sempre più convulsamente. Lei taceva stranita, cercando di capire il motivo della mia scomposta ilarità.
Senza riuscire a calmarmi del tutto, aprii la borsa e ne estrassi una vecchia fotografia: una ragazza magrissima sorrideva sotto un enorme zaino, in piazza della Signoria, a Firenze.
Adesso fu lei a sbarrare gli occhi:
“Ma questa sono io…” balbettò infine poco convinta.
“Quella ero io. E tu sarai me, tra una trentina d’anni. Goditi il viaggio, tesoro…”

5 commenti:

  1. Ciao Selene,
    un saluto da Overhill, direttamente da Edizioni XII.
    Mi è piaciuto questo raccontino: piccolo, ben scritto e con una morale che è uno schiaffo, ma anche una carezza.
    "Io ero quello che tu sei, tu sarai quello che sono io" :-)

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  2. Grazie Overhill! Sei il primo commentatore del mio semi-nuovo blog, perciò hai diritto ad una copia gratuita autografata del primo romanzo che pubblicherò. Non è una minaccia.

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  3. Ciao tinucci, bello il tuo corto!
    Un saluto da gloria

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  4. Grazie Gloria! Un complimento ad un corto fatto da te che sei una specialista ne vale almeno 10 :-))

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