giovedì 21 ottobre 2010

Crepuscolo improvviso in piazza Duomo

Crepuscolo improvviso in piazza Duomo.
Luce violenta, estranea, bella. Gente
insolitamente oscura fluttua
nel vento arrivato da lontano.
Controluce si gonfiano le vele
dei cappotti aperti, nere.
Incantati per caso in un silenzio irreale,
eco di molti passi,
parole sussurrate, sorrisi.
18.14, luci. Questo cielo è altrove;
nessuno di noi è qui.
(da Guida a Milano invisibile, Nulla Die ed., 2011)

Ritorni

La gente non sa, ma lui era partito e tornato e partito di nuovo.
La prima volta il mare respirava e nella sua casa restava una donna giovane, dai seni bianchi, a dormire in penombra. Tirava vento e portava lontano. Tanta gente al mondo, ognuno coi suoi segni sulla faccia, e le bestemmie alla fortuna. Racconti ubriachi, tesori sempre perduti, e sempre da un’altra parte. Troppe donne e troppo diverse per ricordarsele, ma c’era tempo e allegria, il vento soffiava e portava lontano.
Ogni notte, lui che non sapeva scrivere, rimasticava in solitudine poche cose da dire a quella che, sotto un’altra luna, stava dormendo nella sua casa. Non le parlava degli amori, delle sbronze, dei tesori perduti, e neppure del vento sul mare. Le ripeteva da lontano parole sempre uguali(io sto bene, il viaggio è tranquillo, il prossimo porto sarà) e dure, su cui si addormentava meno solo.
Tornò che era l’alba. La terra, come ogni volta, ondeggiava sotto i suoi passi e faceva freddo. La casa non era lontana. Bello guardarla avvicinarsi senza correre.
Poi apriva la porta e annusava l’odore tiepido che nessun altro posto al mondo aveva uguale, piacevole solo dopo un desiderio così lungo.
Lei era addormentata, pallida nel lento grigiore dell’alba, come ogni volta.
Una testa bruna le riposava vicino, giovane, dolce e immobile. C’era la stessa innocenza su due volti distinti, identici. Un sortilegio, un sogno. Più da vicino vide che respiravano insieme, addormentati sulla stessa stanchezza, nello stesso vento.
Si girò allo specchio opaco del cassettone e intravide un’ombra scura e rigida. Capì che era finito, per lui, il tempo dei ritorni.
Riprese il mare che non aveva più nessuna importanza. Della gente riconosceva le rughe, i dolori e le bugie.
Chi vede lei ridere sa che non poteva aspettare, così giovane, un uomo che da anni non torna, e avrà un’altra donna o sarà morto annegato, chissà dove.

Tornate parole

Tornate parole, legami del mondo,
sfrontata ubriachezza dei giorni felici,
parole cantate senza futuro,
gettate al vento senza nostalgia.

Io sarò là dove si fa l’amore
con più disperazione perché piove,
dentro stanze malsane dove il brutto
perché brutto commuove ed avvicina.

Quando una mano calda una tendina
solleva con pudore, lentamente,
quella, miracolosa e sporca, gonfia
di molti indecifrabili minuti,
solo per noi graziosamente scioglie
di polvere, avventura, pioggia, muffa,
d’amore, muschio, infanzia e lontananza,
di terrestri profumi e misteriosi
una selva invisibile. Noi allora
insieme parleremo
di terrori esprimibili soltanto
nei porti tranquilli d’occhi altrui.

E vedrò finalmente angoli bui,
nidi dal Dio dei molti abbandonati,
illuminati da candele schive,
caldi di vino e folti di parole,
dove si siede una mente sviata,
guidata dal caso, generosa
ad abbracciare compagni suoi non scelti
e non cercati.

Io ci sarò nei vicoli notturni
tra molesti deliri recidivi,
in mezzo all’invendibile eloquenza
dei vagabondi, dei capelli sporchi.

Per noi ancora vive fioriranno
le riletture gialle di ogni inverno,
magico cerchio chiuso di parole
estraneo al tempo che sonnecchia e rumina,
in fumose, cicliche spirali, vita non sua.

Empietà senza colpe, gioia a dire,
copula universale misteriosa:
torneranno incantati tutti quelli
che hanno rinnegato per fuggire.

Vivremo, pure, e andremo godendo
fino al centro del mondo, alle sue spalle,
nascosti a chi non vede e per chi sente
le nostre parole gridando.
(da Guida a Milano invisibile, Nulla Die ed., 2011)