Da oggi è disponibile su Nero Cafè in duplice formato ebook (epub e pdf) la raccolta della selezione letteraria Nero DOC. Contiene i racconti:
La barca di carta sul mare di Gaza di Mariagrazia Nemour
Piccolo mondo antico di Bruno Elpis
Il ragno e la mosca (Baby) di Luigi Pagano
Ratti carnivori di Matteo Gambaro
Tris di sei di Maria Grazia Domini
Una vertigine di Maria Rizzi
Non preoccuparti di Marco Scaldini
Un colpo perfetto di Giulio Roffi
Il turno di notte (non si diventa immuni allo sporco) di Riccardo Montesi
Meccanico di fiducia di Giuseppe Agnoletti
China limited editions di Cristian Leonardi
Mi amor di Tanja Sartori
Assolo con treccia di Marinella Lombardi
e il mio Svelarsi.
Dentro il cerchio
Racconti, poesie, cronache
mercoledì 16 maggio 2012
martedì 17 aprile 2012
365 racconti sulla fine del mondo
Il prossimo 20 aprile uscirà la nuova raccolta di racconti brevi della Delos Book: 365 racconti sulla fine del mondo. Sono racconti diversissimi l'uno dall'altro, per genere e per stile, uno per ogni giorno di questo bene(male)detto 2012. Ce n'è anche uno mio, il 19 giugno: "Dalle profondità insondabili", talmente breve e talmente serio che sospetto sia stato selezionato per errore :-))
Da comprare, leggere e tenere sul comodino, anche per scaramanzia, fino al prossimo 31 dicembre.
Da comprare, leggere e tenere sul comodino, anche per scaramanzia, fino al prossimo 31 dicembre.
lunedì 9 aprile 2012
Racconti per la radio
Da lunedì 2 aprile, tutti i giorni dal lunedì al venerdì alle 14.00, sulle frequenze di Radio Insieme (FM 94,9 o 102,0) e in streaming su www.radioinsieme.it, vanno in onda le registrazioni dei 60 racconti selezionati attraverso il concorso "Racconti per la radio".
I brani sono letti dagli allievi dei laboratori teatrali "Parole e musica" e "L'arte della commedia", curati dalla compagnia Ottone Teatro, e da attori e speaker professionisti.
Il mio racconto "Perchè no?" verrà trasmesso giovedì prossimo, 12 aprile.
martedì 3 aprile 2012
Kona (Polvere)
Sabato scorso (31 marzo) nella biblioteca del Monastero di San Giovanni a Parma è stata presentata l'antologia KONA, in giapponese "polvere", che raccoglie le poesie selezionate per la quinta edizione del concorso di poesia a cura dell'associazione Tapirulan. Come di consueto le poesie sono illustrate da splendide fotografie in bianco e nero.La prefazione è del prof. Paolo Briganti.
Contiene anche due poesie mie, arrivate in finale. La trovate qui.
Contiene anche due poesie mie, arrivate in finale. La trovate qui.
giovedì 8 marzo 2012
Io no
Gli altri esseri della mia specie, quando sono stanchi e sull’autobus si libera un solo posto in mezzo a due persone, si precipitano a sedersi. Io no.
Ho 18 anni, sono una ragazza normale, intelligente e sono obesa.
Gli altri pensano che gli obesi siano allegri e abbiano un buon carattere. Io sono introversa, orgogliosa e abbastanza insopportabile, quando mi ci metto.
Ho avuto tre storie d’amore, o giù di lì. Il primo si chiamava Giacomo e non ha mai voluto nemmeno baciarmi. Mai uscire insieme. Si vergognava troppo a farsi vedere con me, la cicciona. Però si faceva fare i compiti di matematica, che lui non capiva neppure di striscio. Io lo aiutavo, ascoltavo le sue confidenze, facevo l’amica. E accettavo di essere messa da parte tutte le volte che compariva la strafiga di turno, che se lo portava via per un po’. Fino al successivo compito di matematica. E fino a che non mi sono stufata, e sono riuscita a mandarlo a quel paese. Mi sono detta: “Uno così, mai più.”
Infatti il secondo si chiamava Luca e la matematica la capiva benissimo. Però dovevo aiutarlo a fare i compiti di Italiano: scriveva da cani e non ci si capiva mai niente, nei suoi temi, finché non ci mettevo mano io. Per il resto, stessa storia.
Adesso sono di nuovo innamorata, lui si chiama Francesco, è uno della mia scuola. E’ bellissimo, ha i capelli neri e un po’ ricci, gli occhi scuri, la bocca da baciare. Ci conosciamo già, ci siamo già parlati: lui mi saluta gentilmente quando ci incrociamo in corridoio o nell’atrio. Ma questa volta non deve andare come al solito. Io sono sempre grassa uguale, però mi è venuta un’idea che farà la differenza.
L’ho fatto. Ho chiesto la sua amicizia su FB, con un nuovo profilo e una falsa foto. Abbiamo cominciato a chattare e a scambiarci messaggi. L’ho colpito, moltissimo. Vorrebbe vedermi. Gli ho fatto credere che forse sì, prima o poi potremo incontrarci. Sono riuscita a farmi dire quello che gli piace in una donna, cosa vuole fare da grande, come passa il tempo ora, che tipo di amici ha, che musica ascolta. Così recito la parte giusta, dico sempre quello che lui vorrebbe io dicessi e faccio sempre proprio le cose che lui spera io faccia. Intanto continuo a incrociarlo in corridoio a scuola, a dirgli a stento ciao e a sentirmi morire.
Lui non mi vedrà, mai. Conoscerà solo la mia anima. Si innamorerà di questa straordinaria ragazza misteriosa. Si tormenterà per conoscerla. Ma io lo farò impazzire d’amore e poi lo pianterò in asso: mi sposerò con uno pseudo-fidanzato, andrò a fare l’artista a New York, o chissà. Non potrà mai, mai dimenticarmi. Penserà a me con qualsiasi ragazza lui si metta. Mi amerà, per sempre.
Questa cosa continua da mesi, ormai, e io non ne posso più. Mi scrive cose dolcissime, poi lo incontro e gli dico ciao, e lui dice ciao senza neppure vedermi davvero, con gli occhi vuoti. E io vado a casa e mangio. Mangio tantissimo. Quando rientro i miei non ci sono, sono al lavoro fino a sera. Io, senza neppure togliermi lo zaino, vado diretta in cucina, apro prima il frigorifero, poi il cassettone delle provviste, poi anche il pensile della colazione: tiro fuori quello che c’è, senza scegliere, e mangio tutto. Non mi accorgo nemmeno bene di quello che mando giù: comincio magari dal gelato, poi il formaggio, il salame col pane, ancora gelato, la torta, qualche merendina, gli avanzi di risotto e così vado avanti finché c’è ancora qualcosa da ingurgitare, finché non è finito tutto. Alla fine lo stomaco è così pieno che mi fa male, però io sono stordita a puntino e non sento più la disperazione, l’impotenza e la rabbia, se non come si sente ancora qualche tuono in lontananza dopo che il temporale è passato.
La sera poi sono ancora disgustata da me e dal cibo, e a tavola per cena neppure mi siedo. Mia mamma vede il frigorifero vuoto, vede la mia faccia, e non sa cosa dire; infatti non dice niente, non mi guarda nemmeno, per l’imbarazzo. Io mi sento in colpa, mi faccio schifo, ma il giorno dopo ricomincio e faccio lo stesso.
Ovviamente è questo il vero motivo per cui, tra una dieta e l’altra, continuo ad essere grassa. Ma nessuno lo sa e immagino nessuno lo capisca. Non mangio per fame, e la volontà non c’entra. Tra un mese tornerò dal dottore, mi peserà, vedrà che sono ancora ingrassata e mi chiederà, come al solito: “Ma cosa hai mangiato?” Io, come al solito, dirò: “Niente, dottore, qualche gelato di troppo quando esco con gli amici.”
Malgrado tutti gli sforzi e i buoni propositi, non sono riuscita ad andare fino in fondo. Mi sono detta: cosa me ne faccio di un ragazzo che forse mi ama, ma che non sa neppure chi sono? E così ho stupidamente deciso che potevo rischiare e rivelarmi.
Mi sono parata a festa, cercando di non dare troppo peso alla fastidiosa ma irrecuperabile realtà della mia mole: taglio figo dal parrucchiere, sandali ingioiellati, smalto rosso scuro, trucco come si deve. Vestito come al solito un po’ troppo stile cinquantenne, ma comunque il meglio che sono riuscita a trovare in giro della mia taglia. Mi sono guardata allo specchio, cercando di convincermi che quello che vedevo era, in fondo, passabile; ho fatto un respiro profondo e sono uscita, incontro al mio crudele e meritato destino.
Non sto qui a dilungarmi, tanto lo sapete anche voi come andrà a finire questa storia. Lui ci ha messo un bel po’ anche solo a capire di che cosa stavo parlando: evidentemente le sue eteree fantasie sulla ragazza che gli piaceva tanto non riuscivano proprio a conciliarsi con la presenza ingombrante di quella specie di balena col vestito nuovo di fronte a lui, che gli ripeteva parole prive di senso compiuto: “Quella di FB in realtà sono io”. Poi, finalmente o purtroppo, ha capito e ha manifestato il suo dolore. E’ stato tremendo per me vedere la sua delusione, la sua rabbia, le sue lacrime; lì, davanti a me, si è messo a piangere il suo amore perduto. Io lo guardavo e l’unica cosa che riuscivo a pensare era: “Dopo passo dal supermercato a comprarmi la cioccolata”, mentre lui a poco a poco smetteva di piangere e mi guardava un po’ triste e un po’ colpevole, come se improvvisamente si fosse reso conto che anche per me quella faccenda non doveva essere una passeggiata.
“Scusa” ha mormorato allora scuotendo la testa “io non posso… Scusami.” E questo è tutto quello che è riuscito a dirmi. Comunque è andata meglio delle altre volte, a ben vedere.
Adesso sono qui, a casa, seduta davanti a un barattolo grande di cioccolata, che ho appena svuotato, e persa in mezzo a un mare di briciole. Però sono lucida: forse perché la botta è stata troppo forte.
Metto via il barattolo, spazzo via le briciole: mi serve un po’ di pulizia, adesso. Devo fare qualcosa. Voglio guarire: non so da che cosa, non so che razza di malattia ho di preciso, ma voglio guarire. Forse ci vorrà un altro medico, forse un chirurgo, forse uno psichiatra. Forse ci vorranno i miei genitori, i miei amici veri, il mio gatto, il mio blog. Forse io, ci vorrò: questa volta voglio stare tutta dalla mia parte, senza farmi più la guerra, non me lo merito. Adesso davvero non so cosa posso fare, ma ho diciotto anni soli, prima o poi lo capirò.
Sono una tosta, io, e non morirò, neppure questa volta, se mi impegno.
mercoledì 18 gennaio 2012
Adele
Adele si è presentata a casa mia il 2 novembre 2010, verso le dieci di sera. Si è seduta alla tastiera e in un paio d'ore ha scritto la sua storia, questa:
"Adele Mastropiero si era sposata nel 1955, a 24 anni, con un vestito bianco perla e il velo lungo che dall’altare arrivava fino alla quarta fila di banchi, tutti pieni di parenti lacrimosi. Il paese quasi intero era stato invitato alla cerimonia e al banchetto, perché i Mastropiero erano una famiglia onorata e, a detta di tutti, Adele era una ragazza che, malgrado la bellezza non le difettasse, non aveva mai dato a nessuno occasione di chiacchierare. Per Adele non era stato proprio un matrimonio d’amore, ma Franco D’Alessio, il marito, era un uomo con la testa sulle spalle, un mestiere sicuro e qualche soldo in banca. A quei tempi le donne non avevano tanti grilli per il capo, e Adele dalla vita voleva un tetto sulla testa, un po’ di rispetto in paese e qualche figlio [...]"
"Adele Mastropiero si era sposata nel 1955, a 24 anni, con un vestito bianco perla e il velo lungo che dall’altare arrivava fino alla quarta fila di banchi, tutti pieni di parenti lacrimosi. Il paese quasi intero era stato invitato alla cerimonia e al banchetto, perché i Mastropiero erano una famiglia onorata e, a detta di tutti, Adele era una ragazza che, malgrado la bellezza non le difettasse, non aveva mai dato a nessuno occasione di chiacchierare. Per Adele non era stato proprio un matrimonio d’amore, ma Franco D’Alessio, il marito, era un uomo con la testa sulle spalle, un mestiere sicuro e qualche soldo in banca. A quei tempi le donne non avevano tanti grilli per il capo, e Adele dalla vita voleva un tetto sulla testa, un po’ di rispetto in paese e qualche figlio [...]"
mercoledì 4 gennaio 2012
"Una giornata storta" su Il Carabiniere
E' uscito sul numero di dicembre 2011 della rivista Il Carabiniere il mio racconto "Una giornata storta", selezionato per la pubblicazione dalla giuria di Carabinieri in Giallo 2010. Il racconto è presente anche sul volume dei Gialli Mondadori (in edicola lo scorso luglio) dedicato al concorso.
Potete leggerlo qui.
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