domenica 25 marzo 2018

Recensioni in 10 righe: "Il mio paradiso è deserto" di Teresa Ciabatti


Una famiglia ricca, ricchissima e potente: il capofamiglia Attilio Bonifazi è l'Ottavo re di Roma, il re della monnezza. La figlia Marta cresce e, suo malgrado, deve smettere di essere l'amore di papà, per vederne gli intrallazzi e il vero volto, e poi cercare di dimenticarli chiudendosi in una prigione dorata, fatta di solitudine e di grasso che distrugge e protegge, che rinnega un corpo e un'identità con cui non si può fare pace. Intorno a Bonifazi e a Marta un mare di bugie e di silenzio, in famiglia e fuori. Finché parte dell'ingranaggio perfetto imprevedibilmente si inceppa, e tutta la rabbia e il dolore da sempre nascosti diventano un ordigno che deve esplodere. 
Un romanzo che ci racconta, con apprezzabile cattiveria e qualche ovvietà, il marcio di una famiglia e di una parte della società italiana, ma non regge a uno stile più minimale che "minimalista", a volte francamente sciatto. 

Voto ** e 1/2

giovedì 22 marzo 2018

Recensione in 10 righe: "La custode di mia sorella" di Jodi Picoult


Kate ha sedici anni ed è malata di leucemia. Anna è la sorella messa al mondo dai genitori per aiutarla a sopravvivere, qualsiasi cosa questo comporti: donazioni di sangue, dolorosi prelievi di midollo, impossibilità di allontanarsi e di avere una vita propria, indipendente dalle imprevedibili crisi che una malattia così feroce comporta, ma soprattutto l'incubo di non contare nulla, di essere, per tutti, solo l'ombra della sorella. Eppure Anna ama Kate, e non potrebbe vivere senza di lei. Eppure Anna ama i suoi genitori, e questi amano lei, sebbene la lotta per difendere Kate dalla malattia e dalla morte sembri occupare tutti i loro pensieri e tutte le loro energie. Eppure Anna, quando deve donare un rene a Kate, che altrimenti non potrebbe sopravvivere più a lungo, dice di no e chiede aiuto al giudice perché finalmente la sua volontà di tredicenne sia rispettata. Ma la scelta non è facile per nessuno, quando non si sa cosa è giusto e cosa è sbagliato, quando si devono pesare la vita e la morte, e i bisogni di figli diversi. Un ottimo romanzo che ci consegna ai dilemmi etici di una tragedia greca, con intelligenza e senza cedimenti (né al buonismo né al cinismo).

Voto **** e 1/2

domenica 18 febbraio 2018

Recensioni in 10 righe: "E se ti amo a te cosa importa?" di Michela Poser


Un romanzo di formazione che racconta infanzia e giovinezza di Sveva, tra amicizie che sfumano nel tempo, affetti e non affetti familiari, amori e disamori per donne che passano a volte veloci come un lampo, ma che comunque lasciano qualcosa. Alla ricerca del senso di sentimenti che scorrono, fuggono o ti rincorrono con apparente incoerenza, Sveva cresce e forse (forse) da qualche parte arriva. Ma è giovane ancora, perciò non aspettatevi scelte definitive. 
Un romanzo che ha la freschezza di un esordio non costruito a tavolino, ben scritto, con atmosfere e personaggi disegnati da chi ha, è evidente, uno sguardo da scrittrice. Qualche refuso lo abbiamo trovato, qualche fragilità pure (in una storia forse un po' troppo evanescente per i gusti del lettore medio); però è un ottimo libro d'esordio, con alcune pagine davvero belle. Consigliato.

Voto *** e 1/2

lunedì 22 gennaio 2018

Recensioni in 10 righe: "Ritrovarti" di Véronique Olmi


Non ricordo bene il motivo per cui, qualche anno fa, ho comprato questo romanzo: probabilmente un attacco di romanticismo post-mortem o qualche curiosità che ho rimosso. A leggere la quarta di copertina poteva trattarsi di un romanzo rosa, ma in effetti non lo è. Per fortuna c'è qualcosa di più della classica storia di genere per femminucce. Comincia così: c'è una tipa, apparentemente padrona della propria vita, che il giorno del suo 25mo anniversario di matrimonio (e intorno ai cinquant'anni) legge per caso un annuncio messo su un quotidiano dal suo primo amore adolescenziale. Contro ogni logica, lascia tutto e tutti e parte per raggiungerlo, senza avere la minima idea di cosa lui voglia da lei e di cosa troverà. La parte interessante non è tanto quello che succede dopo, ma il fatto che una signora per bene e felice scopra un giorno per caso di non essere felice per niente. Perché la felicità non esiste se non nelle speranze un po' fumose della prima giovinezza, quando la prima giovinezza è ormai un ricordo. Perché alla fine in una vita ci sono solo due o tre momenti che valevano la pena e tutto il resto è noia. Va beh, niente che non abbiano già detto Leopardi e Califano, però la lettura è apprezzabile.

Voto ***

giovedì 18 gennaio 2018

Recensioni in 10 righe: "Non sono un mostro" di Carme Chaparro


Thriller che, pur reggendosi purtroppo su tutti i luoghi ormai comuni e imprescindibili del genere (investigatrice femmina e traumatizzata, ma forte come un vero uomo, pedofili e bambini scomparsi), riesce a tenerti ben incollato alla pagina. Non per la lingua, che, almeno se devo giudicare dalla traduzione, non è niente di che; piuttosto perché l'autrice ha un ottimo senso del ritmo e sa interrompere e variare la narrazione nel momento esatto in cui tu, ingenuo, spasimi per sapere cosa diavolo sta succedendo. Mai una battuta di troppo. Il finale è inatteso ma non del tutto, così da compiacere il lettore che, insomma, qualcosa aveva intuito, pur non avendo capito nulla. 
Se cercate una lettura di evasione che riesca a intrigarvi il giusto, questo romanzo è ottimo. Se cercate altro, beh, cercate altrove.

Voto ***

venerdì 12 gennaio 2018

Recensioni in 10 righe: "C'è chi dice di volerti bene" di Sara Gazzini


Questo romanzo ha una bellissima copertina, proprio bella. Sai di quelle che attirano lo sguardo e ti fanno prendere in mano il libro (virtualmente però, dato che io di solito i libri li acquisto on line). La quarta di copertina fa intravedere un vecchissimo tema (donne che amano troppo, o meglio donne che amano gli uomini sbagliati) trattato in modo "contemporaneo": una "love coach laureata al liceo classico" insegna a un tot di signore o signorine a non essere troppo stupide, sebbene innamorate. Ci si aspetta un approccio ironico o francamente comico, per giustificare la ripresa di un classicone di tal fatta. Oppure un punto di vista molto serio, competente e rabbioso quanto basta. Purtroppo invece ci ritroviamo in mezzo a un gruppo di patatone di varie età ed esperienze, che però sembrano tutte uguali (tolta la stazza e l'abbigliamento, unici particolari su cui l'autrice si sofferma), e che raccontano in modo convenzionale e comunque poco verosimile di amori e amorazzi che le fanno tanto soffrire; la coach è la più patatona di tutte, non ha la minima idea di come aiutare le sue ingenue pazienti e si limita a emettere frasi fatte a comando, essendo chiaramente messa peggio di quelle che dovrebbe curare. Non ce l'ho fatta a leggere fino alla fine, ma sono sicura che tutto si concluderà a tarallucci e vino, perché è evidente che l'autrice non sa dove vuole andare a parare. 
Se ne poteva fare a meno.

Voto *

mercoledì 10 gennaio 2018

Recensioni in 10 righe: "Breve storia dell'amore eterno" di Szilàrd Rubin


Romanzo ungherese pubblicato nel 1963 (in pieno regime comunista). La trama è esile: tutto il racconto si sviluppa, in modo non lineare, attorno alla passione ossessiva e ossessionante di Attila, intellettuale povero, sensibile e inconcludente, per Orsolya, rampolla di una famiglia aristocratica, anticonformista e libera. Un amore malato come è malato Attila, che passa dall'idealizzazione più sublime all'umiliazione più codarda, che vuole durare in eterno ma non accetta le catene del quotidiano e delle convenzioni sociali. In verità la storia d'amore è solo uno dei pilastri su cui si regge il romanzo, e non quello portante. Chiudendo il libro, alla fine, restano soprattutto bellissime divagazioni, descrizioni ed evocazioni, paesaggi, momenti, atmosfere e impressioni che sono il motivo per cui mi sento di consigliarne la lettura. Da consumare lentamente (è un testo d'altri tempi) e da assaporare un po' per volta.

Voto *** e 1/2